Idea di donnaUn excursus sul pensiero femminile contemporaneo La critica del patriarcato e i fondamenti per ritrovare l'uguaglianza Per la ridefinizione ell'identità di un soggetto che raccontando se stesso si riscopre
Protagonista |
| Il femminismo ormai fa parte della nostra società, è un pezzo della cultura moderna
che sentiamo così familiare, ma forse solo pochi (o meglio poche) sanno veramente in cosa consista questa corrente di pensiero che fa parte della cultura occidentale da
quasi duecento anni. Il volume Le filosofie femministe, scritto da Franco Restaino e Adriana Cavarero copre questo vuoto, fornendoci un aiuto chiaro e completo per orientarci in una produzione culturale che è stata finora letta prevalentemente da
militanti. Restaino ha scritto la prima parte, una storia del pensiero femminista che, partendo da Mary Wollstonecraft, autrice nel 1792 di una Rivendicazione dei diritti della donna, arriva fino alle esponenti del moderno cyborg femminismo. Si
tratta di un testo facilmente accessibile, a cui segue una antologia degli scritti delle
più importanti teoriche del movimento.
Già nel saggio di Mary Wollstonecraft vengono individuati quelli che saranno i nodi della discussione successiva: la denuncia di un sistema culturale e sociale - il
patriarcato - in cui le donne sono subordinate agli uomini; la rivendicazione
dell'uguaglianza dei diritti fra donne e uomini a partire dagli ideali dell'illuminismo; la
«questione del soggetto», cioè il ripensamento - da un punto di vista femminista - del
problema della soggettività, dell'identità e del sé.
Mentre il problema dell'uguaglianza è alla radice del primo femminismo
emancipazionista e della sua alleanza con l'antischiavismo e i movimenti socialisti, il
problema del soggetto è al centro della filosofia femminista di fine '900. L'approccio post-moderno parte dal riconoscimento che, rispetto alla costruzione patriarcale del
soggetto o del sé - il cogito cartesiano - le donne sono sempre state ai margini,
costrette in ruoli di identità parziali, provvisorie e rimodellabili a seconda del
desiderio maschile. Al contrario del soggetto cartesiano, questo sé non si vede, bensì si dà a vedere, e perciò non sa, né può dire, chi è. Semplicemente, si esibisce,
si racconta, senza poter neppure padroneggiare chi si sta in tal modo esibendo. Da
queste riflessioni nasce la pratica dell'autocoscienza, nella quale il senso di sé,
affidato al racconto, si rispecchia in un gruppo strettamente femminile. È la storia di vita, unica e irripetibile, che dice chi è la protagonista.
Il problema della ridefinizione della propria identità si presenta quindi come primario per le pensatrici contemporanee, e viene risolto con modalità differenti dal pensiero
femminista anglosassone, francese e italiano, che costituiscono i tre principali filoni teorici. Questa esplorazione del senso di sé implica il ricorso a metodi interdisciplinari, che coinvolgono soprattutto la psicanalisi (in particolare, per le
francesi, quella lacaniana) e la linguistica. Il linguaggio, infatti, viene visto come il principale strumento dell'affermazione dell'ordine simbolico patriarcale.
La costruzione di un nuovo ordine simbolico, d'altra parte, risulta particolarmente
difficile a causa della frammentarietà del soggetto, già segnalata dalle filosofie
femministe, ma ribadita dall'influenza delle filosofie destrutturaliste contemporanee e denunciata dalla critica politica «all'economia razzista e classica» del linguaggio
occidentale.
Conclude un saggio di Adriana Cavarero, che propone un bilancio «di parte» di questo percorso ideologico: qui il linguaggio si fa più oscuro, anche se è chiara la posizione decostruzionista della filosofa, che conclude scrivendo che «nessuna
categoria generale può catturare e ricondurre all'ordine gerarchico di un sistema».
In sostanza, all'antico sogno del primo femminismo, che voleva costruire una società più giusta, a cui la maggiore presenza femminile avrebbe dato contributi importanti per migliorare la vita umana, si contrappone il disorientamento del pensiero
femminista contemporaneo, nel quale una critica corrosiva che raggiunge le origini
del pensiero occidentale si unisce ad un senso di disgregazione culturale così totale da non dare spazio a nessun progetto di ricostruzione. Se l'indubbio merito di
questo libro è quello di fornire una documentazione seria e chiara del procedere nel
pensiero femminista, il fatto che manchi qualsiasi accenno alla storia delle donne in
questo periodo, nonché alla diffusione di queste teorie e alla reciproca influenza fra pensiero e cambiamento sociale lo rende monco ed eccessivamente ideologico. Alla fine della lettura continuiamo a domandarci perché siano state pensate quelle teorie,
e che effetto reale abbiano avuto nel mondo in cui viviamo. |