DEEPAK LAL, LE RADICI MORALI DELLA SOCIETA'| L'economista indiano distingue tra mercato dei beni e valori
dei popoli |
| L'Occidente è davvero il destino del mondo? Non solo in termini economici e tecnologici, ma anche
spirituali? Oltre ai jet, agli antibiotici e ai telefonini, diventeranno universali pure Baywatch e il soldato
Ryan? Sono le domande che si pone l'economista Deepak Lal, indiano come Amartya Sen ma più
liberista di lui, in un articolo che compare sul primo numero della rivista Etica ed economia, edita da Nemetria e diretta da Armando Massarenti. «Alla base delle attuali credenze occidentali riflesse nelle
crociate morali sui cosiddetti diritti umani, sulla democrazia e sul salvataggio della navicella spaziale
Terra, - scrive Lal - troviamo l'idea che i valori occidentali si diffonderanno a livello mondiale con il
successo del mercato. Tuttavia ciò equivale ad affermare che le credenze materiali determinino le credenze cosmologiche. Anche se nell'ascesa dell'Occidente tali credenze sono strettamente
collegate, non c'è ragione di ritenere che si tratti di una legge necessaria, come dimostra l'importante
caso di un Giappone modernizzato, ma non occidentalizzato». Lasciamo dunque a Bill Gates i
vaticini sulla ineluttabile «trasformazione culturale» legata alle nuove tecnologie dell'informazione. I
Paesi in via di sviluppo - sostiene l'economista indiano - non devono necessariamente stipulare il
«patto faustiano» che in Occidente «ha condotto alla rivoluzione industriale, ma nel contempo ha
distrutto la sua anima». E invece di rifondare la morale sulla Ragione, come hanno tentato senza
successo gli illuministi francesi, farebbero meglio a ispirarsi alla scuola scozzese di David Hume e di
Adam Smith, per i quali la moralità dipende dalle tradizioni di una società, dal modello di famiglia e
dalle forme di socializzazione. Il problema sorge quando le radici sono «immorali», quando il
«cemento» che tiene insieme la società non è etico, ma etnico. Siamo sicuri che la triade
«dio-patria-famiglia» cara agli aguzzini serbi meriti di essere preservata in nome del pluralismo
culturale? Che non sia preferibile, a quel punto, il tanto esecrato pensiero unico? |