![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 LUGLIO 1998 |
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E' perciò un bene che ora la Einaudi proponga all'attenzione del pubblico italiano l'opera più significativa di Canguilhem, dove la riflessione filosofica si intreccia con la storia delle scienze e in particolare con la storia della medicina e della biologia. L'edizione italiana è introdotta ottimamente da Mario Porro e dotata di una Postfazione di Michel Foucault, che è poi lo scritto citato prima e rivisto in occasione di un numero speciale della Revue de Métaphysique ed de Morale dedicato a Canguilhem: ultimo lavoro di Foucault prima della sua morte, esso è interessante anche per gli spunti di interpretazione storiografica della filosofia francese contemporanea.
Ma al di là di questo, il confronto fra Canguilhem e Foucault è molto importante: a mio parere, infatti, è difficile comprendere il senso della riflessione di Michel Foucault senza tenere conto dell'influsso di Georges Canguilhem sui temi ascrivibili al normale e al patologico. L'idea che il patologico sia non qualcosa di qualitativamente diverso, ma identico al normale, Georges Canguilhem la trae da Auguste Comte e da Claude Bernard, uno dei padri della fisiologia moderna e suo decisivo punto di riferimento teorico. L'importanza attribuita a Comte e a Bernard riguarda anche l'influsso che i due hanno avuto sulla filosofia, la scienza e ancora di più sulla letteratura del XIX secolo; e poiché, come scrive Canguilhem, "capita costantemente che i medici cerchino la filosofia della loro arte più volentieri nella letteratura che nella medicina o nella filosofia stesse", la questione assume una rilevanza storiografica notevole.
E' su questo terreno che Canguilhem si incontra con la filosofia di Nietzsche e dunque con il passaggio filosofico che dall'identità fra normale e patologico va verso una riflessione critica sui valori, a cominciare da quello della verità.Nietzsche, in un frammento della primavera del 1888, riporta un brano di un'opera di Claude Bernard, dove appunto viene affermata l'identità fra il normale e il patologico. Come fa notare Canguilhem, Nietzsche fa precedere la citazione tratta dalle Lezioni sul calore animale di Claude Bernard, dalla seguente considerazione: "Il valore di tutti gli stati morbosi sta nel mostrare attraverso la lente d'ingrandimento certi stati che sono normali, ma che, come normali, non sono visibili". Il patologico, dunque, diventa una chiave di lettura del normale, proprio in quanto ne costituisce, in un certo senso e nello stesso tempo, un'amplificazione e un irrigidimento. Come accade quando l'irregolarità di un fenomeno ci fa accorgere di quelle regolarità che altrimenti non noteremmo, così dal patologico si può comprendere quella condizione normale di cui altrimenti non coglieremmo il significato e il funzionamento.
In opere come Storia della follia o Nascita della clinica Michel Foucault radicalizzerà questo rapporto fra normale e patologico fino al punto da creare una tensione fra il potere di esclusione che possiede un sapere nel momento in cui si fa normale (anche Thomas Kuhn, come è noto, parla di scienza normale) e ciò che tale sapere-potere esclude. Si tratta di una radicalizzazione teorica, ma essa ha origine, appunto, nell'insegnamento di Canguilhem.
Il libro è diviso in due parti che corrispondono a due momenti diversi della ricerca dell'autore. Il nucleo originario è del 1943, ma tra il 1963 e il 1966 egli aggiunse ulteriori riflessioni, dove più fortemente emergevano i rapporti tra l'idea del vivente e l'idea del sociale, insieme alla questione dell'errore come concetto in patologia. Essendo posta l'identità tra il normale e il patologico, il concetto di normale deve presentarsi non rigido, bensì dinamico. Da questo punto di vista, per esempio, se si prende la nozione di adattamento e la si sposta dal biologico al sociale, può accadere che "definire l'anormalità come disadattamento sociale significa accettare in misura maggiore o minore l'idea che l'individuo debba sottoscrivere il fatto di questa società, dunque accomodarsi a essa come a una realtà che è al tempo stesso un bene".
Contro l'idea di adattamento intesa attraverso l'immagine di un
ambiente dato a cui un organismo deve omologarsi, Canguilhem è
fra coloro che mettono in rilievo la centralità della
relazione fra ambiente e organismo. Se la relazione fra
ambiente e organismo tende a modificare sia l'ambiente che
l'organismo, il quale non deve adattarsi a un contesto dato ma
mostrarsi attivo entro i limiti e l'autonomia della sua
individualità, ciò comporta la molteplicità e la relatività della
nozione di norma. "Ciascuno di noi fissa le proprie norme
scegliendo i propri modelli di esercizio. La norma del fondista
non è la stessa del velocista. Ciascuno di noi cambia le proprie
norme in funzione della propria età e delle proprie norme
anteriori, la norma dell'anziano velocista non è più la sua norma
di campione. E' normale, vale a dire conforme alla legge
biologica dell'invecchiamento, che la riduzione progressiva dei
margini di sicurezza comporti l'abbassamento delle soglie di
resistenza alle aggressioni dell'ambiente. Le norme di un anziano
verrebbero considerate deficienze nello stesso uomo adulto.
Questo riconoscimento della relatività individuale e cronologica
delle norme non è scetticismo di fronte alla molteplicità, ma
tolleranza della varietà".Tutta l'attenzione di Canguilhem
è rivolta alla critica di una visione coercitiva e omologante
della norma. Sotto questo aspetto, se, come egli afferma, la
conoscenza della vita presuppone la priorità dell'infrazione
sulla regolarità (e qui è Foucault che influenza Canguilhem), che
cosa intendere per malattia dell'uomo normale? Per malattia
dell'uomo normale bisogna intendere "la comparsa di
un'incrinatura nella sua fiducia biologica in se stesso". Ma si
tratta di un'incrinatura necessaria, perché "la minaccia della
malattia è una delle componenti costitutive della salute".
La concezione della salute intesa come un equilibrio continuamente riconquistato su fratture, come l'inserimento dell'errore e della casualità nell'organizzazione del vivente, avvicinano Canguilhem - che ha recepito la lezione della filosofia deterministica di Claude Bernard e della critica dei valori di Friedrich Nietzsche - alle teorie dell'autorganizzazione biologica che, nei loro diversi versanti (da Prigogine a Eigen, da Atlan a Maturana e Varela) pongono in primo piano il problema dell'autonomia del vivente e il ruolo del caso nella costruzione dell'ordine biologico: come fa ben notare Porro nella sua introduzione.
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