|
La tecnologia cerca un'etica, parola di Feynman |
|
Richard P. Feynman, "Il senso delle cose", Adelphi, pagine 126, lire 25000 |
"Purtroppo credo che l'ingegneria e lo sviluppo tecnologico non siano incompatibili con la soppressione di nuove idee: [...] l'applicazione della scienza può andare avanti anche senza libertà". Queste parole di Richard P. Feynman, uno dei più grandi fisici del nostro secolo, premio Nobel nel 1965 e autore di saggi di grande diffusione e leggibilità, riassumono alcune delle idee che sono al centro de Il senso delle cose
(Adelphi, pagine 126, lire 25000), un pamphlet spregiudicato e non convenzionale,tutt'altro che politically correct, su scienza, tecnologie, cultura ed etica. Feynman è noto tra gli scienziati e tra i lettori dei suoi saggi precedenti per l'originalità e la spregiudicatezza delle sue posizioni: ha sempre sottolineato una concezione non scientista della cultura e della stessa scienza, ha sempre indicato il valore del dubbio e dell'incertezza e, in questo suo ultimo saggio, prende in esame il tema dei valori con particolare riferimento all'etica. Pur non essendo credente, lo scienziato statunitense si confronta con alcune posizioni della fede in quanto ritiene che su numerosi problemi morali vi possano essere concezioni divergenti, ma anche che ci si possa ritrovare uniti nel valutarne le conseguenze, nel pianificare azioni comuni. Infatti, tra spirito scientifico ed etica cristiana vi possono essere punti di contatto anche per chi non crede in Dio o nel Dio della religione. La scienza, sottolinea Feynman, non è in grado di affrontare da sola il problema dei valori morali e dei giudizi etici proprio in quanto essa non è una religione: si limita a fornire un metodo, un corpo di conoscenze soggette a riformulazioni, ed ha il potere che le deriva dalla sua capacità di modificare la realtà e di indicare nuovi punti di vista rispetto alla tradizione. Ma attenti all'uso che la scienza fa del suo stesso potere in quanto essa è frutto della libertà di pensiero e questa non ammette coartazioni, nemmeno quelle che ci possono apparire come "le più giuste" nel nome di una razionalità scientifica. Il senso delle
cose non è fatto per piacere, ma per riflettere e in tal senso ci riesce molto bene
|
vedi anche |
|