RASSEGNA STAMPA

19 LUGLIO 1999
ROBERTO BARZANTI
BIOTECNOLOGIE, GLI OBBLIGHI ITALIANI
Le biotecnologie non sono un'opinione, ma uno dei settori strategici della ricerca scientifica e delle sue possibili applicazioni. E non giova a nessuno sollevare polveroni. Continuare a evocare il fantasma di frankenstein o collegare questo articolatissimo settore di indagine alle aberranti mostruosità delle mucche pazze o dei polli alla diossina serve soltanto a confondere le idee, a occultare i problemi reali. Quale che sia il giudizio che si dà sugli svolgimenti, sulle potenzialità e sui rischi che dalle invenzioni biotecnologiche derivano, dovrebbe essere chiaro a tutti che definire un corpus di regole e orientamenti comuni su scala europea è essenziale e urgente. L'Europa subisce già ì danni di un pesantissimo ritardo. Si tratta non di scrivere su pietra una sorta di rescritto decalogo che imbrigli la ricerca, ma di fissare puntuali limiti anche di ordine etico per precisare le procedure e le condizioni richieste per sottoporre a brevetto un'invenzione. Su questo bisogna essere netti, anche a costo di fare un discorso che può apparire troppo giuridico o tatticamente riduttivo. Nè la direttiva europea 98/44, né il disegno di legge varato in Italia dal Consiglio dei ministri, che recepisce e arricchisce - com'è giusto che avvenga - con prudenti e misurati passaggi quel testo, messo a punto dopo dieci anni di difficoltosi e aspri confronti, avevano il compito di dire sì o no alle biotecnologie, ma di enucleare norme in grado di fissare alcuni basilari criteri condivisi anche su scala europea, in modo da superare l'attuale caos e da evitare che in ogni Stato si seguano, per la necessaria e temporanea brevettazione, strade diverse.
Se l'Italia non si dotasse dì una legge del tipo di quella elaborata, sottoposta ora all'ìter parlamentare e ad ulteriori integrazioni o modificazioni, non si avrebbero più adeguate garanzie, ma una maggior confusione. E si sceglierebbe l'insostenibile debolezza di un isolamento provinciale illusorio. Lo stesso ricorso - si badi bene - promosso dall'Olanda presso la Corte dì giustizia di Lussemburgo avverso la direttiva riguarda punti di legittimità giuridica, non interviene più di tanto nel merito.
Proprio per evitare gli abusi e per contrastare la disinvoltura della cinica ricerca all'americana, sì è pensato ad una sorta di via europea, consapevole di principi irrinunciabili, di limiti invalicabili , di un irriducibile pluralismo di sensibilità. Ovviamente non è detto che ci si sia riusciti in pieno. Nessuno del resto può pretendere di avere una legge a misura delle sue idee. Si deve finalmente imboccare una strada tutta laica - ed in questo veramente europea - nella quale le etiche - al plurale -, il diritto alla salute e alla salvaguardia dell'ecosistema, la libertà della ricerca e gli interessi dello sviluppo dialoghino in una visione matura, capace di presentare soluzioni accettabili in un contesto sempre più globale e aperto.
Per quanto riguarda i temi che investono l'investigazione biomedica e l'approntamento di nuovi farmaci nella proposta elaborata dal governo sono pronunciati con nettezza alcuni divieti di enorme portata, e vanno registrati con soddisfazione generale: dico il no alla clorazione, il no all'uso a fini commerciali e industriali di embrioni, il no ad ogni tecnica che modifichi l'identità genetica germinale dì un individuo, il no - ovviamente - alla brevettabilità di elementi del corpo umano. Su queste acquisizioni quando si accese un confronto molto duro in sede di Parlamento europeo, si ebbe un consenso vasto, anche da parte di quanti si facevano rigorosi interpreti di ottiche ambientalistiche Sarebbe paradossale che oggi si tornasse indietro. Non si può dimenticare che si potranno debellare alcuni disperanti flagelli del nostro tempo, a partire dal cancro e dall'Aids, solamente attraverso le biotecnologie. E' vero che per quanto riguarda le specie animali e gli organismi vegetali, l'agricoltura in genere, vicende drammatiche e inquietanti hanno riproposto interrogativi di fondo. Ma la. politica responsabile ha il compito di sceverare il ragionamento serio dalla cattiva propaganda.
Ebbene: severe procedure di brevettazione permetteranno di verificare alla luce del sole l'oggetto di una ricerca e la validità dei risultati, Si potranno impedire pericoli taciuti, manovre occulte, progetti alimentati dalla spregiudicata voglia di profitto. Il disegno di legge sulla brevettabilità è, dunque, un capitolo di una politica per le biotecnologie, e come tale va discusso: per quello che è.
Bevi altro occorre per contrastare la riduzione delle biodiversità, il neocolonialismo mascherato, l'inganno dei consumatori. Se vincesse la propensione molto italica alle rancorose invettive o alle condanne ideologiche si perderebbe un'occasione decisiva: spero che anche Dario Fo ne convenga e che i Verdi depongano i toni minacciosi con cui hanno accolto un atto che era semplicemente doveroso, Possibile che invece di accettare di discutere un testo complesso con spirito dì tolleranza e disponibile ascolto, sì agiti il ricatto dell'abbandono della maggioranza di governo?
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