RASSEGNA STAMPA

16 MAGGIO 1999
MAURIZIO FERRARIS
IMPOSTURE INTELLETTUALI
Che cosa insegnerà Sokal all'Italia?
"Se si racconta una storia, per quanto assurda o impossibile a un bambino, e chi la racconta è qualcuno che lui considera infallibile. (generalmente un genitore), la accetterà come verità rivelata e ne conserverà un ricordo immutato fino al momento in cui non sarà portato a rifletterci su. Il che può anche non succedere mai", scrive G.B. Shaw, nei suoi Scritti autobiografici (Archinto 1999). Non è detto che gli strutturalismi e post-strutturalisti presi di mira da Sokal e Bricmont fossero davvero in malafede; semplicemente, avevano delle idee confuse sulla matematica e la fisica, ed erano perciò le prime vittime della presunta impostura (si tenga presente che, ai suoi tempi come ai nostri, Kant è stato accusato di non intendersene di aritmetica, e Spinoza di geometria). Quello che è più interessante, semmai, è quanto spesso si abbia, tendenza a cercare il genitore infallibile nella Scienza (come se fosse una sola e cattiva, o almeno severa ma giusta, da blandire in qualche modo e da usare per i propri fini, fossero pure soltanto retorici o scettici).
Il vero problema è, allora, non tanto l'"impostura", bensì la mancanza di fantasia e di autentica curiosità. filosofica por cui necessariamente la filosofia dovrebbe appellarsi alle scienze della natura (o alla matematica, che di per sé non è affatto una scienza della natura) per giustificare i propri asserti. In taluni casi è così, in altri no, e non c'è motivo per cercare a tutti i costi una complementarità (e non complementarietà come sistematicamente si legge nella traduzione italiana di Imposture intellettuali, Garzanti 1999, vedi Il Sole-24 Ore di Domenica scorsa). Un filosofo di formazione matematica come Husserl ha largamente fatto a meno della matematica nei suoi lavori, così come Derrida, che gli stessi Sokal e Bricmont mettono nel mazzo dei postmodernisti con motivato imbarazzo. Dentro al generale e irriflesso positivismo di chi cerca nella fisica e nella matematica una cauzione per la filosofia c'è però - e qui non si può non consentire con Sokal e Bricmont - una significativa differenza tra gli strutturalisti e i loro eredi post-strutturalisti. Per ì primi, richiamarsi a formalismi matematici equivaleva a dare peso scientifico alle argomentazioni; per i secondi, invece, si tratta di dimostrare la validità dì fondo del relativismo, di nuovo sulla scorta di un avallo scientifico che però in questo caso spiana la via a uno storicismo senza confini.
Questo possiamo constatarlo soprattutto in Italia, dove il formalismo ha attecchito poco e male, mentre lo storicismo e il relativismo sono di casa (sarà dunque interessante vedere gli effetti e le reazioni a Imposture intellettuali, che verrà presentato mercoledì prossimo a Milano presso la sala lauree della facoltà di scienze politiche, in via Conservatorio, alle ore 11, oltre che dallo stesso Sokal, da Gianni Vattimo, Alberto Martinelli e da Massarenti). Il ragionamento di fondo in Italia, è sempre quello: visto che "le ultime scoperte delle scienze dure" (ultime scoperte che il più delle volte risalgono agli inizi del secolo, che, fra pochissimo, diventerà il secolo scorso) avrebbero dimostrato che la realtà oggettiva è un mito, allora tutto si equivale, e per esempio, ribadire tesi scettiche come ai tempi di Berkeley o fare degli effettivi progressi in filosofia (chi ha detto che non è possibile?) sono la stessa cosa.
Questo, se vogliamo, è proprio il Paradosso: la comunità postmoderna risulta affetta dalla tendenza a dire cose eterne; che sono poi cose che avrebbero potuto essere scritte trenta o cinquanta anni fa (o persino, cento o duecento anni fa): Come ai tempi di Novalis, si dice che il mondo deve diventare una favola; come ai tempi di Nietzsche si dice che è diventato una favola. Uno potrebbe osservare: "Può darsi. Comunque, è vero che lo si può leggere sui manuali. E allora? Noi siamo mica nell'Ottocento". Dal che si può trarre una morale: della scienza, soprattutto se relativistica, i postmodernisti finiscono per accettare tutto, tranne l'idea di progresso, che non è poi una mania, ma il semplice impegno di far compiere qualche passo in avanti alla propria disciplina.
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