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Il Cristo "razionale" di Martinetti |
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Una riedizione dell'antologia evangelica ordinata nel 1936 dal pensatore neokantiano |
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Piero Martinetti , "Il Vangelo", Il melangolo, Pagine 152, Lire 22.000 |
Il merito di Piero Martinetti (1872-1943) non fu soltanto quello di rifiutare il giuramento di fedeltà al regime fascista, lasciando nel 1931 la cattedra di filosofia teoretica presso l'Università di Milano. In un clima culturale sempre più storicista e immanentista, Martinetti richiamò la centralità filosofica della metafisica e il valore spirituale della vita. La riedizione nel 1972, il centenario della nascita, di due suoi volumi di filosofia della religione grazie alle cure di Luigi Pareyson: Funzione religiosa della filosofia e Ragione e fede, rivelò non soltanto il suo isolamento ancora postumo, ma la scarsità, se si eccettuano quelle di Alberto Caracciolo, Italo Mancini, Luigi Pareyson, Giuseppe Riconda e pochi altri in Italia. Tuttavia va detto con altrettanta chiarezza che il suo personale neokantismo, volto a cogliere e approfondire la religione e la vita spirituale in genere come esigenza e frutto della stessa e semplice umana ragione, è impossibilitato a comprendere il fenomeno religioso nella sua profondità, trascendenza, libertà. Già il volume del 1928, La libertà limita fortemente il pur affascinante tema. Ma è con Gesù Cristo e il Cristianesimo del 1934 e nel 1936 con l'antologia introdotta e commentata Il Vangelo (ora riedita dal melangolo), che il progetto del compiersi religioso della filosofia mostra la limitatezza dei suoi esiti nell'applicarlo all'interpretazione della "più grande religione dell'Occidente". Non stupisce né scandalizza quindi la condanna, all'epoca, da parte della congregazione del Santo Uffizio. Pur mosso dal nobile intento di salvare la eccelsa moralità e profonda spiritualità del messaggio di Gesù Cristo, Martinetti riduce a "elemento leggendario", "particolari leggendari", nascita, miracoli e resurrezione di Gesù. Espungendo dal Nuovo Testamento la fede nella resurrezione di Gesù, non solo elimina ogni fondamento alla comunità ecclesiale, ai dogmi teologici, alla sacramentalità liturgica, ma innanzitutto deve limitare la propria antologia ideale ad alcuni passi dei Vangeli sinottici, a quelli cioè conformi, anzi non contraddittori con i presupposti razionali della fede razionale, coscienzialista, morale proposta. L'antologia - dichiara Martinelli - "lasciando da parte l'elemento leggendario e dogmatico, cerca di disporre il materiale evangelico nell'ordine logicamente più appropriato. Tutto quello che i vangeli contengono di essenziale per la nostra coscienza religiosa è stato qui conservato". Il risultato di questo ordinamento logico è l'espunzione, in quanto elaborazione teologica successiva agli ipsissima verba di Gesù di Nazareth o ancora propria all'ebraismo da cui Gesù stesso non è immune, del Vangelo di Giovanni, degli Atti degli Apostoli, delle Lettere di Paolo e non, dell'Apocalisse. Gesù di Nazareth, e non di Betlemme, è un profeta ebraico, l'ultimo e il più grande dei profeti. Non quindi Figlio di Dio, nemmeno resuscitato dalla morte, né apparso realmente ai suoi, Gesù in quanto Messia annuncia un regno messianico a cui succederebbe escatologicamente il regno dei cieli, quello di Dio. Tuttavia non chiarendo tale avvento escatologico, di fatto Gesù è storicamente soltanto maestro di dottrina morale: rinunciare al mondo per unirsi spiritualmente e interiormente a Dio, il bene supremo, e amare il prossimo. Riducendo la religione a intenzione morale e la fede a ragione pratica Martinetti affronta il Nuovo Testamento e gli stessi Vangeli sinottici con categorie forse logiche, ma atte a comprendere come atti reali solo i dati della coscienza, il dato di fatto fondamentale della ragione umana inteso kantianamente come legge morale.
Quando invece la teologia non solo di san Paolo e di san Giovanni o degli antri evangelisti, ma la teo-logia che Gesù Cristo stesso è, incarna, rivela e vive, nella parola non esaurisce l'evento, nel verbo non annulla la soggettività del fatto storico e sovrannaturale, nella universalizzazione filosofica e razionale ascolta e comunica amorevolmente la trascendenza continua e la libertà che è Dio.
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