La Silvio Berlusconi editore pubblica un'edizione di lusso del
«Manifesto del partito comunista» di Marx ed Engels. Con una prefazione del
filosofo del Polo| Colletti: «Un doppio Marx, il profeta contro lo scienziato» |
| Proletari di tutto il mondo uniti, però sotto le insegne di Silvio Berlusconi. Incredibile, ma
vero: benché tutto ciò avvenga all'insaputa di Engels e Marx, che pure in questo
centocinquantesimo anniversario del loro Manifesto sembrano attraversare una seconda
giovinezza. Certo, quasi non passa giorno senza che se ne dibatta per lodarli (in nome di
antichi ideali) oppure per maledirli (sulla scia del Libro Nero del comunismo). E tuttavia,
quando nei corridoi di Montecitorio il filosofo polista Lucio Colletti annuncia l'uscita
imminente del Manifesto per la «Silvio Berlusconi editore», con ampia prefazione dello stesso
Colletti, la cosa suscita un notevole stupore. Eppure è così, lo conferma divertito il filosofo
sfogliando le ultime bozze. Presto verrà pubblicata, benché in esemplari fuori commercio, una
edizione raffinatissima del famoso Manifesto, idolatrato dall'intellighenzia progressista in anni
lontani e attualmente assai vituperato sia a destra che a sinistra. Voluta da Marcello Dell'Utri,
ex presidente di Publitalia e tuttora vicinissimo al cuore del Cavaliere, tradotta da Lucio
Caracciolo, stampata su carta pregiata in copie numerate, la bibbia del comunismo
rivoluzionario vedrà la luce nella prestigiosa collana dell'Utopia, aggiungendosi ad altre opere
che hanno fatto la storia della cultura, come l'Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam, Il
Principe di Machiavelli annotato da Napoleone Bonaparte, il De hominis dignitate di Pico
della Mirandola, La nuova Atlantide di Francesco Bacone e La città del sole di Tommaso
Campanella.
Non che la scelta berlusconiana preluda ad una clamorosa rivalutazione degli avversari storici.
Tuttavia la collocazione nell'ambito degli illustri utopisti potrebbe far pensare ad una qualche
«nobilitazione culturale». Potrebbe, se non ci fosse appunto Lucio Colletti ad eliminare i
malintesi. In settanta pagine il filosofo sviluppa un'argomentazione che si potrebbe siintetizzare
così: Marx fu un grande analista del capitalismo moderno. Di più: «I suoi studi interpretarono
in modo geniale il futuro mercato borghese mondiale. Riuscì a prevedere gli sviluppi moderni
della globalizzazione, salvo quelli telematici». Questo è il Marx che affascina tuttora Colletti: lo
scienziato in grado di anticipare la storia, e a cui attinsero tutti, da Max Weber a Schumpeter.
Magari fosse stato questo l'unico Marx, però. Perché accanto al primo, anzi formando un
tutt'uno con esso, ne esisteva fin dall'inizio un altro: discepolo di Hegel, convinto che il corso
della storia fosse guidato da leggi interne, teorizzatore di un cammino verso il traguardo finale
della società perfetta, felice, senza disuguaglianze. Un profeta, insomma. E proprio da questo
secondo Marx, lontano quanto mister Hyde dal dottor Jekyll, discese lo spietato Lenin, colui
che scrisse Stato e rivoluzione mentre si nascondeva nei boschi della Carelia alla polizia di
Kerenskij. «Ecco l'uovo fatale schiudersi e lasciare uscire il serpente - commenta Colletti -
cioè l'idea della scomparsa dello Stato, l'eliminazione dei dissidenti, la convinzione che il male
si annidi nella proprietà privata».
Il finale è noto: sviluppo del partito unico, culto del Capo, dominio incontrollato della politica
sulla società, terrorismo di Stato. Ma anche la capacità di esercitare uno straordinario fascino
su tanti intellettuali democratici d'Occidente, compreso il raffinato Keynes.
Allora si può recuperare un Marx «buono», contrapponendolo al cattivo? No, risponde
Colletti, perché il profeta ha corrotto lo scienziato. E tuttavia, proprio quel profetismo
semireligioso che ha provocato il fallimento assicura un futuro a Marx ed Engels. Perché lo
spirito religioso è sempre pronto a rinascere, e i «rifondatori» comunisti, finché ci sarà il
capitalismo, non si arrenderanno mai.
Prospettiva angosciosa per l'editore Silvio Berlusconi? Chissà. Intanto, l'edizione economica
del Manifesto di Marx ed Engels, con la prefazione di Colletti, uscirà per la Mondadori la
primavera prossima. Un nuovo best-seller, dopo che la Mondadori ha azzeccato quello,
uguale e contrario, del Libro Nero? |