CARLO A. VIANO Ipotesi sull'Aids, epidemia inventata| Contro le certezze della scienza, ipotesi sull'Aids, epidemia inventata |
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| Peter Duesberg- Bryan J. Ellison, «Aids. Il virus inventato», Baldini & Castoldi |
| Nella saggistica corrente si incontrano quasi ogni giorno critiche radicali alla scienza e alla tecnica. Sentinelle dell'essere di guardia contro la civiltà tecnologica, i filosofi assicurano che la scienza non è il prodotto finale del progresso e che le teorie oggi dominanti potranno essere abbandonate domani: qualcuno arriva a dire che, come i romanzi, sono soggetti a mode, non più stabili di quelle letterarie. Gli storici della scienza ci hanno da tempo abituati alla ricostruzione dei miraggi attraverso i quali si è costruito il nostro sapere scientifico; ma ora compare, tradotto da Baldini & Castoldi, Aids. Il virus inventato, scritto da Peter Duesberg in collaborazione con Bryan J. Ellison, che ci racconta una vicenda del presente. Per Duesberg, un valente virologo di Berkeley, non si è mai dimostrato che l'Aids sia un'infezione virale e che il virus Hiv ne sia la causa. L'Hiv è poco presente nei malati di Aids e i cosiddetti «sieropositivi» presentano anticorpi dell'Hiv, il che dovrebbe far pensare che abbiano reagito bene nei confronti del virus; né la diffusione dell'Aids risponde ai modelli statistici di una malattia infettiva. Per dare una spiegazione virale dell'Aids sono state violate le regole classiche della batteriologia e della virologia, stabilite da Koch, e si sono attribuiti poteri straordinari a virus lenti e retrovirus
Per Duesberg l'Aids esiste, ma è un'epidemia inventata, come lo furono lo scorbuto, il beriberi o la pellagra, a lungo imputate ad agenti patogeni e non alle abitudini alimentari. Sotto il nome di Aids sono state poste forme di immunodeficienza che potrebbero avere cause diverse in emofiliaci, in persone che hanno bisogno di trasfusioni, in omosessuali che fanno uso di sostanze eccitanti e in drogati, tutte cause diverse dalla trasmissione di un virus, che la ricerca ostinata di un agente patogeno ha indotto a trascurare. Non solo, ma l'ipotesi virale ha suggerito di curare le persone con Hiv (un virus probabilmente innocuo) con farmaci che potrebbero essere la vera causa per cui i sieropositivi acquisiscono l'immunodeficienza
Duesberg considera l'associazione tra Aids e Hiv non tanto un errore epistemologico, quanto il tentativo dei virologi di mantenere primato e cospicui finanziamenti anche quando, dopo la vittoria contro la poliomielite, non si sono più profilate infezioni gravi da combattere. È difficile dire se Duesberg abbia ragione: ne devono discutere gli esperti. Ma il suo libro è un caso interessante di critica interna della ricerca scientifica, del tutto diversa dalla critica esterna di tanti profeti della cultura antitecnologica. Soprattutto non è generica. Mentre quei profeti mirano a screditare la conoscenza scientifica in quanto tale, per timore che qualcuno prenda anche le verità scientifiche accertate come descrizioni attendibili di pezzi del mondo, Duesberg è convinto che la scienza possa giungere a dire, magari per tratti limitati, come stanno le cose. Anzi, della scienza ha una concezione alta, di tipo einsteiniano. I finanziamenti eccezionali attribuiti alla fisica dal progetto Manhattan, che diede agli Stati Uniti l'arma decisiva per porre rapidamente fine alla Seconda guerra mondiale, fu un passo fatale. Gli scienziati furono indotti a formulare progetti che giustificassero sempre nuovi finanziamenti e il modello bellico fu applicato a ogni settore scientifico, in particolare alla medicina, intesa come una forma di guerra contro la malattia: il cancro diventò il principale nemico da battere
Critiche di questo genere non sono nuove e recentemente il caso Di Bella ha marginalmente sollevato la questione di indirizzi, terapie, finanziamenti della ricerca oncologica e degli interessi coinvolti. Purtroppo il tema, connesso all'offerta di una fittizia panacea e a una polemica generica contro la cosiddetta medicina ufficiale, è stato sprecato. Duesberg non soltanto non offre facili rimedi contro l'Aids, ma rompe una costellazione culturale. L'ambito nel quale si radica il rifiuto della società industriale e della sua scienza è lo stesso in cui è fiorita la cultura della liberazione, che ha esaltato l'uso delle droghe, ha respinto ogni tentativo della medicina di collegare malattie a comportamenti: le organizzazioni omosessuali hanno appoggiato la tesi che l'Aids fosse un virus e hanno preteso stanziamenti per la ricerca di terapie, meglio ancora di un vaccino, che «assolvesse» un comportamento sessuale associato all'uso di sostanze inebrianti. Da questo punto di vista la posizione di Duesberg appare «politicamente scorretta». Giuste o sbagliate che siano, le considerazioni di Duesberg servono anche a mostrare che nulla è del tutto innocente. Sotto la formula del politicamente corretto si sono condotte tante campagne utili, contro razzismo e discriminazione; ma si sono anche nascosti altri pregiudizi e tentativi di imporre censure o di ostacolare l'acquisizione di conoscenze. |