Guitton, la fede in dialogoLa cultura in lutto per la scomparsa del grande pensatore cattolico. Il
messaggio del Papa Negli ultimi anni l'amicizia e il confronto con Althusser e Mitterrand |
| "La notte in cui sono morto, sono accadute strane cose nel mio
appartamento parigino. Tutto è incominciato mentre agonizzavo tranquillamente. Ero
centenario, o poco mancava. Non soffrivo, non mi angosciavo affatto e, mentre mi
spegnevo, pensavo. Ma anche, aspettavo". In questi termini, carichi dell'ironia che
lo ha sempre caratterizzato, Jean Guitton annuncia la propria scomparsa all'inizio de
Il mio testamento filosofico, pubblicato nell'ottobre del 1997 ed edito in Italia
dalla Pontificia Università Lateranense. Il filosofo cattolico, quale membro
dell'Académie Française "immortale" da ben trent'anni, adorava il paradosso e
interpretare la parte dell'agente provocatore inviato dall'Eterno...
Per gioco, ma non troppo, Jean Guitton assiste dunque al suo funerale agli Invalidi,
incrocia il generale De Gaulle a cui vanta i meriti di Internet e si batte affinché la
filosofia resti una disciplina viva... Grazie ad una freschezza da adolescente e ad un
anticonformismo radicale, l'imprevedibile Guitton, a 90 anni divenne perfino un
autore da bestseller: Dio e la scienza (Bompiani), un dialogo tra il filosofo cattolico
e i fratelli Bogdanoff, astrofisici, nella sola estate 1991 vendette in Francia 260 mila
copie, polverizzando i record dell'edizione. Secondo Montaigne, filosofare è
imparare a morire. Jean Guitton, pensatore cristiano, storico della filosofia, amico
dei Papi, ispiratori del Concilio Vaticano II, intimo di Marthe Robin, erede spirituale
di Bergson, alla filosofia ha dedicato la vita intera e alla morte tante pagine dei suoi
ultimi libri, tante riflessioni in infinite interviste.
In Lettere aperte (Mondadori), pubblicato all'età di 92 anni, se la prende con
Lazzaro, "quel furfante", che non ha rivelato nulla sulla morte, lui, il solo che
avrebbe potuto farlo. "La scienza, che ci dice tutto, non dice niente su questo punto
capitale. La religione, che ci dice tutto, non ci rivela di più. Restano due soluzioni
estreme: il nulla e il mistero. Sartre ha scelto il nulla, io il mistero". Ecco il centro
della sua filosofia, spiegata in dieci minuti a Mitterrand, in occasione del primo
incontro tra il presidente della Repubblica di allora e il filosofo. Era il 1982 e
Mitterrand, richiamato dagli impegni di stato, non aveva più di dieci minuti da
dedicare al suo interlocutore. Non solo i minuti del colloquio furono ben di più, ma
gli incontri si ripeterono regolarmente e divennero frequenti al momento della
malattia dell'uomo politico.
"Sono sicuro che in fondo François Mitterrand è un mistico - diceva di lui il filosofo
cattolico -. Non ha mai rinnegato (me l'ha detto lui) la fede della sua infanzia. Mi
colpisce anche l'incredibile fedeltà che dimostra nei confronti degli amici, e pure il
modo tutto particolare di parlare di sua madre". Le conversazioni tra il filosofo e il
presidente sull'esistenza di Dio furono consegnate alle pagine di un libro che
Mitterrand non ebbe il coraggio di firmare, L'assurdo e il mistero, pubblicato nel
1984 e uscito in Italia da Rusconi. "Non volendo esporlo su questioni che non
erano allora di attualità, appare solo il mio nome, anche se il libro appartiene a lui
quanto a me", confessò Guitton nel gennaio del 1997, un anno dopo la scomparsa
di Mitterrand. Il presidente prese allora nel testo le sembianze di Critone e Guitton
quelle di Socrate.
Molte cose legarono il filosofo e l'uomo politico, al punto che nel Testamento
Filosofico Guitton mette tra i testimoni a suo favore davanti al giudizio di Dio anche
François Mitterrand. Oltre al misticismo, alla venerazione per la madre, a radici
culturali comuni, il pensatore cattolico condivideva con lui la fedeltà all'amicizia. Lo
dimostra tra l'altro il suo legame con Althusser, l'allievo prediletto, quello al quale
aveva affidato la sua eredità filosofica, letteraria e religiosa, che resistette per 40
anni a tutte le prove: l'opposizione filosofica, la malattia mentale e le sue tragiche
conseguenze. "Ho sofferto nel vedere che lui, nel quale avevo riposto tutte le mie
speranze, mi si era rivoltato contro... tranne che per l'affetto, indubbiamente".
Althusser, che era ritornato da cinque anni di prigionia ateo e marxista, restò infatti
profondamente legato al suo maestro di un tempo.
Guitton non lo abbandonò quando, nel 1980, dopo anni di angoscia metafisica, in
una sorta di delirio amoroso uccise la moglie: si batté affinché potesse lasciare
l'ospedale psichiatrico, gli restò a fianco fino alla fine. Prima della sua crisi di follia,
Althusser, che vedeva l'unica salvezza del mondo in un incontro tra Roma e Mosca,
tra l'ateismo di Lenin e il misticismo di santa Teresa d'Avila, aveva chiesto a Guitton
di introdurlo presso Giovanni Paolo II, "che si era dichiarato contento di ricevere un
uomo capace di andare in fondo alle sue idee", come raccontò poi lo stesso
Guitton.
Nel telegramma inviato all'arcivescovo di Parigi, cardinale Jean-Marie Lustiger, in
occasione della morte di Guitton, Giovanni Paolo II ha ricordato il "filosofo
cristiano" come "testimone della fede", scrivendo tra l'altro: "Saluto la memoria di
colui che si è impegnato, in modo convincente, a dare conto del mistero divino con i
suoi scritti e le sue opere grafiche, trovando la sua forza nella meditazione del
Vangelo". Il Papa aggiunge inoltre: "Ricordo con emozione la sua attiva
partecipazione al Concilio Vaticano II, nel corso del quale ha espresso il suo grande
amore per la Chiesa. Nell'intera sua vita, con la sua ricerca filosofica di credente e la
sua esperienza militante, ha messo la sua riflessione intellettuale, esigente e
chiarificatrice, al servizio della Rivelazione" |