RASSEGNA STAMPA

31 MARZO 2005
MASSIMO PESENTI
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A 100 anni dalla nascita di Mounier
RIPENSARE LA CENTRALITÀ DELLA PERSONA

 

 

 

  



Domani, 1° aprile, ricorre il centenario della nascita di Emmanuel Mounier. Per celebrarlo, esce la nuova edizione de
Il Personalismo (ed. Ave), a cura di Giorgio Campanili, docente all’Università di Parma, e del bresciano Massimo Pesenti. Riportiamo di seguito una rielaborazione sintetica dell’Introduzione del volume dedicato al grande pensatore francese del Novecento.

 

 

In occasione del centenario della nascita di Emmanuel Mounier, l’editrice Ave ha pensato di riproporre ai suoi lettori, in una nuova ed aggiornata veste, Il Personalismo, un’opera fondamentale del pensatore francese, che avrebbe dovuto essere il preannunzio di una nuova e feconda stagione di riflessione, caratterizzata da una più puntuale fondazione teoretica, e che invece, a causa della morte improvvisa dell’autore, era destinato a diventarne una sorta di testamento spirituale. Emmanuel Mounier nasce il 1° aprile del 1905 a Grenoble, in Francia, da famiglia della piccola borghesia di origine contadina, morendo di infarto a Parigi, il 22 marzo 1950, poco prima di compiere 45 anni. Vive nel cinquantennio forse più tragico della storia contemporanea. In questo clima, la grande intuizione di Mounier è stata la "centralità della persona", intesa come valore assoluto, come libertà, trascendenza e impegno nel mondo. La figura di Mounier consente di svolgere qualche riflessione sul significato complessivo del filone personalista nella drammatica stagione segnata da quella sorta di "guerra dei trent’anni" che travagliò il Vecchio Continente tra il 1914 e il 1945, e cioè tra Sarajevo e Hiroshima. Del resto, non è un caso che la "filosofia della persona" si sia affermata, nell’epoca delle immani distruzioni di massa, come reazione inevitabile alla negazione della persona. In questo senso, rappresenta una risposta alla crisi che, prima ancora di essere politica od economica, era soprattutto spirituale e morale. In particolare, ne Il Personalismo (1949) la persona è descritta non come un’astratta entità teorica, ma come una realtà vivente, che si realizza attraverso la relazione, l’incontro con l’altro. Nasce di qui la duplice dialettica che caratterizza sempre la persona, quella del radicamento nella storia e quella del trascendimento dell’esperienza: la persona è dunque una sorta di albero che affonda le sue radici nella corposa concretezza della terra, ma nello stesso tempo si apre ad un’esperienza che la trascende; ma non per questo vi è frattura fra incarnazione e trascendenza, perché si tratta pur sempre dello stesso albero e, fuor di metafora, della medesima persona, chiamata ad una duplice ed insieme unica fedeltà, al "cielo" e alla "terra". Ma quali sono, se così si può dire, i "luoghi" della persona? Sono soprattutto due: la società e la famiglia. La persona, infatti, entra in una relazione in un certo senso paradossale con la società: da una parte, di essa ha bisogno per realizzarsi, soprattutto nel momento fondativo dell’incontro con l’altro; dall’altra parte, la società può essere una minaccia per la piena realizzazione della vita personale, che rischia di essere fagocitata dall’anonimato. Occorre, dunque, trasformare in senso personalista le strutture stesse della società, con il fondamentale passaggio dalla categoria di società a quella di comunità a misura di persona. In questa prospettiva, diventa fondamentale, per Mounier, l’esperienza dell’amore: pur nella consapevolezza dei limiti della famiglia borghese, egli vede nell’universo familiare incentrato sull’amore il più efficace antidoto contro il ricorrente rischio dell’anonimato. Proprio l’amore, per la sua compresenza di "pubblico" (l’istituzione del matrimonio) e di "privato" (il mondo dei sentimenti e degli affetti) è il centro di un mondo di autentiche relazioni. La strutturale apertura della persona all’altro prelude ad un rinnovato approccio al problema della trascendenza. L’aspirazione alla trascendenza, infatti, è per Mounier connaturata all’esistenza stessa dell’uomo, che muove verso un Altro presente nella profondità della coscienza. Affidando nuovamente questo piccolo "classico" del pensiero cattolico del Novecento nelle mani del pubblico italiano e, soprattutto, delle nuove generazioni, si offre un importante strumento di conoscenza e di riflessione su quella centralissima categoria di persona, fulcro del pensiero di Mounier, il cui destino coincide con il futuro stesso dell’Occidente. Infatti, in quell’Occidente che è stato definito, con una ripresa della sua antica etimologia, la terra del tramonto, quello che era stato sin dalle origini il suo punto di forza, il valore della persona umana, rischia di diventare il suo maggiore punto di debolezza. Ma non ci si avvia, in questo modo, alla perdita dell’anima profonda dell’Occidente? Da qui, dalla persona, sono nate la scienza e la filosofia moderna, da qui ha preso avvio la grande stagione dei "diritti umani". Per questo insieme di ragioni, Il Personalismo può transitare dal XX al XXI secolo, per proporsi ancora come utile compagno di viaggio di una coscienza europea nuovamente alla ricerca di se stessa.

 


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Storia della filosofia