Etica, stato, sessi e tecnologieMa dove sono i veri liberali? Un convegno milanese sui valori laici |
| Le parole sono organismi viventi. Soprattutto quando vengono pronunciate per indicare, abbracciare dei concetti. Parole-organismi ora giovani scattanti, ora ammaccati e rinsecchiti, ora ambiguamente incerti rispetto alle identità di partenza. Per esempio: che significa oggi essere laico o essere liberale (in rapporto al diritto, ma anche allo stato, alle culture, alle religioni, alle scoperte tecnico scientifiche, all'autonomia del singolo)?
In un convegno milanese su "Etica laica e valori", convegno voluto insieme dalla Consulta di Bioetica e Politeia, Centro per la ricerca e la formazione in politica e etica, affiancato dal neonato Dipartimento per lo Studio dei sistemi giuridici e economici dell'università degli studi di Milano Bicocca, Carlo Augusto Viano ha seguito appunto la storia del concetto di laicità e i suoi mutamenti rispetto alle circostanze storiche.
Il convegno intendeva discutere, in modo esclusivo, interno, del punto di vista laico. Ma appena dietro lo spartito, corrono le dissonanze. A rendere meno olimpico, meno pacato e armonioso il paesaggio. Sui temi dell'esistenza - vita, morte - sulla libertà, sull'autonomia dell'individuo. Mentre alcuni laici, nello scontro sulla fecondazione assistita, oppure sull'uso delle biotecnologie, confliggono con la Chiesa ma, sopratutto, con le posizioni del1'"Avvenire", lo storico Ernesto Galli della Loggia, editorialista del "Corriere della Sera", centravanti nella squadra di via Solferino tesa a sostenere i colori liberali del giornale, si colloca, quanto al nodo famiglia e nascita, a una esplicita distanza dai laici raggruppati intorno alla rivista "Politeia".
Nel frattempo, a qualche mese dal Duemila, si scopre che lo statuto ontologico dell'embrione, ovvero il riconoscimento della sua personalità giuridica, è stato votato compattamente alla Camera. Anche dalla destra che si dice "liberale". La rivista "Liberal", d'altronde, offrì ai suoi lettori una copertina sul "cittadino embrione" (con dotto saggio del "sottile" Giuliano Amato). L'altra, altrettanto laica, altrettanto liberal rivista "MicroMega", sul terreno dello stato di diritto, imbocca, spesso, una strada giustizialista. Il fatto è che anche nelle posizioni laiche e liberali, il vizio integralista, l'eccesso da "tricoteuse", salta fuori quando meno uno se l'aspetta. Eugenio Lecaldano, nel suo ragionamento al convegno su una prospettiva laica della nascita, ha citato un'idea di "responsabilità" capace di farci compiere scelte successive di liberazione. Però ci sono grovigli rispetto ai quali la legge balbetta e la giustizia tace. La responsabilità é evidente per un malato di Aids che sceglie di avere rapporti sessuali a rischio. Ma se si tratta del mettere al mondo un figlio da parte di chi è sieropositivo o di chi si è ammalato per via di una trasfusione?
Gustav Herling è stato in questi giorni al centro della polemica, avendo equiparato i gulag
ai lager. In tema di responsabilità, c'è un nesso tra il pensiero di Martinn Heidegger (e la sua adesione al nazismo, oppure tra Karl Marx e i gulag? E cosi bisognerebbe portare davanti alla corte dell'Aia, insieme a Milosevic, tutto il popolo serbo?
Laici (e liberali) hanno impattato con tutte le chiese, con "le religioni del libro" e quelle di partito. Ma avere una religione o una utopia in testa non è che di per sé determini derive dogmatiche. Angelo Panebianco (altro editorialista-attaccante nel "Corriere"), scriveva giorni fa
che, dopo la guerra nel Kosovo, finalmente sono stati sepolti i due internazionalismi: dei cattolici, dei comunisti. Eppure, se al "compromesso storico" si accompagna da parte di molto laicismi la definizione di un integralismo cattocomunista, è proprio sicuro che nelle culture politiche del cattolicesimo e del comunismo italiano non esista alcun germe liberale?
Infine, nei discorsi sulla famiglia, su colei - la donna - che ha il ruolo primo nel decidere la vita, troppo poco viene nominata - da laici, liberali e cattolici - la differenza femminile. Le trasformazioni che ha portato. Nel diritto, nei legami sociali, negli affetti, negli stili diversi di esistenza. In definitiva, nell'idea di libertà.
Allora, che dipenda dalla storia di un Paese più pagano che laico, più fiducioso nell'assistenza pubblica che nelle capacità individuali, più portato a difendere la giustizia (sociale) della libertà dell'individuo, e un po' maschilista, una vera discussione su cosa può essere il liberalismo oggi è ancora da fare. |