RASSEGNA STAMPA

9 LUGLIO 1998
ALFONSO M. IACONO
CHI CONOSCE LA VITA SA CHE L'INFRAZIONE VINCE SULLA REGOLA
Esce finalmente da Einaudi "Il normale e il patologico", l'opera di Canguilhem contro una visione coercitiva della norma. Da Foucault a Derrida, da Balibar a Badiou, tutti gli devono qualcosa
Georges Canguilhem, ĢIl normale e il patologicoģ, Einaudi
Georges Canguilhem è uno di quei filosofi la cui importanza è stata ed è superiore alla sua fama. Eppure, nel seno della filosofia francese contemporanea, da Michel Foucault a Jacques Derrida, da Sarah Kofman a Etienne Balibar, da Pierre Macheray a Alain Badiou, tutti hanno contratto un debito nei confronti del pensiero e dell'insegnamento di Georges Canguilhem. A cavallo tra gli anni '60 e gli anni '70, quando Louis Althusser e il suo gruppo costituivano sul piano internazionale un punto di riferimento centrale all'interno del marxismo, il contributo di Canguilhem sul terreno dell'epistemologia e della storia delle scienze ebbe un momento di risonanza; ma se si legge l'introduzione di Michel Foucault all'edizione americana de Il normale e il patologico, scritta nel 1978, si vede bene come il suo sforzo sia indirizzato a presentare l'autore dando per scontato che non fosse sufficientemente conosciuto al di fuori dei confini della Francia.

E' perciò un bene che ora la Einaudi proponga all'attenzione del pubblico italiano l'opera più significativa di Canguilhem, dove la riflessione filosofica si intreccia con la storia delle scienze e in particolare con la storia della medicina e della biologia. L'edizione italiana è introdotta ottimamente da Mario Porro e dotata di una Postfazione di Michel Foucault, che è poi lo scritto citato prima e rivisto in occasione di un numero speciale della Revue de Métaphysique ed de Morale dedicato a Canguilhem: ultimo lavoro di Foucault prima della sua morte, esso è interessante anche per gli spunti di interpretazione storiografica della filosofia francese contemporanea.

Ma al di là di questo, il confronto fra Canguilhem e Foucault è molto importante: a mio parere, infatti, è difficile comprendere il senso della riflessione di Michel Foucault senza tenere conto dell'influsso di Georges Canguilhem sui temi ascrivibili al normale e al patologico. L'idea che il patologico sia non qualcosa di qualitativamente diverso, ma identico al normale, Georges Canguilhem la trae da Auguste Comte e da Claude Bernard, uno dei padri della fisiologia moderna e suo decisivo punto di riferimento teorico. L'importanza attribuita a Comte e a Bernard riguarda anche l'influsso che i due hanno avuto sulla filosofia, la scienza e ancora di più sulla letteratura del XIX secolo; e poiché, come scrive Canguilhem, "capita costantemente che i medici cerchino la filosofia della loro arte più volentieri nella letteratura che nella medicina o nella filosofia stesse", la questione assume una rilevanza storiografica notevole.

E' su questo terreno che Canguilhem si incontra con la filosofia di Nietzsche e dunque con il passaggio filosofico che dall'identità fra normale e patologico va verso una riflessione critica sui valori, a cominciare da quello della verità.Nietzsche, in un frammento della primavera del 1888, riporta un brano di un'opera di Claude Bernard, dove appunto viene affermata l'identità fra il normale e il patologico. Come fa notare Canguilhem, Nietzsche fa precedere la citazione tratta dalle Lezioni sul calore animale di Claude Bernard, dalla seguente considerazione: "Il valore di tutti gli stati morbosi sta nel mostrare attraverso la lente d'ingrandimento certi stati che sono normali, ma che, come normali, non sono visibili". Il patologico, dunque, diventa una chiave di lettura del normale, proprio in quanto ne costituisce, in un certo senso e nello stesso tempo, un'amplificazione e un irrigidimento. Come accade quando l'irregolarità di un fenomeno ci fa accorgere di quelle regolarità che altrimenti non noteremmo, così dal patologico si può comprendere quella condizione normale di cui altrimenti non coglieremmo il significato e il funzionamento.

