![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 10 APRILE 2005 |
|
Francesco Sala, botanico e
biotecnologo, da anni si batte per contrastare il pregiudizio ideologico contro
gli ogm per il settore agroalimentare, che ha attecchito politicamente
soprattutto in Italia. Dove ha prodotto danni quasi irreparabili attraverso le
azioni governative di sabotaggio attuate dai Verdi e dalla Destra Sociale, che
hanno espresso gli ultimi due ministri delle politiche agricole. La domanda più
attuale, però, forse non è tanto se gli ogm sono davvero pericolosi. Ormai, a
parte qualche fanatico, quasi nessuna persona dotata di un minimo raziocinio,
presa singolarmente, lo crede davvero. Bisogna chiedersi come sia stato
possibile sbagliare in modo così clamoroso il governo politico di una
tecnologia strategica per un Paese come l'Italia, dove l'agricoltura è comunque
una componente rilevante dell'economia nazionale.
Sala dimostra che rinunciando a usare
l'ingegneria genetica si perderanno in breve tempo proprio alcuni di quei
prodotti tipici, minacciati dai parassiti, che dovrebbe sostenere l'economia
agricola del Paese: come il pomodoro San Marzano e il riso Carnaroli. E
denuncia la scarsa deontologia di quegli scienziati che accettano: di farsi
condizionare dalla politica nella scelta degli obiettivi della ricerca. Ovvero
sono disposti a condurre inutili studi su inesistenti rischi da ogm, pur di
disporre di finanziamenti. Peraltro l'enfasi sui rischi e i controlli a carico
degli ogm hanno alimentato immorali strategie di protezionismo economico da
parte della Comunità Europea, a danno dei prodotti e delle economie agricole
dei Paesi in via di sviluppo. Nonché ritardato lo sviluppo e l'utilizzazione
di ogm di seconda generazione, come il golden rice, che potrebbero dimostrarsi
efficaci per risolvere problemi sanitari e alimentari proprio nei Paesi più
poveri.
Chi difende gli ogm in agricoltura
deve però rendersi conto che certe credenze e abitudini, soprattutto a livello
dell'antropologia "alimentare", sono difficili da cambiare. E che
nella percezione di senso comune un ragionamento probabilistico sui rischi non
viene facilmente compreso. Per ragioni che gli psicologi cognitivi hanno ben
spiegato. Così come si è visto che intraprendere qualcosa che implica un
qualche rischio, viene giudicato moralmente condannabile. Pure se quel rischio
è di gran lunga inferiore a tanti, ben più concreti, che affrontiamo senza
averne consapevolezza, e con sentimenti di dubbia moralità, quotidianamente. Le
future generazioni, quando riusciranno a rimediare i danni prodotti da un paio
di decenni di follie nella politica della ricerca in Italia, irrideranno a
coloro che oggi celebrano irrazionalmente le virtù nutrizionali ed economiche
degli alimenti biologici.
Sala se le prende con il principio di
precauzione. E' vero che si tratta di un principio che legittima
l'arbitrarietà nelle scelte politiche su materie controverse. Come riconosce
la sentenza del Tar del Lazio del 27 ottobre 2004 che dà ragione al ricorso contro
un famoso decreto Amato-Pecoraro Scanio del 2000, che impediva la
commercializzazione in Italia di alcuni mais transgenici, invocando
un'incertezza circa i rischi per la salute, nonostante tali rischi fossero
stati giudicati irrilevanti dall'Istituto Superiore di Sanità.
Ma ormai il principio di precauzione è
diventato un criterio "metagiuridico" che influenza il diritto comunitario e internazionale in materia di
sicurezza alimentare. Il libro di Luca Marini ne ricostruisce opportunamente ed
esaustivamente le origini e il modo di funzionare, sviscerando le complesse
interazioni tra scienza, etica, politica e comunicazione che alimentano le controverse
interpretazioni di un principio che troppo spesso veicola solo irrazionalismo
antiscientifico o il paternalismo etico-politico.
Luca Marini, «Il principio di precauzione
nel diritto internazionale e comunitario. Disciplina del commercio di
organismi geneticamente modificati e profili di sicurezza alimentare», Cedam,
Padova 2004, pagg, 432, € 35,00;
Francesco Sala, «Gli ogm sono davvero
pericolosi?», Laterza, Bari-Roma 2005, pagg, 158, € 10,00.