RASSEGNA STAMPA

22 AGOSTO 1998
MARCO GARZONIO
INCONSCIO
Ottocento pagine per analizzare il lessico dello psicoanalista svizzero. Un dizionario che rifugge l'agiografia e non dimentica i debiti
A come archetipo, S come sogno. Le parole di Jung
Si terrà dal 23 al 28 agosto al Palazzo dei Congressi di Firenze il XIV Convegno dell'Associazione Internazionale di Psicologia Analitica su: «Distruzione e creazione: trasformazioni personali e culturali». Nel frattempo, la Bollati Boringhieri annuncia un «Dizionario junghiano» a cura di Paolo Francesco Pieri. Lopera curata da Paolo Francesco Pieri, nelle sue oltre settecento voci e 832 pagine, evita ogni tentazione agiografica. L'obiettività scientifica consente di illustrare i termini propri del lessico junghiano (e non solo questi) con doviziosa documentazione attinta alle fonti e sapienza critica. In particolare Pieri ricorda in ogni possibile occasione il debito di Jung verso Freud (vengono presentati anche molti lemmi freudiani sia nella loro accezione propria, sia nella «rivisitazione» junghiana), gli autori classici (Platone, testi sacri e dei primi cristiani, Kant: tanto per fare degli esempi), le altre forme del sapere. Si può dire che il «Dizionario» costitusce uno sforzo nuovo (il primo del genere in Italia e un progresso notevole rispetto a tentativi simili operati in altri Paesi) di sistematizzazione di un pensiero che solitamente poco si presta a una comprensione complessiva, ordinata, non settaria («pro» o «contro» che sia). Come originale è l'impegno a verificare le applicazioni terapeutiche e una teoria della clinica di marca junghiana. C'è anzi da presumere che il volume di Pieri contribuisca a scuotere alcuni opposti conformismi: mettere in evidenza il non-senso di certi ostracismi ancora presenti presso taluni ambienti clinici e accademici nei confronti di Jung; costringere molti junghiani a non accontentarsi di semplificazioni o fomule, per risalire invece alle fonti, verificare criticamente ciò che resta di vivo nell'opera dello psichiatra di Zurigo, o di datato. Sono molte le voci da cui, seguendo il filo rosso delle spiegazioni e dei molti rimandi proposto da Pieri, il lettore potrà verificare l'invito a sperimentare una psicologia «positiva e costantemente perturbabile». Basta aprire il volume. Ecco una serie di esempi tratti dalle voci del volume. ARCHETIPO: il termine forse più noto e indicativo del sistema junghiano, che d'altra parte ne evidenzia la «parte più controversa». Opportunamente Pieri espone la complessità dell'espressione, indicando come i riferimenti oscillano di continuo in modo ambivalente, tra una nozione creativa, simbolica, aperta, innovante, e la pretesa, invece, di un fondamento oggettivo, universale, a-temporale. COMPLESSO e NEVROSI: «complesso» è una parola entrata nell'uso corrente (che a Jung deve un'accezione propria) vista in modo correlato con «nevrosi». «I complessi - scrive Jung - contengono problemi e difficoltà su cui il paziente è in conflitto con se stesso... Se questo conflitto fosse cosciente in tutte le sue componenti... non ne deriverebbero mai sintomi nevrotici». L'impostazione psicodinamica junghiana porta non «a cercare i complessi», ma a tentar di scoprire «che cosa fa l'inconscio con i complessi». Una prospettiva di ricerca di senso, insomma. Perché, sottolinea Jung «tutti abbiamo dei complessi», ma questo «è un fatto banale». Il problema è capire che cosa essi vogliono dirci, significare. Un approccio di tipo «simbolico», dunque, al conflitto interno al soggetto e, insieme, una nevrosi vista quale luogo privilegiato anche per analizzare lo scontro tra forze individuali e collettive, il loro essere «bloccate». Annota Pieri: «La nevrosi diventa così la malattia del sistema di relazioni tra l'uomo e il mondo: in essa vengono a urtarsi e a evidenziarsi le questioni umane fondamentali e i principi ultimi della vita». INDIVIDUAZIONE: punto centrale della psicologia analitica: il processo di continua trasformazione di un'individualità alle prese con le domande esistenziali e coi problemi concreti dell'esistenza. Tra natura psichica individuale e quella collettiva, in un continuum di «differenziazione» e di «integrazione», fra spinte «costruttive», di creatività, e «distruttive», di regressione, il «processo di individuazione» costituisce una «imprescindibile esigenza psicologica», per cui il soggetto si differenzia dal «conscio collettivo», dagli stereotipi sociali, e contemporaneamente li integra in modo personale, originale, «come valori che la cultura custodisce e veicola in quanto indispensabili alla convivenza». Il «Dizionario» compie innumerevoli, suggestive correlazioni tra le voci. Basterebbe considerare, a puro titolo esemplificativo, i termini «accettazione», «dialogo», «gioco», «immaginazione», «mito», «relazione», «religione», «sacro», «simbolo». SOGNO questo lemma è riepilogo illuminante. Il sogno: l'«estraneo che bussa alla porta»; l'occasione per farci vedere «abitanti di una tradizione» e, attraverso l'interpretazione, per prospettarci il «fronteggiarsi di due estraneità»; per scoprirci «provenienti, destinati e in situazione». L'analisi del sogno nella psicoterapia - secondo il metodo junghiano dell'«amplificazione» - è come «lasciar avvenire il nuovo sapere e quindi non preoccuparsi più della conferma della verità del vecchio sapere». Secondo la citazione del Talmud, fatta da Jung: «Il sogno è la sua propria interpretazione».
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