RASSEGNA STAMPA

16 MAGGIO 1999
SIMONETTA FIORI
Bobbio accusa "La guerra viola i diritti umani"
Il filosofo invia una breve lettera in cui condanna l'intervento
Ma chi l'ha detto che questa è la fiera dell'indifferenza, lunarmente distante dalle tragedie alle porte di casa? Provvede Norberto Bobbio, con una bellissima lettera autobiografica, a riportare l'attenzione sugli orrori nel Kosovo e in Serbia.
Il Centro Studi Gobetti ha creato su Internet un sito Web dedicato alla sua opera - circa tremila titoli tra volumi, saggi, lezioni, articoli, recensioni - presentato ieri al Lingotto da Marco Revelli. Non potendo partecipare alla serata - "Di fronte agli arcana di Internet mi sento intimidito, se non addirittura terrorizzato" - lo studioso ha inviato una lettera alla nuora di Gobetti, Carla, e a Bianca Guidetti Serra, presidente del Centro Studi. "Da intellettuale incallito, sono stato più spettatore che attore. Anche in questi giorni, in cui il "nostro" tragico ventesimo secolo sta per finire tragicamente. Non mi faccio alcuna illusione che il prossimo sia per essere più felice. Nonostante le prediche dei più diversi pulpiti contro la violenza e le guerre, sinora gli uomini non hanno trovato altro rimedio alla violenza che la violenza". E conclude, con un passaggio delicato che merita attenzione: "Ora assistiamo a una guerra che trova la propria giustificazione nella difesa dei diritti umani, ma li difende violando sistematicamente anche i più elementari diritti umani del paese che vuole salvare".
In nome dei diritti, in sostanza, il conflitto calpesta altri diritti. L'idea di guerra giusta s'allontana. Il Bene deve trionfare sul Male: ma non a qualsiasi condizione. Bobbio approfondisce la sua posizione, arricchendola di molti dubbi sull'azione bellica in corso nei Balcani. "Preferisco constatare, più che giudicare", prosegue nella missiva, "anche se preferirei essere d'accordo con le persone che amo e stimo, prima di tutto sui principi. Più sui principi che sui fatti".
Il dubbio, il ripensamento, il pentimento sono la cifra della sua riflessione. Non a caso lo studioso anche in questo scritto evoca l'immagine del labirinto. "Chi è nel labirinto è convinto che la via d'uscita ci sia, anche se non sa dov'è. Ma questa via d'uscita c'è o non c'è? Ho appreso dalle mille e mille passeggiate sulle nostre montagne che ho fatto con Valeria (la moglie, ndr), nei giorni di festa e durante le vacanze, che spesso il sentiero percorso non va da nessuna parte oppure, se va da qualche parte e noi ci siamo smarriti e non siamo arrivati alla meta, il piacere della camminata senza meta non è cambiat per nulla. Il piacere sta nel camminare, non nell'arrivare". La strada smarrita e mai trovata: l'immagine ricorre ossessivamente nel suo immaginario. "Tra i miei sogni più frequenti c'è quello in cui mi trovo ad aver perso la strada e torno sempre allo stesso punto oppure a percorrere la strada sbagliata".
Diritti conculcati, vilipesi, calpestati, ma anche ambigui e sfaccettati. Il tema rimbalza senza accenti retorici anche nell'Auditorium del Lingotto, affollato di giovani curiosi. Sul palcoscenico c'è il ministro Laura Balbo, accolta dal pubblico con un applauso. Con lei Enzo Bettiza, Paolo Mieli, Gad Lerner e Gianni Riotta, padrone di casa in questo dibattito promosso da La Stampa. Non esistono diritti senza tragedie: è questo il filo conduttore degli interventi. "Una diffusa cultura politica", dice la Balbo, "ci ha fatto intendere che i diritti potessero essere conquistati al termine di un percorso indolore. Per decenni è rimasta nell'ombra la dimensione del conflitto. Ed è invece con questa categoria che oggi ci si deve misurare: tema che ci trova impreparati e confusi".
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