RASSEGNA STAMPA

28 MARZO 1999
MARIO RICCIARDI
PRIM0 ELIMINARE LA SOFFERENZA
Un'etica utile per la vita d'ogni giorno
Giuliano Pontara legge le teorie dell'utilitarismo
Breviario morale per affrontare anche i problemi d'oggi
Giuliano Pontara, "Breviario per un'etica quotidiana", Pratiche, Milano 1989, pagg. 222, L. 28.000
Capita talvolta di sentir dire che l'utilitarismo non è una teoria morale. Purtroppo, affermazioni di questo tipo non sono rare e il semplice fatto che si possa farle in pubblico, senza suscitare l'ilarità generale è una prova della cattiva fama che l'utilitarismo ha in certi ambienti. Ben venga dunque la pubblicazione del nuovo libro di Giuliano Pontara, una lucida introduzione all'utilitarismo che, senza indulgere alla semplificazione, presenta al lettore una delle principali teorie morali contemporanee. Pontara è noto al pubblico italiano per i suoi contributi alla teoria del pacifismo (è il curatore degli scritti di Gandhi) e per il suo impegnò nella chiarificazione di problemi come quello della giustificazione della pena o quello della responsabilità verso le generazioni future.
Tra gli aspetti di maggiore interesse del libro di Pontara c'è il fatto che esso distingue in modo rigoroso l'utilitarismo da altre teorie morali che sono state spesso confuse con esso. Per cominciare l'utilitarismo non deve essere confuso con l'egoismo etico individuale. L'utilitarismo è una dottrina universalistica che riconosce alla felicità di ognuno lo stesso valore intrinseco. Ciò significa che il soddisfacimento egoistico del proprio bene non è un dovere per l'utilitarista. Del resto, a conferma di quanto sostiene Pontara, basta pensare al tipo di azione sociale che gli utilitaristi (si pensi a Beccaria, Bentham e J.S. Mill) hanno svolto per promuovere riforme che migliorassero le condizioni di vita dì persone che conducevano una esistenza miserabile. La storia dell'utilitarismo negli ultimi due secoli coincide in buona parte con lo sviluppò di una società più democratica. aperta e tollerante. Una seconda distinzione di grande rilievo è quella dell'utilitarismo dallo specismo. Per gli utilitaristi. bisogna prendere in considerazione la felicità di tutti gli esseri capaci di provare sensazioni piacevoli o spiacevoli. Ne consegue, come sottolinea Pontara, che per gli utilitaristi il benessere degli animali ha la stessa importanza di quello degli esseri umani. Anche in questo caso, le riforme proposte dagli utilitaristi hanno portato a una considerevole modifica della sensibilità pubblica su temi come la sperimentazione sugli animali o i metodi di allevamento e di utilizzazione degli animali domestici.
Il libro può essere idealmente diviso in due parti. La prima è dedicata alla presentazione e alla difesa dell'utilitarismo edonistico dell'atto (o utilitarismo classico) e al confronto tra questa versione dell'utilitarismo e l'utilitarismo delle regole. Pur essendo concepito come un testo introduttivo, il libro di Pontara è una lettura che si raccomanda anche agli addetti ai lavori proprio per il rigore con cui difende l'utilitarismo dell'atto che, in seguito alla critica di Harsany, è stato in buona parte soppiantato nel favore degli studiosi da quello delle regole. La seconda è invece dedicata alla chiarificazione di aspetti della teoria (come le nozioni di piacere e sofferenza o il valore della libertà) e ad alcune applicazioni come la giustificazione morale della pena, la responsabilità verso le generazioni future e la giustizia distributiva.
Pontara propone una ingegnosa critica dell'utilitarismo delle regole basata sulla distinzione tra atti individuali e collettivi e agenti individuali e collettivi che dovrebbe dissolvere le difficoltà logiche cui, per i sostenitori dell'utilitarismo delle regole, andava incontro l'utilitarismo degli atti. Per i sostenitori dell'utilitarismo delle regole, non bisogna agire in modo da massimizzare l'utilità generale, perché attenendosi a questo criterio si è costretti ad accettare la conclusione controintuitiva che violare una promessa o punire un innocente siano comportamenti leciti se massimizzano l'utilità generate. Per l'utilitarista delle regole bisogna rispettare le regole (e le istituzioni) che massimizzano l'utilità (come mantenere le promesse). Per Pontara, se una persona è impegnata in una azione collettiva, può essere conforme all'utilitarismo dell'atto non agire come suggerirebbe il criterio della massimizzazione dell'utilità prevista per una azione individuale se non si è sicuri che gli altri agenti faranno altrettanto.
Uno degli aspetti più interessanti del lavoro è la parte. che discute il concetto di azione in relazione all'utilitrismo dell'atto. Cerchiamo di riassumere gli argomenti presentati in questa parte del libro. Per Pontara, l'utilitarismo classico fornisce un criterio oggettivo di giustificazione morale di azioni particolari (pag. 38). Ciò avviene attraverso l'applicazione di tre principi: (i) un'azione è moralmente retta se, e solo se, non vi è alcuna azione alternativa il cui compimento produca maggiore felicità; (ii) un'azione è moralmente doverosa se, e solo se, ogni altra azione alternativa produce minore felicità; (iii) un'azione è moralmente sbagliata se, e solo se, essa non è moralmente retta (pag. 39). Per azioni alternative Pontara intende un insieme di azioni, ciascuna delle quali è in potere di un determinato soggetto). se e solo se quelle stesse azioni sotto mutuamente incompatibili e congiuntamente esaustive (pag. 40). le conseguenze sono poi individuate guardando a quanto accade nel mondo dopo che l'azione è stata compiuta e per il cui accadere l'azione è una condizione necessaria o necessaria e sufficiente (pag. 41). La valutazione delle azioni non dipende dal motivo con cui le azioni sono compiute (pagg. 35-36).
Per Pontara l'utilitarismo fornisce un criterio oggettivo del dovere morale. Di fatto è però impossibile, data la nostra informazione incompleta, applicare tale criterio che presuppone agenti che siano in grado di conoscere le conseguenze di tutte le proprie azioni (anche quelle volontarie ma non intenzionali). Per questo, Pontara propone una nozione di dovere soggettivo, definita in termini di felicità prevista, che fa uso di un ragionamento probabilistico di tipo soggettivista (pagg. 42-43). Il secondo tipo di dovere è comunque fondato sul primo, anche se agire in modo da soddisfare i propri doveri soggettivi può talvolta dare luogo a conseguenze disastrose. Per questo può essere preferibile non agire utilizzando l'utilitarismo come procedura di deliberazione. Non si tratta, come qualcuno potrebbe pensare, di una strategia di neutralizzazione di un problema fatale per la teoria. La coerenza logica dell'utilitarismo non dipende infatti dalla disponibilità della conoscenza rilevante. Si tratta dunque solo di un problema di impiego della teoria che potrebbe essere superato appena la conoscenza divenga disponibile
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