Un papiro svela la geografia di Artemidoro. Fra arte e filosofia| Un documento con la più antica mappa giunta sino a noi, quella della Spagna. E le riflessioni dello scienziato di Efeso, del I secolo avanti Cristo |
| "L'intero paese che va dai Pirenei fino ai dintorni di Gades e all'interno viene chiamato sia con il nome di Iberia sia con quello di Spagna. I Romani l'hanno diviso in due province. Alla prima appartiene la regione che si estende nella sua totalità dalla catena pirenaica fino a Nuova Cartagine e a Castolo e alle sorgenti del Betis, alla seconda appartengono invece i territori fino a Gades e l'intera regione della Lusitania".
L'antica descrizione evoca anche in noi luoghi noti: Gades altro non è che Cadice, Castalo richiama la Castiglia; e chi sentendo la parola "Lusitania" non ha mai fantasticato della terra d'Occidente a un tempo protesa verso l'Oceano e porto delle Gallie, da cui deriverebbe, secondo una discussa etimologia, il nome "Portogallo"? Per non dire del Betis (Guadalquivir), fiume di Siviglia, che rimanda all'immagine di avvenenti señoritas e di artisti della pedata, ossia i giocatori della squadra eponima?
Si tratta di un frammento di Artemidoro di Efeso - l'autore di una monumentale Geografia in undici libri
vissuto tra la fine del secondo secolo avanti Cristo e l'inizio del primo - che ci è pervenuto grazie al
"solito" lessicografo bizantino, nella fattispecie Stefano di Bisanzio (sesto secolo dopo Cristo). Ma il
caso vuole che questo stesso passo sia stato ritrovato in un papiro (attualmente in mano a privati) di
cui dobbiamo una puntuale analisi e un'esauriente ricostruzione allo sforzo congiunto di Bärbel
Kramer (Università di Treviri) e di Claudio Gallazzi (Università degli Studi di Milano). Il prezioso
reperto ha un senso che va oltre l'interesse degli specialisti: non solo restituisce parti di un testo che
per secoli ha rappresentato una delle fonti più citate e saccheggiate dagli eruditi successivi e
contribuisce a gettare luce sulla struttura della grande opera di Artemidoro, ma suggerisce come la
descrizione della penisola iberica fosse l'esempio di una scienza "di dignità pari alla filosofia". Il
papiro reca, infatti, l'abbozzo di un breve, ma significativo discorso sul metodo in cui il geografo
antico tesse l'elogio della propria "silenziosa" disciplina che si esprime unicamente attraverso i suoi
risultati.
E che non ci sia geografia senza cartografia lo mostra il fatto stesso che il papiro reca una
raffigurazione topografica dell'Iberia: il primo esemplare di carta geografica che ci proviene
direttamente dagli antichi. Una mano ignota, ma esperta, è stata capace di unire la sensibilità dello
scienziato e il gusto dell'artista. Testo e illustrazione mostrano bene come la geografia, non
diversamente da altre grandi scienze (geometria, astronomia, fisica, eccetera), raggiunga il suo grado
più alto solo quando sa abbinare alle combinazioni di "venti o più caratteruzzi sopra un foglio" la
"mirabile arte del disegno" (per usare locuzioni care a Galileo Galilei).
Aveva ragione l'Alice di Lewis Carroll (al secolo Charles Lutwidge Dodgson, logico e matematico
britannico vissuto fra il 1832 e il 1898) che abbandonava annoiata tutti i libri che non avessero figure: se le immagini dei libri di storia o dei romanzi d'avventura illustrano eventi, le rappresentazioni della
geografia costituiscono un modo essenziale di spazializzare i concetti.
Rinvenuto nel Medio Egitto e con tutta probabilità originario di Alessandria, portatore di tracce dello
splendore dei Tolomei e riutilizzato in seguito nello stesso atelier, il papiro è ricco infine di schizzi e
disegni di autori diversi e in periodi diversi che offrono un campionario delle "meraviglie" del mondo:
alte giraffe e pesci sega (con i denti sulla coda), coccodrilli maculati e linci veloci messaggere e altri
animali ancora, rappresentati in modo talvolta fantasioso, ma spesso pregnante per non dire del volto
di un poeta tragico (Euripide) e dell'olimpico profilo di Zeus, signore degli dei e degli uomini.
Non manca nemmeno una sorta di schizzo del filosofo: barba e capelli definiscono il contorno di un
volto che non c'è. Puro caso, probabilmente: simbolo non intenzionale del carattere fin troppo
astratto ed elusivo di quella filosofia che Artemidoro considerava alleata dell'amata geografia. |