SU CROCE| Senza individui che liberalismo è |
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| Paolo Bonetti (a cura di), «Per conoscere Croce», Edizioni Scientifiche Italiane, pagg. 275 L. 35.000. | Per leggere o rileggere Croce può servire qualche avvertenza Conviene rimuovere l'immagine falsificante del pensatore olimpico, storicizzare la filosofia crociana nello spirito del suo tempo; e concentrare l'attenzione sulla discussa categoria della vitalità (la categoria dell'ultimo Croce) per cogliervi la tensione drammatica della circolarità in cui svolge la teoria delle distinzioni.
Da cinquant'anni le correnti filosofiche seguono percorsi sconsigliati da Croce. La filosofia contemporanea non è idealistica, anzi, secondo Gennaro Sasso una vera egemonia idealistica in Italia non c'è mai stata. Eppure in. diversi campi della filosofia (morale, politica, estetica) i conti con Croce rimangono sempre aperti.
Nuovi argomenti si trovano nei saggi raccolti da Paolo Bonetti. Diversi contributi (Giuseppe Gembillo, Ernesto Paolozzi, Renata Viti Cavaliere) vengono dalla scuola napoletana di Raffaello Franchini. Nella parte del libro che precede i saggi Bonetti; pubblica una serie di conversazioni con notissimi interpreti e critici crociani: Bedeschi, Bobbio, Galasso, Matteucci, Sartori, Sasso, Vattimo.
Gli interlocutori di Bonetti non mancano di segnalare quanto la cultura di oggi sia lontana da Croce. Bobbio non ricorda un solo studente che gli abbia chiesto di essere avviato a studi crociani, Sasso ritiene che nonostante il successo editoriale delle ristampe Adelphi,
l'impronta di Croce resti sbiadita. Però nel giudizio anche degli interlocutori più critici come Sartori o più distaccati come Vattimo, Croce mantiene nella distanza la statura di un classico.
Fra i temi di maggiore interesse sono le conversazioni sul marxismo, sul cristianesimo e sulla teoria politica.
Nell'anno 1900 Croce decretò conclusi i suoi studi sul marxismo e li compose in volume «come in una bara». Se Sartori li riduce a «un marxismo mal capito», Bedeschi invece apprezza l'interpretazione crociana che, mentre condannava la fallacia scientifica del marxismo, ne metteva in salvo in funzione antipositivistica il nucleo hegeliano della storicità dialettica.
Con Galasso, Vattimo e soprattutto Matteucci, Bonetti discute il senso crociano del cristianesimo. Matteucci sostiene la conciliabilità fra educazione cristiana e religione della libertà, ma esclude dall'orizzonte crociano la trascendenza e riconosce in Croce «il filosofo integralmente mondano».
Quanto alla teoria politica Bobbio, Galasso e Sartori riprendono la annosa controversia sui connotati atipici del liberalismo crociano. Croce fu filosofo non solo della libertà; ma il suo liberalismo immenso nella dimensione della storicità era estraneo all'empirismo, al giusnaturalismo e dunque a molta parte della tradizione liberale. La sua religione della libertà era idonea a preservare una luce negli anni oscuri più che a regolare l'arte di governo. L'estraneità del liberalismo crociano rispetto agli ordinamenti giuridico-istituzionali è evidente; ma Sartori spinge la critica assai oltre, fino a mettere in discussione gli stessi elementi fondativi del liberalismo crociano. Il liberalismo è la difesa dell'individuo come persona, e quella difesa, dice Sartori, «nella filosofia crociana non c'è».
Nei libri a più voci è buona regola leggere per ultima l'introduzione del curatore. In questa caso l'introduzione di Bonetti insiste infatti sulla teoria dell'individualità in cui si esprime il carattere drammatico del pensiero crociano, forse il più vicino alla sensibilità del nostro tempo. Per Croce l'individualità è transeunte, la vita si risolve nell'opera, al punto che secondo l'etica crociana diviene «l'etica dell'opera impersonale». Una definizione che collocherebbe Croce al limite del liberalismo, se nella sua moralità non si cogliesse il dato saliente della severità verso se stesso, il rifiuto di ogni indulgenza verso l'Io autocompiaciuto. |