Tutti figli di Tocqueville| Un ampio studio di Holmes sulle origini e sul futuro del liberalismo
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| STEPHEN HOLMES, "Passioni e vincoli. I fondamenti della democrazia liberale", Edizioni di Comunità, Pagine 406, lire 38.000 | Ora che tutti si dicono liberali, a chi è liberale da quando aveva i pantaloni corti verrebbe voglia di dirsi
qualcos'altro. Ma che cosa? In mancanza di alternative credibili, forse, la soluzione migliore è di
andare a fare le pulci al liberalismo e vedere quanto c'è ancora di attuale e quanto di superato in
questa «dottrina dei limiti del potere». È quanto fa l'autore, con sagace intelligenza, aggiornandone
l'interpretazione ai tempi e alle vicissitudini attuali.
E, allora, diciamolo subito, con Holmes: «Il liberalismo resterà sempre un'aspirazione». Come il
socialismo? No. Per nostra fortuna, il liberalismo come «filosofia delle libertà» è più che mai vivo. È
come «teoria dei mezzi» che qualche debolezza la rivela. Ai padri fondatori, da Locke a Kant, da
Montesquieu a Tocqueville, in tema di «fini» (la filosofia della libertà) non si può chiedere di più di
quello che hanno tanto efficacemente detto. Chiedere loro di fornirci anche le regole e le istituzioni (la
cultura dei mezzi) per affrontare il problema della libertà nel mondo in cui viviamo è, invece, chiedere
troppo. Il mondo è troppo cambiato, rispetto a quello dei loro tempi, perché le regole e le istituzioni
della democrazia liberale classica non risentano in qualche modo dell'usura del tempo.
Il libro di Holmes ha il pregio di tenere conto e di prospettare un liberalismo imbevuto di democrazia,
ma anche di costituzionalismo, che faccia fronte alle nuove sfide della modernità: la distribuzione
delle risorse, la conciliazione fra diritti civili, politici e sociali (gli ultimi arrivati nel tempo), il
capitalismo e il mercato nell'era della globalizzazione, la questione morale, eccetera.
Diciamo, allora, che di fronte alla «fragilità della ragione» o della ragionevolezza, il liberalismo, con la
sua sana dose di scetticismo, rimane la sola teoria politica che non si faccia illusioni e che continui a
credere, più che nella bontà degli uomini, nella giustezza e nell'efficacia delle leggi. Il problema, così,
ritorna alle origini, anche se pone domande diverse e più complesse rispetto a quelle cui dovettero
rispondere i padri fondatori.
Rimane cioè il problema delle istituzioni. Fra le quali porrei, per il nostro Paese, quello dell'istituzione
«primaria»: la scuola. Senza una cultura della tolleranza, anche le migliori istituzioni liberali rischiano
di essere «aggirate» dall'integralismo di moda del momento. |