RASSEGNA STAMPA

10 FEBBRAIO 1999
LUIGI DALL'AGLIO
Natura e biosfera soggiogano l'uomo?
Gaia, l'idolo ecologista si sgretola
Galleni: "La Rete e la Grande Mente sono come il vitello d'oro" Grianti: "Ma la fisica ha rimesso al centro l'umanità"
Schmitz: "Oggi l'ambiente è divinizzato, sembra venire prima di tutto"
"La natura va salvata - è questione vitale - ma non è il caso di metterla sull'altare. È sbagliato farne un idolo, davanti al quale l'uomo dovrebbe inginocchiarsi, tantopiù se a questo corrispondono, per altro verso, le teorie dei "nuovi gnostici" che divinizzano la Rete telematica come tempio di una nuova religione, accostando magari Gaia alla noosfera di Teilhard de Chardin. L'uomo non può essere così stupido da distruggere, con i suoi comportamenti, Gaia, la Terra (sarebbe un suicidio). Però non deve dimenticare che è lui l'attore principale del creato". A Francesco Grianti, titolare della cattedra di fisica all'Università di Urbino, la teoria di James Lovelock appare "affascinante", ma soprattutto per quegli ambientalisti che, trasportati dall'entusiasmo, collocano al centro Gaia emarginando l'uomo.
"L'antropocentrismo è confermato dalla fisica moderna" aggiunge Grianti. Il ruolo dell'uomo va chiaramente riaffermato, proprio mentre si intensifica la più che legittima pressione in difesa dell'ecosistema, sostengono anche Lodovico Galleni, professore di zoologia all'Università di Pisa e Philipp Schmitz, docente di teologia morale alla Pontificia Università Gregoriana. La domanda numero uno è: fino a che punto l'uomo fa parte di Gaia, cioè della Terra? "È indubbio che l'uomo vada inserito in un contesto vivente. Altrimenti non potrebbe neanche capire le leggi della vita" risponde Grianti. "Perciò Gaia è il terreno fertile, il substrato necessario alla conoscenza umana, lo straordinario laboratorio nel quale l'uomo può riuscire a comprendere il Verbo. Ma l'uomo non fa parte di Gaia come un qualsiasi essere animato, l'uomo è il massimo risultato dell'organizzazione della materia". Lodovico Galleni qui parla di Gaia in quanto Terra e non della teoria di Lovelock che porta lo stesso nome. Ma quella teoria non gli dispiace, purchè si affermi il principio della "specialità" dell'uomo. "La teoria di Lovelock può considerarsi, per molti aspetti, complementare all'idea della Noosfera di Theilhard de Chardin. Tuttavia uno degli aspetti più originali e moderni del pensiero del gesuita francese è proprio l'intuizione che l'uomo, pur nascendo dalla Biosfera, cioè dall'evoluzione, è "altro" rispetto alla natura, non si può perdere tra le altre specie animali, come una specie fra le tante. Proprio per rimarcare l'importanza dell'uomo, Teilhard concepisce la Noosfera". Da questa premessa, per il professor Galleni, scaturiscono i comportamenti da tenere. "Da una parte, l'uomo non può illudersi di salvare la Biosfera ignorando i meccanismi e i parametri fondamentali che, come dice Lovelock, hanno agito per miliardi di anni garantendone la stabilità. Dall'altra, l'umanità ha bisogno di una casa comune, che non può essere semplicemente la natura selvaggia incontaminata". Ma che errore, aggiunge Galleni, identificare la Noosfera, cioè l'entità pensante di Gaia, con una rete di calcolatori! "Chi sostiene che la Rete è la Grande Intelligenza mi ricorda gli adoratori del vitello d'oro e di quegli idoli che Abramo e Mosè distrussero". (Il pericolo vero è che la "grande mente", che non è Internet, sia invece la cultura egemone che della Rete si serve per schiacciare le altre culture, osserva il professore). È dai teologi e filosofi protestanti che viene, nel corso di questo secolo, la proposta di attenuare - e anche di annullare - il ruolo preminente dell'uomo rispetto alla natura. Parla il gesuita tedesco Philipp Schmitz, docente alla "Gregoriana" e autore di numerosi saggi su questa materia. "Secondo alcuni autori, Dio si preoccupa allo stesso modo di piante, animali e uomini, cioè di tutto ciò che vive. Insomma - si afferma - c'è una relazione diretta non solo tra Dio e l'uomo ma anche tra Dio e gli animali e le piante. Perciò, se scoppia un conflitto tra uomo e animali, non si sa da quale parte stia Dio". L'antropocentrismo è sostituito da un biocentrismo. "Qualcuno di questi autori - prosegue Schmitz - arriva a chiedersi: e se Dio si fosse incarnato anche in una pianta? Prende corpo una "deep ecology" per la quale l'ambiente viene prima di tutto, anche prima dell'uomo. In genere, non ci si spinge fino al panteismo dichiarato, però...". E quali autori sono all'origine del biocentrismo? Il filosofo americano Alfred North Whitehead e il teologo calvinista Jurgen Moltmann, soprattutto. "In questo filone culturale si parla di "centri di consapevolezza", "centri di libertà" e anche "centri di colpa", fuori dell'uomo". All'ecologismo più radicale, condiviso da pochi, fa da contrappeso un approccio ambientalistico più soft che non mette in discussione il ruolo dell'uomo, dice padre Schmitz. "Nella Genesi, Dio ordina all'uomo di "dominare" e "soggiogare" la natura. In realtà, se si fa un'indagine filologica del testo sacro, l'espressione è probabilmente meno forte. Ma questo passo turba certi ecologisti. Allora a chi solleva obiezioni, io rispondo usando l'espressione anglosassone "take care", che vuol dire "prendersi cura di qualcosa". Ecco: Dio ha affidato la Terra all'uomo perché "se ne prenda cura". Gli ha dato l'Eden perché sia un "buon giardiniere". Ma non posso immaginare un sistema in cui l'uomo non abbia una sua responsabilità speciale. Dio ha parlato all'uomo, il dialogo principale è con l'uomo, è lui il co-creatore". Posizione analoga quella di fra Gianmaria Polidoro, custode della Porziuncola di Assisi: "Dio offre il creato all'uomo perché lo conservi, lo protegga e lo coltivi, e Cristo s'incarna per ripristinare l'antico rapporto dell'uomo con il paradiso terrestre". Perché torna ora in voga il modello Gaia di Lovelock? "L'ultima generazione dei computer - spiega padre Schmitz - ci mostra uno sviluppo che sembra procedere secondo la stessa legge naturale della vita. E allora la biologia, per reazione al meccanicismo, sta diventando il paradigma della teoria per la comprensione dell'universo".
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