In opere come Storia della follia o Nascita della clinica Michel Foucault radicalizzerà questo rapporto fra normale e patologico fino al punto da creare una tensione fra il potere di esclusione che possiede un sapere nel momento in cui si fa normale (anche Thomas Kuhn, come è noto, parla di scienza normale) e ciò che tale sapere-potere esclude. Si tratta di una radicalizzazione teorica, ma essa ha origine, appunto, nell'insegnamento di Canguilhem.

Il libro è diviso in due parti che corrispondono a due momenti diversi della ricerca dell'autore. Il nucleo originario è del 1943, ma tra il 1963 e il 1966 egli aggiunse ulteriori riflessioni, dove più fortemente emergevano i rapporti tra l'idea del vivente e l'idea del sociale, insieme alla questione dell'errore come concetto in patologia. Essendo posta l'identità tra il normale e il patologico, il concetto di normale deve presentarsi non rigido, bensì dinamico. Da questo punto di vista, per esempio, se si prende la nozione di adattamento e la si sposta dal biologico al sociale, può accadere che "definire l'anormalità come disadattamento sociale significa accettare in misura maggiore o minore l'idea che l'individuo debba sottoscrivere il fatto di questa società, dunque accomodarsi a essa come a una realtà che è al tempo stesso un bene".

Contro l'idea di adattamento intesa attraverso l'immagine di un ambiente dato a cui un organismo deve omologarsi, Canguilhem è fra coloro che mettono in rilievo la centralità della relazione fra ambiente e organismo. Se la relazione fra ambiente e organismo tende a modificare sia l'ambiente che l'organismo, il quale non deve adattarsi a un contesto dato ma mostrarsi attivo entro i limiti e l'autonomia della sua individualità, ciò comporta la molteplicità e la relatività della nozione di norma. "Ciascuno di noi fissa le proprie norme scegliendo i propri modelli di esercizio. La norma del fondista non è la stessa del velocista. Ciascuno di noi cambia le proprie norme in funzione della propria età e delle proprie norme anteriori, la norma dell'anziano velocista non è più la sua norma di campione. E' normale, vale a dire conforme alla legge biologica dell'invecchiamento, che la riduzione progressiva dei margini di sicurezza comporti l'abbassamento delle soglie di resistenza alle aggressioni dell'ambiente. Le norme di un anziano verrebbero considerate deficienze nello stesso uomo adulto.
Questo riconoscimento della relatività individuale e cronologica delle norme non è scetticismo di fronte alla molteplicità, ma tolleranza della varietà".Tutta l'attenzione di Canguilhem è rivolta alla critica di una visione coercitiva e omologante della norma. Sotto questo aspetto, se, come egli afferma, la conoscenza della vita presuppone la priorità dell'infrazione sulla regolarità (e qui è Foucault che influenza Canguilhem), che cosa intendere per malattia dell'uomo normale? Per malattia dell'uomo normale bisogna intendere "la comparsa di un'incrinatura nella sua fiducia biologica in se stesso". Ma si tratta di un'incrinatura necessaria, perché "la minaccia della malattia è una delle componenti costitutive della salute".

La concezione della salute intesa come un equilibrio continuamente riconquistato su fratture, come l'inserimento dell'errore e della casualità nell'organizzazione del vivente, avvicinano Canguilhem - che ha recepito la lezione della filosofia deterministica di Claude Bernard e della critica dei valori di Friedrich Nietzsche - alle teorie dell'autorganizzazione biologica che, nei loro diversi versanti (da Prigogine a Eigen, da Atlan a Maturana e Varela) pongono in primo piano il problema dell'autonomia del vivente e il ruolo del caso nella costruzione dell'ordine biologico: come fa ben notare Porro nella sua introduzione.
inizio pagina
vedi anche
Cultura-Impresa scientifica