RASSEGNA STAMPA

2 giugno 1998
Il Dalai Lama, quando la cosmologia vince sulla mente umana
di CARLO AUGUSTO VIANO
aa. vv.«Ponti sottili.Conversazioni del Dalai», a cura di Marco Respinti, pp. 312, Lit 35.000 Neri Pozza
Dal 1987 al 1992 un gruppo di scienziati interessati al buddismo ha organizzato quattro incontri con il Dalai Lama, per discutere con lui sulla scienza della mente. Nel 1992 J.W. Hayward e F.J. Varela hanno curato per le Shambhala Publications la pubblicazione degli atti del primo incontro e l'hanno intitolato Gentle Bridge. Ponti sottili s'intitola la traduzione italiana, opera di Marco Respinti. Gli scienziati che hanno incontrato il Dalai Lama erano convinti che, messi da parte alcuni pregiudizi che gravano sulla scienza occidentale, sarebbe stato più facile favorire un incontro tra mentalità occidentale e mentalità orientale. Essi pensavano che scienziati della mente disposti a sostenere il primato della soggettività sull'oggettività, della vita sulla materia fisica inerte avrebbero potuto aprire una prospettiva di questo genere. Da parte sua il Dalai Lama aveva manifestato un vivo interesse per la scienza contemporanea. Del resto oggi le grandi religioni, quando non cedono a forme fondamentalistiche, cercano un rapporto non ostile con la scienza moderna, e il terreno più delicato sembra proprio quello delle scienze della vita. Recentemente il Papa, che si è riconciliato con Galileo e che non sembra molto preoccupato dei problemi posti dalla fisica e dalla cosmologia, ha proclamato che la teoria dell'evoluzione non è sufficiente per spiegare la spiritualità umana. E in più occasioni ha fatto capire che in materia di biologia la Chiesa intende controllare le conclusioni degli scienziati. Anche gli scienziati hanno espresso riserve sul neodarwinismo, ma il Dalai Lama, che parte da una concezione della realtà nella quale l'uomo non ha la posizione centrale che gli attribuisce il cristanesimo, non ne ha fatto gran conto. Né è sembrato molto sensibile alla polemica antiriduzionistica condotta dagli scienziati della mente, che costituisce tanta parte dello spiritualismo occidentale; anzi è parso più attratto dalla cosmologia e dalla fisica che dalla biologia e dalla psicologia, mantenendosi piuttosto distaccato dal riconoscimento del primato della vita che stava a cuore ai suoi interlocutori..
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