RASSEGNA STAMPA


25 APRILE 1999

MARIO RICCIARDI

TOMISMO ANALITICO

Povero Aquinate, oscurato da Padre Pio
John Finnis: morale, politica e diritto nel pensiero di un santo che non faceva miracoli

John Finnis, "Aquinas, Moral, Political and Legal Theory", Oxford University Press, Oxford 1999, pagg. 386, £ 16.00.

Una delle cose che colpisce gli stranieri in visita nel nostro Paese sono i negozi di arredi sacri e di materiale iconografico legato alla vita dei santi. Si può trovare di tutto: riproduzioni di quadri famosi e di affreschi rovinati dal tempo, ritratti dalle tinte sgargianti e cartoline con effetti speciali. Chiunque desideri possedere un'immagine di sant'Antonio, di san Giuseppe o di Maria Goretti ha solo l'imbarazzo della scelta. Eppure anche in questo supermarket della santità che sono diventate le principali città italiane alla vigilia del Giubileo, c'è un pio desiderio che è difficile soddisfare. Provate a cercare un ritratto di Tommaso d'Aquino. Chi scrive ha fatto diversi tentativi suscitando reazioni perplesse e una risposta ricorrente: "Se vuole. le diamo un bel padre Pio".

Quali sono le ragioni di questa scarsa considerazione, nel nostro cattolicissimo Paese, per un santo che viene considerato il maggior filosofo cattolico? Certo Tommaso non è uno di quei santi che fanno miracoli. La commissione che valuti i suoi titoli per ascendere agli altari ebbe non poche difficoltà per rintracciare qualche prodigio da attribuirgli. Durante buona parte della sua esistenza questo meridionale dì origine normanna, ha dedicato tutte le sue energie alla predicazione, alla riflessione e alla scrittura; percorrendo migliaia di chilometri a piedi per andare dove erano richiesti i suoi talenti di predicatore e di studioso. Certo doveva trattarsi di energie sovraumane se si pensa che, in meno di cinquant'anni di vita e senza word processor, è riuscito a scrivere più di otto milioni e mezzo di parole, molte delle quali di ottima filosofia e teologia. Forse la Chiesa italiana preferisce (con buona pace dell'ultima enciclica papale, Fides et Ratio) secondare la richiesta di soprannaturale piuttosto che proporre ai fedeli un esempio di uso libero della ragione da parte di un uomo profondamente religioso.

Ben venga dunque la pubblicazione dell'ultimo libro di John Finnis, filosofo del diritto a Oxford, dedicato alla filosofia morale, politica e giuridica di Tommaso d'Aquino. Un saggio di grande ricchezza che presenta il contributo di Tommaso a queste diverse discipline in modo chiaro ma rigoroso. Finnis, oltre a essere uno dei maggiori filosofi del diritto viventi, è uno degli esponenti di spicco del cosiddetto tomismo analitico. Si tratta di una corrente di pensiero (non un movimento organizzato o una scuola) che nel secondo dopoguerra ha ridato slancio allo studio del pensiero di Tommaso d'Aquino mostrandone l'interesse per filosofi formatisi alla lettura di Russell, Frege e Wittgenstein. Ne fanno parte, a diverso titolo, allievi di Wittgenstein come Peter T. Geach ed Elizabeth Anscombe; e filosofi più giovani come Alvin Plantinga, Anthony Kenny, Norman Kretzmann e John Haldane.

Perché leggere questo libro? Finnis mostra che ci sono almeno tre aree tematiche alle quali Tommaso d'Aquino ha dato un contributo che conserva buona parte della sua attualità.

La prima è quella dell'azione umana e del ragionamento pratico. Partendo dal lavoro di Aristotele, Tommaso ha indagato le caratteristiche dell'azione intenzionale, il rapporto che essa ha con le emozioni, il ruolo delle ragioni e l'importanza dei diversi modi di descrivere le azioni per la loro comprensione e valutazione. Temi centrali della filosofia dell'azione contemporanea (gli stessi di Searle o di Anscombe e Kenny) furono analizzati con straordinario rigore nelle pagine della Summa Theologica o della Summa Contra Gentiles.

Si pensi, per fare solo due esempi, alla teoria degli atti istituzionali (che Tommaso discute parlando dei sacramenti e della dote) o alle questioni legate al rapporto tra l'intenzione con cui si compie una azione e le conseguenze dell'azione stessa. A quest'ultimo argomento Finnis dedica pagine illuminanti, che fanno giustizia di molti luoghi comuni (e sono di particolare interesse per giuristi).

La seconda è quella della moralità nelle sue varie forme. Tommaso ha analizzato concetti fondamentali come quello di bene (col suo correlato negativo, il male, cui è dedicato il trattato di cui è appena stata pubblicata una nuova traduzione per Rusconi) e ha ricostruito in maniera originale la riflessione aristotelica sulle virtù saldandola alla psicologia morale.

La filosofia morale moderna dopo Cartesio ha sempre più perso di vista l'importanza di una comprensione del linguaggio che usiamo per parlare delle motivazioni che abbiamo per fare (o non fare) qualcosa. Nella riflessione di Tommaso, al contrario, psicologia e filosofia morale sono due discipline strettamente connesse, che si giovano a vicenda dei rispettivi risultati. Nella filosofia analitica recente, questo è un aspetto del pensiero di Tommaso che ha avuto grande influenza. Finnis dedica particolare attenzione alla nozione di bene comune e al commercio (la dottrina del giusto prezzo). Gli economisti troveranno di particolare interesse le pagine dedicate al problema della coordinazione e a quello dell'ordine spontaneo (studiati da Menger, Mises, Hayek e dalla scuola di Vienna).

La terza è quella della politica e dei rapporti tra diritto e Stato. Il giusnaturalismo di Tommaso d'Aquino è consapevole delle esigenze descrittive della teoria del diritto. Il rapporto tra legge e forza, la questione della razionalità della legge, l'importanza della filosofia dell'azione per comprendere il diritto; sono questi tutti motivi di fondo del lavoro di Tommaso. Su questi temi più forte è il distacco da Aristotele, e si intravedono gli spunti di una riflessione (che attraverso le opere di autori come Fortesque) porteranno alla nascita della teoria costituzionale moderna. Per giuristi e studiosi di politica è di grande interesse rintracciare le origini della teoria dei limiti della sovranità in opere di teologia come le Quaestiones Disputatae De Potentia Dei.

Leggendo il libro di Finnis capirete perché è così difficile trovare un ritratto di Tommaso d'Aquino. Quando gli fu chiesto se i professori di teologia dovevano ricorrere all'argomento ex autoritate per risolvere una disputa, Tommaso rispose: "Se stai discutendo con persone che non accettano autorità, devi ricorrere alle ragioni naturali". Naturali, cioè comuni a tutti gli uomini, e non solo ai "fedeli".

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