RASSEGNA STAMPA

26 LUGLIO 2004
GUIDO CASERZA
[UN SAGGIO DELLA NUSSBAUM
Chiamale se vuoi
emozioni, però
tutte filosofiche

«Finora - scriveva Freud nella sua Psicologia della vita amorosa - abbiamo lasciato dipingere alla fantasia creativa dello scrittore le condizioni necessarie per amare (...). Diviene inevitabile che la scienza, anche se con mano delicata, si occupi della stessa materia che gli artisti hanno trattato in modo da procurare per secoli gioia all'umanità». Le parole di Freud sono quelle che meglio descrivono un evento traumatico per la letteratura e la filosofia del ventesimo secolo: l'irruzione della scienza in quello che prima era un territorio specificamente loro annesso. Da quel momento gli scrittori si vedranno usurpati di un regno che era stato sempre loro appannaggio: la vita interiore, i sentimenti, gli amori saranno analizzati e «raccontati» dalla psicoanalisi. Di fatto, con l'avvento della psicanalisi, ma anche delle scienze esatte, letteratura e filosofia sono state costrette a un ripensamento del proprio statuto che è diventato sempre più urgente soprattutto per la filosofia, costretta a ricondurre la propria indagine entro i limiti di un’attività ausiliaria o a rivendicarne, anacronisticamente, il carattere autonomo e fondativo. Solo negli ultimi decenni la filosofia si è aperta fecondamente al confronto con le altre branchie del sapere. Uno dei contributi più importanti, in questo senso, viene dall'americana Martha C. Nussbaum la cui decennale ricerca è ora sfociata in un poderoso saggio dal titolo assai significativo: L'intelligenza delle emozioni (il Mulino, pagg. 868, euro 45,00).
Un saggio riccamente interdisciplinare, fondato su un confronto dottissimo con l’etologia, la psicologia, l’antropologia, la letteratura, la musica e l’arte, capace di restituire alla filosofia, con mutuo vantaggio, ciò che la psicanalisi le aveva sottratto e che mira alla elaborazione di una teoria filosofica delle emozioni. L’approccio potrà sembrare eccentrico, soprattutto quando, sin dalle prime pagine, la filosofa, rileggendo le pagine prosutiane dedicate al barone di Charlus, stringe un nesso fra emozioni e pensiero: le emozioni sarebbero in sostanza giudizi di valore. In realtà, la teoria filosofica delle emozioni della Nussbaum ha un antecedente nelle idee degli stoici greci, debitamente rivedute e perfezionate. Nella concezione stoica era infatti contenuto anche il pregiudizio che tutte le valutazioni contenute nelle emozioni sono false, ciò che spiega la loro raccomandazione di sradicare tutte le emozioni, alla ricerca di una vita priva di turbamenti. Viceversa, il perfezionamento di tale concezione evidenzia come il ruolo delle emozioni in una vita umana soddisfacente sia elemento essenziale della riflessione generale sulla bontà: in questo senso, incrociando il pensiero di Agamben, la Nussbaum elabora una teoria neostoica che è foriera di conseguenze anche per il pensiero politico. Muovendosi sottilmente fra etica e politica, la filosofa pone infatti l’accento sull’importanza che il mutuo rispetto e la reciprocità (fondamenti quotidiani dell'agire sociale e politico) dovrebbero avere all’interno di una concezione normativa che consideri «le persone come fini, piuttosto che come mezzi, e come agenti piuttosto che come meri ricettori passivi di benefici».
Alla concezione puritana, che considera tradizionalmente le emozioni come sovversive della moralità, la Nussbaum oppone in sostanza la consapevolezza etica del ruolo sociale delle emozioni: in questa prospettiva anche l’amore, sottratto alle storture platoniche, cristiane e romantiche, e ricondotto ai fenomeni della vita quotidiana, viene visto come uno strumento sociale e filosofico per estendere la nostra consapevolezza etica.

 

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