![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 GENNAIO 2005 |
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Kant,
tre critiche in un colpo solo per la svolta copernicana
Concludendosi l’anno celebrativo
dei due secoli trascorsi dalla morte di Kant, pare opportuno non tanto un
bilancio su quanto mantenere o meno, nel dibattito attuale, del suo sistema, né
un ripercorrimento della straordinaria storia degli effetti della sua
filosofia, bensì un rinnovato studio, analitico e complessivo, del suo
pensiero. In Italia l’occasione è data da una recente edizione presso Bompiani
delle sue tre "Critiche", con testo a fronte e nuove traduzioni. È
soltanto nell’analisi approfondita dei singoli testi, potendo almeno verificare
le traduzioni sull’originale a fronte, tuttavia tenendo anche presente il
disegno complessivo delle tre "Critiche" ideato dall’autore stesso,
che è possibile coglierne maggiormente la portata, più di quanto la visione
sempre limitata della storiografia non sia stata sinora capace di fare. Nelle
tre "Critiche" infatti Kant si prefisse di elaborare un unico disegno
di pensiero, propriamente una filosofia "trascendentale", quale
propria originale metafisica. Per capire il senso trascendentale conferito da
Kant alla metafisica, non è sufficiente richiamarsi al significato di
trascendentale proprio alla filosofia medievale, nella quale almeno il termine
è sorto, in riferimento al trascendimento degli stessi classici "generi
sommi" o "categorie" del pensiero e dell’essere, da parte di
certe proprietà comuni a ogni ente: ente, cosa, uno, qualcosa, buono, vero,
bello. Kant intende critica nel senso originario greco, cioè di giudizio, esame
pubblico operato da un tribunale e sottopone la ragione a una critica, a un
esame dei suoi diritti e delle sue facoltà, operata dalla ragione stessa. Kant
opera questa svolta, denominata una rivoluzione copernicana nel pensiero
(benché rintracciabile almeno già in Socrate), per la quale proprio perché la
ragione ragiona su se stessa, cogliendo i propri limiti e le proprie funzioni,
è possibile un giudizio equo, universale, non soggetto a prevaricazioni di una
parte sull’altra. La critica della ragione conduce dunque all’elaborazione di
un sapere universale, a priori, senza ricorrere all’esperienza concreta, ai
casi sempre singolari, relativamente alle nostre possibilità di conoscere la
natura, di agire moralmente, nonché di accordare le esperienze, fatte
necessariamente, con le finalità liberamente poste dalla ragione: in esse
comprese le realtà classicamente metafisiche dell’immortalità dell’anima e
dell’esistenza di Dio, oltre che la libertà dell’uomo. A uno sguardo sintetico
e complessivo sulle tre "Critiche" appare che, se per salvare la
moralità e lasciar spazio alla fede Kant ha dovuto limitare il sapere - come
lui stesso afferma -, egli comunque ha reso maggiormente universale il
conoscere, riuscendo anche a proporre nel "senso comune" del giudizio
estetico una possibile via di accordo non solo fra libertà e natura, ma anche
fra differenti prospettive e persone concrete di una stessa umanità comune.
Immanuel Kant
Critiche
Bompiani. Pagine 2716. Euro 92