Un libro di Frank Manuel demolisce la mitologoa costruita attorno al filosofo ottocentesco| Marx, che piccolo borghese |
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| Frank E. Manuel, "Requiem per Marx", Il Mulino, pp. 315, L. 32.000 | Karl Marx chi era costui? Mezzo secolo di egemonia culturale marxista, che metteva in all'indice chiunque recalcitrasse a spiegare l'universo in termini di strutture e sovrastrutture, plusvalore e lotta di classe, scienza borghese e materialismo storico ha avuto effetti drammatici. Fra i tanti, non aver detto quasi niente dell'uomo che in qualche modo li aveva ispirati.
Dal dopoguerra a oggi una sorta di terrorismo culturale, conversione forzata o se vogliamo persuasione tutt'altro che occulta ha imposto l'abc del socialismo scientifico, la sua versione popolare.
Entrati in scena un vecchio attore hollywoodiano, il Muro di Berlino e la resistenza di uno sperduto popolo ai confini dell'Asia, l'ipnosi collettiva è finita e dalle ceneri del marxismo è tornato alla luce Marx. Non il dio però, non il padre Marx che assieme al figlio Lenin e allo spirito santo Engels incombeva trinitanamente sulla Piazza.Rossa a ogni ricorrenza di vittoria proletaria; al contrario l'uomo Marx, classe 1818, il nipote convertito del rabbino di Treviri che fin dall'infanzia amava raccontare incredibili storie di fantasia.
Frank E. Manuel, professore emerito della NeYork University, ricostruisce questo percorso in Requiem per Carlo Marx, cne arriva da noi tre anni dopo la sua pubblicazione in America. E' qualcosa di più di una summa degli studi di una vita: è una delle poche biografie intellettuali di Marx veramente laiche.
Il Marx di Manuel non è né un dio né una bestia ma un uomo, un uomo del suo tempo influenzato più di quanto si potrebbe sospettare dalla versione luterana della Bibbia, dalla morale kantiana, dalle visioni religiose e le illusioni accademiche inculcategli dal maestro Bruno Bauer.
Basandosi su una conoscenza puntuale dell'opera e della corrispondenza di Marx con la famiglia, la moglie Jenny von Westphalen, l'alter ego Fredrich Engels - Manuel indaga il proprio oggetto per ciò che era stato durante la vita, e non per quello che sarebbe diventato nell'incantesimo che lo ha avvolto dopo la morte. Ne emerge un ritratto veramente al di là del bene e del male, quello di un uomo ossessionato dalle proprie responsabilità che sì giustifica con amici e benefattori adducendo le scuse più meschine, dalla disperazione della propria famiglia, alla cronica mancanza di denaro, alle pustole che gli affliggono il pene.
Marx predicò fin dalla gioventù la necessità di distruggere la borghesia e le "false apparenze", dando vita a una nuova società in cui abolita l'accumulazione originaria e lo sftuttamento fosse concesso "a ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni". Al tempo stesso pero restò per tutta la vita un borghese, con la mentalità e le manie tipiche dei borghesi dell'epoca: la barba ben curata, la finanziera ben stirata, il monocolo appeso a una cordicella e uná buona fetta dell'eredità paterna.
Cittadino del mondo con una completa padronanza della filosófia e della letteratura, del pensiero politico e di quello economico, Marx ignorava quasi completamente le correnti dell'avanguardia europea, la cultura scientifica e la letteratura russa. Come molti di coloro che vissero nell'epoca vittoriana, amava i piccoli imbrogli, le bugie pietose e le vanità aristocratiche, si spacciò per nobile, commerciante di vini, medico. Negli ultimi tempi non ricordava più niente, non poteva né leggere né scrivere.
Solo di una cosa era stato certo per tutta la vita, "di non essere mai stato marxista". |