RASSEGNA STAMPA

24 GENNAIO 1999
ALBERTO PAPUZZI
Prini, la fede è nel dubbio
"Lo scisma sommerso": chi è lo studioso al centro della controversia che divide i cattolici
Così parlò il filosofo dello scandalo
Quando incontriamo Pietro Prini, in una bella casa del quartiere Flaminio (dove abitava Ugo Spirito), il filosofo cattolico ha appena concluso una lunga intervista radiofonica per la Rai. Squilla il telefono: "E' Famiglia Cristiana ", annuncia la moglie, di origine spagnola. "Diciamogli di richiamare fra un paio d'ore". Sul tavolino del salotto ci sono pagine di giornale dedicate allo Scisma sommerso , il libro di Prini pubblicato da StudioGdue, piccolissimo editore, diventato un caso che ha coinvolto ma^itre-à-penser del mondo religioso e laico. Non è da tutti essere al centro dell'attenzione a 84 anni, ma il professor Prini, che li compirà a maggio, appare perfettamente a suo agio nell'alone dell'improvvisa celebrità. "In verità - ci dice, con una punta di civetteria - una qualche notorietà l'ho conosciuta anche in passato, soprattutto con la mia Storia dell'esistenzialismo , che vendette più di ventimila copie". L'esistenzialismo rappresenta un momento chiave nella storia intellettuale di questo filosofo, professore emerito dell'Università La Sapienza. Nato a Belgirate, sul Lago Maggiore, nella famiglia di un piccolo artigiano idraulico, ebbe la fortuna, come dice lui, di fare l'università al Collegio Carlo Borromeo di Pavia. In realtà aveva vinto il concorso per uno dei tre posti riservati a studenti non lombardi. Laureatosi con una tesi su Antonio Rosmini, al quale ha dedicato un fortunato saggio presso Laterza, il passo decisivo fu la borsa di studio, per studiare a Parigi per un anno l'opera di Gabriel Marcel, il filosofo del Giornale metafisico che si proponeva di riconquistare alla concretezza dell'esperienza esistenziale il Dio degli scolastici e l'orizzonte del Sacro. Il risultato fu un ampio saggio, Gabriel Marcel e la metodologia dell'inverificabile , apparso nel 1950, con prefazione dello stesso Marcel.
"Quell'anno parigino - ricorda Prini - è stata una splendida avventura. In pratica passavo con Marcel tutte le mie giornate. Mi invitava a colazione, il venerdì partecipavo ai Pomeriggi da Marcel, mi portava sempre alle prime teatrali, perché era il critico della rivista Les Nouvelles Littéraires . Dopo il teatro si andava a cena, nel fervore delle discussioni. Non sopportava i drammi di Henry Bernstein, che godevano invece il favore popolare. Tirava fuori il fazzoletto, fingeva di asciugarsi le lacrime, e mi diceva: ''Vous, ne pleurez pas, monsieur Prinì?''. Avevo la tessera della ''Rose Rouge'', dove si esibivano Juliette Gréco e i Frères Jacques. Tutta in nero lei cantava Fillette, fillette ".
Divertimenti a parte, l'esperienza francese, in cui incontrò anche i sorboniani Louis Lavelle e René Le Senne, ma non la coppia simbolo Sartre-Beauvoir, ha segnato la consacrazione accademica di Prini (docente negli atenei di Parigi e della Sapienza) e gli ha meritato la collocazione fra gli esistenzialisti italiani (scuola Pareyson). Lo stesso Marcel scrisse che il saggio dedicatogli da Prini conteneva le pagine che erano penetrate più profondamente nel suo pensiero. Quando nel 1983 la famosa Library of Living Philosophers decise di dedicare il XVIII volume a Marcel, lo scritto di Prini non solo venne in parte pubblicato, ma risultò al centro di numerosi contributi.
Consigliere di amministrazione della Rai per circa otto anni, senza figli, persona amabile, con una propensione a sottolineare gli aspetti ironici di circostanze e coincidenze, come quando racconta di aver partecipato con successo ai Littoriali della Cultura, con Aldo Moro ed Enzo Paci, svolgendo un tema sui principi e valori universali del fascismo ("Vabbè, che Dio ci perdoni"), il filosofo cita, come figura significativa alla quale si sente debitore, Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI, che lo aiutò a pubblicare le sue opere presso Studium. Alla domanda sul rapporto tra fede e ragione, tra il cristiano e il filosofo, Prini risponde senza esitazioni: "O si filosofa nella fede, o si fa della fede la propria problematicità, o non si è credenti. Perché la fede non sarebbe possibile se non fosse possibile il dubbio metafisico. La fede implica questa dubbiosità. Dove il dubbio metafisico non è possibile, come in Spinoza o anche in Marx, la fede è impossibile. La mia posizione si riassume nel motto di Bergson: ''Philosopher dans la foi'', invece che fare della fede un repertorio di certezze, una specie di catechismo".
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Filosofia e Religione