RASSEGNA STAMPA

27 GENNAIO 2005
FRANCESCO TOMATIS
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Kant, tre critiche in un colpo solo per la svolta copernicana

Concludendosi l’anno celebrativo dei due secoli trascorsi dalla morte di Kant, pare opportuno non tanto un bilancio su quanto mantenere o meno, nel dibattito attuale, del suo sistema, né un ripercorrimento della straordinaria storia degli effetti della sua filosofia, bensì un rinnovato studio, analitico e complessivo, del suo pensiero. In Italia l’occasione è data da una recente edizione presso Bompiani delle sue tre "Critiche", con testo a fronte e nuove traduzioni. È soltanto nell’analisi approfondita dei singoli testi, potendo almeno verificare le traduzioni sull’originale a fronte, tuttavia tenendo anche presente il disegno complessivo delle tre "Critiche" ideato dall’autore stesso, che è possibile coglierne maggiormente la portata, più di quanto la visione sempre limitata della storiografia non sia stata sinora capace di fare. Nelle tre "Critiche" infatti Kant si prefisse di elaborare un unico disegno di pensiero, propriamente una filosofia "trascendentale", quale propria originale metafisica. Per capire il senso trascendentale conferito da Kant alla metafisica, non è sufficiente richiamarsi al significato di trascendentale proprio alla filosofia medievale, nella quale almeno il termine è sorto, in riferimento al trascendimento degli stessi classici "generi sommi" o "categorie" del pensiero e dell’essere, da parte di certe proprietà comuni a ogni ente: ente, cosa, uno, qualcosa, buono, vero, bello. Kant intende critica nel senso originario greco, cioè di giudizio, esame pubblico operato da un tribunale e sottopone la ragione a una critica, a un esame dei suoi diritti e delle sue facoltà, operata dalla ragione stessa. Kant opera questa svolta, denominata una rivoluzione copernicana nel pensiero (benché rintracciabile almeno già in Socrate), per la quale proprio perché la ragione ragiona su se stessa, cogliendo i propri limiti e le proprie funzioni, è possibile un giudizio equo, universale, non soggetto a prevaricazioni di una parte sull’altra. La critica della ragione conduce dunque all’elaborazione di un sapere universale, a priori, senza ricorrere all’esperienza concreta, ai casi sempre singolari, relativamente alle nostre possibilità di conoscere la natura, di agire moralmente, nonché di accordare le esperienze, fatte necessariamente, con le finalità liberamente poste dalla ragione: in esse comprese le realtà classicamente metafisiche dell’immortalità dell’anima e dell’esistenza di Dio, oltre che la libertà dell’uomo. A uno sguardo sintetico e complessivo sulle tre "Critiche" appare che, se per salvare la moralità e lasciar spazio alla fede Kant ha dovuto limitare il sapere - come lui stesso afferma -, egli comunque ha reso maggiormente universale il conoscere, riuscendo anche a proporre nel "senso comune" del giudizio estetico una possibile via di accordo non solo fra libertà e natura, ma anche fra differenti prospettive e persone concrete di una stessa umanità comune.

Immanuel Kant
Critiche

Bompiani. Pagine 2716. Euro 92

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