| Alla scuola di massa tutti filosofi? |
| «Filosofia per tutti», a cura di Mario de Pasquale, Franco Angeli, Milano 1998, pagg. 352, L. 44.000. | «Tutti gli uomini recita l'inizio della Metafisica di Aristotele - aspirano naturalmente alla conoscenza» cioè, secondo lo Stagirita, al sapere filosofico. «Chi è giovane scriveva Epicuro a Meneceo - non aspetti a far filosofia, chi è vecchio non se ne stanchi». E richiamandosi all'aspirazione di fondo della filosofia greca, nonché alla speranza illuministica di fare della filosofia un mezzo per realizzare «l'uscita dallo stato di minorità» non solo per gruppi ristretti di intellettuali, che la Società filosofica italiana (Sfi) auspica l'estensione, entro il Duemila, dell'insegnamento della filosofia in tutte le scuole secondarie superiori.
I passi fondamentali finora compiuti in questa direzione sono due: il lavoro della Commissione Brocca che, sul finire degli anni Ottanta, propose di insegnare filosofia anche negli istituti tecnologici ed economici, e il documento redatto nel maggio '97 dalla «Commissione dei saggi» che confermava la proposta di impartire in tutti i tipi di scuole «elementi di filosofia e di etica». Ma attualmente in Italia l'insegnamento delle discipline filosofiche è ancora limitato a licei e istituti magistrali, mentre è escluso da istituti tecnici e professionali.
Il convegno su «L'insegnamento della filosofia e dell'etica in Spagna, Portogallo e Italia» - recentemente organizzato a Reggio Emilia dalla Sfi in collaborazione con l'Istituto Banfi - aveva lo scopo di confrontare i progetti di riforma dei programmi didattici italiani alle soluzioni recentemente individuate nel sistema educativo dei paesi iberici.
Tanto in Spagna quanto in Portogallo un rinnovamento della scuola in corso dalla seconda metà degli anni Ottanta e intimamente legato a un'evoluzione politica in senso democratico, ha portato all'introduzione di materie vicine alla filosofia nella scuola dell'obbligo. In Portogallo si insegna filosofia a studenti di età compresa tra i 16 e i 18 anni, ma la disciplina, nei tre anni dell'insegnamento secondario, assolve a funzioni differenti: nel primi due anni è una formazione generale rivolta a tutti gli allievi, nell'ultimo anno è materia specifica studiata solo da chi si iscriverà a Scienze sociali.
In Spagna una legge del 1990 (la Ley Orgànica general del Sistema educativo), voluta dal partito socialista allora al governo, prolunga fino ai 16 anni l'obbligo scolastico ed estende l'educazione filosofica a tutti gli studenti delle superiori. Il caso spagnolo è del massimo interesse in quanto solleva il problema dell'identità della filosofia nella scuola di massa: insegnata a livello di istruzione dell'obbligo, infatti, la disciplina cambia statuto e prende il nome di "etica". Mentre la tradizionale storia della filosofia diventa una materia specifica studiata nel bacellierato (il biennio, non obbligatorio, di avviamento all'università), nell'ultimo anno della scuola secondaria gli adolescenti spagnoli (intorno ai 15-16 anni) affrontano, nel corso di etica, argomenti di morale individuale e sociale quali libertà e responsabilità, diritti umani, violenza, ecologia e tutela dell'ambiente. Il materiale didattico su cui lavorano gli studenti comprende periodici e giornali, cinema, musica, letteratura. Il risultato, dunque, è che il corso di etica ha ben poco di filosofico, mentre gli insegnanti di filosofia cui è affidato il nuovo insegnamento (la legge è entrata in vigore dal '95) lamentano la carenza negli studenti degli elementi teoretici fondamentali per articolare filosoficamente i temi di riflessione.
Davanti al modello spagnolo, gli insegnanti italiani più scettici sull'estensione generalizzata della filosofia a tutte le scuole insistono sulla necessità di conservare l'impostazione storica e problematico dell'insegnamento della disciplina per ridurre i rischi di dogmatismo e per evitare di trasformare la filosofia in una «chiacchiera di massa» o in una «generica educazione al buon senso». |