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Cattolici
e referendum - L'autore del documento sullo statuto ontologico dell'embrione
critica la legge 40 sulla fecondazione assistita
Principi
controversi, dunque si voti
La legge
n. 40 sulla procreazione medicalmente assistita presenta aspetti positivi e
aspetti criticabili; questo è un fatto comune a tutte le leggi che, di per
sé, non implica il ricorso a dei referendum, essendo in genere sufficiente
ricorrere a modifiche della legge discusse e votate dal Parlamento. Perché,
invece, in questo caso particolare, il ricorso ai referendum appare come la
soluzione più opportuna? Perché la legge in questione traduce sul piano
giuridico una sola fra diverse concezioni etiche in campo, ossia la pi> ù
rigorista, mentre ne esistono altre sostenute da ragioni non banali o pretestuose.
L'effetto è quello di ridurre eccessivamente lo spazio di ciò che è
legalmente lecito, fra i due estremi di ciò che è legalmente obbligatorio e
ciò che è vietato. Nello spazio di quanto è legalmente lecito debbono invece
poter ricadere azioni che sono moralmente riprovevoli secondo una certa etica
e moralmente ammissibili secondo un'altra, in base a princìpi pur sempre
razionali (è questo il senso non banale del pluralismo e della tolleranza,
che non si identificano con un rozzo relativismo etico).
In concreto, senza negare che
l'ordinamento giuridico debba rispettare alcuni princìpi etici fondamentali,
si tratta di individuare quali princìpi etici siano assoluti e inderogabili
anche sul piano giuridico e quali invece siano (su tale piano) derogabili in
base a ragioni adeguate. Ad esempio, per la morale cattolica ufficiale
l'esclusione dell'artificialità e l'esclusione della riproduzione al di fuori
della famiglia legalmente costituita sono principi moralmente inderogabili,
mentre la legge n. 40 ammette sia l'una che l'altra (le pratiche di
riproduzione assistita sono ammesse anche per le semplici coppie di fatto
stabili). La stessa Chiesa cattolica non ha mosso opposizioni contro questi
punti della legge, segno che questi princìpi sono considerati anche dalla
Chiesa come derogabili sul piano strettamente legale (pur continuando a
rimanere vincolanti per la coscienza del cattolico osservante).
Un principio che appare inderogabile nella legge n. 40 è il rispetto assoluto
dell'embrione sin dai primi istanti della fecondazione, ed è facile vedere
che esso consegue logicamente da due presupposti: a) fin dai primissimi
istanti l'uovo fecondato ha lo statuto ontologico di un individuo umano a
pieno titolo; b) il rispetto della vita di un individuo umano è un obbligo
morale e giuridico assoluto e inderogabile. Questa è la posizione ufficiale
della Chiesa in questo momento storico. Essa non può venire onestamente
criticata accusandola di essere espressione di una istituzione dogmatica e
oscurantista (come spesso viene fatto). In realtà la Chiesa si presenta oggi
come una fra le poche autorità morali che, a livello mondiale, si battono per
la difesa di numerosi diritti umani, della pace, dei diritti dei più deboli e
meno protetti.
L'atteggiamento corretto è quello di vedere quanto fondati e universalmente
accettabili siano i due principi sopra menzionati, e allora si può osservare:
a) che la tesi secondo cui l'embrione possiede fin dai primi istanti le
caratteristiche di un'autentica individualità umana è stata negata, sia nel
passato che nel presente, da non pochi filosofi, scienziati e teologi
cattolici, oltre che da non meno numerosi intellettuali laici; b) che la
deroga al principio dell'inviolabilità della vita umana è stata legalmente
praticata e teoricamente giustificata, nel passato e nel presente, sia dal
pensiero cristiano che da quello laico (legittima difesa, guerra, pena di
morte, roghi degli eretici, eccetera). Si tratta quindi di principi
controversi e che, pertanto, possono correttamente ammettere delle deroghe
sul piano legale (pur continuando a vincolare le coscienze di coloro che ne
sono intimamente convinti).
> Tenendo conto della natura controversa delle tesi filosofiche ed etiche
attorno a cui ruotano diverse delle prescrizioni e dei divieti della legge n.
40, appare conforme alla natura di una società pluralistica il fatto che la
legge corrisponda il più possibile all'effettivo stato della coscienza morale
della società entro cui viene emanata, al di fuori e al di sopra delle
contingenti dinamiche politiche che possono aver presieduto alla sua
democratica approvazione.
É ben vero che la verità o falsità di una tesi non si possono decidere a
maggioranza, bensì confrontando le rispettive ragioni, ma nel nostro caso
dobbiamo riconoscere che tali tesi non hanno la caratteristica di
"teoremi" che ogni persona razionale non pu> ò evitare di
ammettere, e quando il confronto delle ragioni non approda a un consenso, e
le decisioni prese si traducono in limitazioni della libertà dei cittadini, è
moralmente corretto fare appello alle coscienze, dalle quali emerge quali
limitazioni si debbano considerare giuste e non soltanto imposte. In
concreto, i referendum hanno questa funzione e la condizione in base a cui
essi possano svolgerla per davvero è che tutte le posizioni filosofiche ed
etiche in gioco abbiano la possibilità di esprimersi e farsi conoscere con
onestà e chiarezza.
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