![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 31 MARZO 2004 |
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Convegno
condotto da Flamigni contro la nuova legge sulla procreazione assistita |
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«Fecondazione
eterologa, diritto negato» |
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Una legge che lacera coscienze e schieramenti, che crea
maggioranze trasversali e agguerrite minoranze. Più che bambini, il nuovo
testo sulla procreazione assistita, entrato in vigore il 10 marzo, per ora fa
nascere polemiche e propositi di battaglia. Tra i suoi più fieri oppositori,
Carlo Flamigni, uno dei più autorevoli ginecologi italiani, autore di oltre
900 pubblicazioni e di numerosi volumi di divulgazione scientifica (tra
questi, l'ultimo è «Il grande tabù delle donne», edito da Mondadori). «Ci
sono molti modi di leggere questa legge, dall'incontro con la quale la
scienza esce comunque malconcia» dice Flamigni all'incontro organizzato
all'Hotel Stendhal. «Il fatto - prosegue il direttore della cattedra di Ginecologia e
ostetricia dell'Università di Bologna e membro del Comitato nazionale di
Bioetica - è che la sterilità sta diventando una malattia sociale. Siamo una
strana specie, che mette trappole sul proprio cammino. Il nostro stile di
vita aumenta i rischi di sterilità. Basti pensare all'inquinamento o alla
carne che consumiamo, piena di steroidi». E poi ci sono questioni
anagrafiche, con le donne che decidono di diventare madri in età sempre più
avanzata, «quando è a vent'anni che la donna è più feconda». La sterilità è
un problema sociale e globale. Lo dimostrano il milione e mezzo di bambini
nati in tutto il mondo grazie alla fecondazione assistita. «In Italia, sono
circa 7.200 all'anno». Ora, la legge pone freni criticati da Flamigni: a
cominciare dalle donazioni eterologhe («Perché in questo caso non possono
valere i principi alla base delle adozioni?»), passando per il numero degli
embrioni buoni da trasferire nell'utero, per arrivare all'impossibilità di
congelare non solo gli embrioni, ma anche gli zigoti. «Inoltre, non si deve
aver paura di fare ricerca nel campo delle cellule staminali: è questo il
futuro». Una legge «non "per", ma "contro": non è fatta per
venire incontro al desiderio di maternità e di paternità delle persone»
sottolinea Carmen Motta. «Una legge sulla quale c'è stata molta
disinformazione e che ha tradito la laicità dello Stato. Una legge che si
basa sulla sfiducia nei confronti del senso di responsabilità dei cittadini.
Ci si sta già organizzando per sostenere l'incostituzionalità di queste
norme» prosegue la parlamentare diessina che ha organizzato l'incontro allo
Stendhal insieme con la Rete delle donne di Parma, «un gruppo trasversale, al
quale aderiscono donne di diversa provenienza». Di incostituzionalità parla, senza mezze misure, l'avvocato Cecilia
Cortesi, dottoranda in Bioetica all'Università di Parma. «Si tratta di una
norma che non può essere applicata in quanto lesiva dei diritti delle donne e
delle coppie. Questa legge esclude molte coppie portatrici di patologie e
impedisce le diagnosi preimpianto. Inoltre, viola la libertà della ricerca
scientifica, oltre alla privacy, perché prevede la schedatura di chi accede
alle tecniche di fecondazione assistita». Un capitolo a parte meritano le
sanzioni. «Ce ne sono alcune che nemmeno i peggiori assassini rischiano. Chi
utilizza la fecondazione eterologa può essere punito con una sanzione dai
300mila ai 600mila euro. Una sanzione amministrativa, che può essere sospesa.
Chi non rischierà nulla sarà chi, grazie ai soldi, potrà permettersi di
andare all'estero». |
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