RASSEGNA STAMPA

9 GENNAIO 1999
editoriale
Un progetto contro l'umana disperazione
Sören Kierkegaard, "La malattia per la morte", a cura di Ettore Rocca, Donzelli, Roma 1999, pagg. XXVIII-212, L. 35.000.
Nel capitolo 11 del Vangelo di Giovanni si ricorda l'episodio di Lazzaro, l'amico di Gesù. Era malato e le sue sorelle Marta e Maria informano il Signore. Gesù nell'udire la notizia replica: "Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato". Lazzaro comunque morì, il che significa che la sua malattia era mortale. Eppure quella malattia non fu per la morte, non fece insomma il gioco della morte, perché divenne al fine di quella vicenda fonte di fede.
Ma se quella malattia non è per la morte, c'è nella nostra epoca una malattia che sia per la morte? A questa domanda risponde Kierkegaard con una precisa indicazione: certo, c'è, ed è la disperazione. Per meglio definirla, il filosofo danese la considera come "il" peccato dell'uomo contro il mondo, contro gli altri, contro Dio. È, per dirla in termini espliciti, la malattia dello spirito, del sé, o meglio è quella malattia che fa desiderare la morte pur tenendo sempre in vita, pur condannando sempre alla vita. Per tal motivo, la disperazione è per la morte, è al servizio della morte senza essere mortale, fa insomma vivere la morte senza concedere la presenza dell'Eterna Signora.
La malattia per la morte è stata pubblicata da Kierkegaard nel 1849 e contiene una insuperata fenomenologia della disperazione. Descrive una parabola che va appunto dalla disperazione che non sa di essere tale alla disperazione che sa se stessa e sfida il mondo e Dio. Il libro si può considerare senza mezzi termini uno dei capolavori della filosofia moderna. In esso i fili della riflessione psicologica, teologica e filosofica trovano la più alta e compiuta formulazione.
In Italia l'opera era conosciuta con un titolo fuorviante: La malattia mortale. Ora eccone una nuova edizione, corredata da un buon apparato critico, portata a compimento da Ettore Rocca. Si propone di offrire in termini radicalmente nuovi l'opera al dibattito filosofico, liberandola da quelle incrostazioni che ne hanno oscurato la forza e la bellezza. In essa Kierkegaard dà il meglio di sé, entrando nell'anima malata dell'uomo moderno, illuminando una tragedia del suo spirito. La diagnosi a cui giungerà il filosofo danese è tra le più alte a nostra disposizione. Più tardi Freud batterà una strada diversa. Ma questa è un'altra storia. E ve la racconteremo in un'altra occasione.
inizio pagina
vedi anche
Il mondo dell'uomo