![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 LUGLIO 1998 |
| GIOVANNI MARIA PACE I postmoderni sono un pericolo per la ragione
Per quale ragione? "In realtà", risponde lo storico della scienza, "più che al mondo accademico occidentale, lord Snow pensava al Terzo Mondo e temeva che se i paesi sottosviluppati non si fossero presto emancipati attraverso la conoscenza scientifica e tecnologica, il quarto cavaliere dell'Apocalisse sarebbe tornato a falciare. Questa era la sua vera preoccupazione. Ciò che però si tramanda del pensiero snowiano è l'affermazione che i professoroni ai vertici delle Facoltà umanistiche farebbero bene a imparare le leggi della termodinamica". Il professor Holton ha parlato nei giorni scorsi a "Spoletoscienza", il seminario organizzato dalla Fondazione Sigma Tau nato dieci anni fa come ponte, per l'appunto, tra le due culture, quella umanistica e quella scientifica. Quindi quella del polemista inglese era una preoccupazione più che altro politica? "Sì. Comunque Snow aveva ragione nel denunciare la lontananza culturale tra gli addetti alle scienze "forti", da un lato; e filosofi, sociologi e simili, dall'altro. Mentre i primi, gli scienziati, continuano a lavorare nel modo tradizionale, i secondi tendono a scivolare nel post-modernismo. Parlo di Vaclav Havel, lo scrittore divenuto presidente della Repubblica ceca che vede un legame di causa e effetto tra scienza e comunismo, ma anche di Foucault, Latour e di tutti coloro che sono impegnati a dimostrare come la scienza sia una costruzione sociale: per costoro le leggi della fisica, i "quark", la relatività non esistono altro che nell'immaginazione degli scienziati, le cui proposizioni possono venire contraddette come quelle di chiunque altro. I post-modernisti sono per l'intuizione e l'individualismo, sono contrari alle sanzioni all'Iraq e fautori di ideologie terzomondiste. Il loro scopo è minare l'autorità della scienza e in particolare la sua autorità morale". Holton, nato a Berlino da genitori austriaci, è approdato negli Stati Uniti fuggendo il nazismo. Ora insegna fisica e storia della scienza all'università di Harvard, da dove conduce una vigorosa battaglia contro il ritorno dell'irrazionale e la cosidetta cultura della New Age. E' anche curatore delle opere di Einstein nonché conoscitore della realtà culturale europea. Professore, in Italia c'è chi sostiene autorevolmente (per esempio Claudio Magris) che il dominio dell'idealismo è acqua passata e il ritardo della cultura scientifica un concetto obsoleto. Ma poi salta fuori il caso Di Bella. L'entusiasmo per una cura ancora da verificare non è forse l'indice di una perdurante debolezza, per non dire dell'inesistenza di una cultura scientifica diffusa? "Già, ho seguito la vicenda della cura anti-cancro con un senso di incredulità. E con preoccupazione. Se la sfida all'autorità della scienza (o a qualsiasi autorità) diventa un atteggiamento diffuso, domani potreste trovarvi alle costole, poniamo, i creazionisti che chiedono l'abolizione dell'insegnamento dell'astronomia e della biologia in nome di un ritorno alla Bibbia, com'è avvenuto negli Stati Uniti". Intendo dire, prosegue Gerald Holton, che l'irrazionale fiducia in un guaritore "può costituire una minaccia per la democrazia, e in definitiva un'apertura al fascismo". In effetti, in Italia la cura che si fonda sulla somatostatina è difesa soprattutto da uomini che fanno capo ad Alleanza nazionale... "Non mi sorprende. Negli Stati Uniti creazionisti e analoghi rappresentano un movimento sostanzialmente ostile alla democrazia".
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