![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 3 MARZO 2004 |
|
Attimi rivoluzionari
Origine,
adattamento, evoluzione secondo Stephen Jay Gould
Riveduta e corretta Tra scienza, filosofia e storia, le
idee più originali e discusse del grande paleontologo in un volume postumo
Fa una
certa tristezza recensire La struttura della teoria
dell'evoluzione, il libro postumo di un amico e sodale caro come
Stephen Jay Gould - autore prima così bistrattato e a lungo non tradotto, in
Italia; poi, grazie a una ben riuscita operazione editoriale capeggiata da
Danielle Mazzonis e dall'altrettanto compianto saggista e filosofo batesoniano
Michelangelo Notarianni, venne finalmente tradotto da una casa editrice
«minore» come Editori Riuniti. In massa le altre case editrici rigettarono
infatti la mia proposta di farlo rapidamente conoscere al pubblico italiano.
Oggi Feltrinelli e altri lo pubblicano - e ripubblicano - alacremente. Questo
tomo di fattura enciclopedica (ben 1732 pagine) ha richiesto un team di
traduttori e un curatore dedito - Telmo Pievani -, che ringrazia esplicitamente
il molto gouldiano Michele Luzzatto (pervicace darwinista torinese) per
l'ausilio nel coordinamento. Il volume è innanzitutto una rivisitazione critica
- e talora autocritica - di quella teoria dell'«equilibrio punteggiato», che
corrobora punti di vista teoretici macroevolutivi - a quest'ultimi è in effetti
dedicato ampio spazio di trattazione.
Tale teoria prese largo all'inizio degli anni ottanta
proprio grazie agli sforzi euristici e tecnici di Gould stesso, di Niles
Eldredge e della paleontologa sudafricana (e si era in tempi di corposa
apartheid) Elisabeth Vrba. Scrive in calce al volume Gould: «A Niles Eldredge
ed Elisabeth Vrba: che si possa sempre essere i Tre Moschettieri/ spuntandola
con il nostro pennacchio/ dai nostri inizi ferocemente combattivi a Digione/ al
nostro arrivo felice e senza inferni al Giorno del Giudizio/ Tutti per Uno e Uno per Tutti». Questo proprio per sancire
la compiutezza di un'opera ventennale, dove sforzo teorico e tecnico mirato a
cambiare le opinioni degli addetti ai lavori (paleontologi, evoluzionisti,
etologi e studiosi in genere delle scienze naturali) si è compenetrato indissolubilmente con il pensare comune delle centinaia,
migliaia di lettori dei popolarissimi libri di storie naturali a firma di
Gould.
L'idea era dagli inizi, in fondo, escatologica - e secondo
alcuni erroneamente non in linea con il pensiero ortodosso di Charles Darwin,
il Nostro Migliore: l'incedere evolutivo non sarebbe né lento né tantomeno
graduale, bensì in determinati punti della storia della vita sulla Terra si
verificherebbero repentine rivoluzioni: con
l'estinguersi allora improvviso di una grande varietà e quantità di forme
animali e vegetali e una rapida concomitante comparsa di forme anche
radicalmente diverse di faune e flore. Insomma, solo in particolari «attimi»
della sua storia vissuta la vita sulla Terra incontrerebbe rivoluzioni dove
forme comuni e floride (come ammoniti nei mari, i grandi rettili dinosauriformi
in terrae, arie, mari e paludi) scomparirebbero per far spazio a uccelli e
mammiferi che oggi possiamo piacevolmente osservare nei nostri ecosistemi
terrestri. Non furono a caso, perciò, paleontologi come Gould ad
appassionarsene. Ma la teoria dell'equilibrio punteggiato ha avuto grandi
nemici e copiosi detrattori. In questo libro Gould li fronteggia in lunghe
trattazioni e contro-deduzioni. È in questa sua difesa del suo/loro maggiore
contributo teorico che risiede l'essenza più rilevante del testo.
Ma anche il resto del libro è davvero interessante. I primi
capitoli, come l'incipit «Definizione e revisione della struttura della teoria
dell'evoluzione» rivedono criticamente la struttura della teoria
dell'evoluzione, storicizzando la «logica darwiniana» e quella «darwinista». Da
storico e filosofo accorto delle scienze biologiche, Gould qui ripassa in
attenta rassegna i miti lamarkisti, i ragionamenti di Weismann, l'Allmacht della selezione, e il problema della
degenerazione. Come altri studiosi recenti del darwinismo (mi riferisco in
particolare all'inglese Steven Rose e al suo importante testo Lifelines (Steven Rose - Lifelines,
Biology Beyond Determinism, Oxford University Press, 1997) Gould si
sofferma proprio sul «pensare per gerarchie», (attribuendo eccessivo valore
euristico a categorie solo apparentemente opposte quali innato/appreso,
organismo adattato/ambiente a cui adattarsi, maschio/femmina, giovane/adulto,
ecc.) con detrattori intelligenti come John Burdon Haldane a far da argine ad
alcune facilonerie degli irrigiditi teorici della «nuova sintesi»; non manca un
riuscito ricordo dello strutturalista «dissidente» D'Arcy Thomson, teorico
dell'armonia evolutiva delle spendide forme dei viventi e dei fossili.
Le parti forse più riuscite del libro (nel senso di fornire
spunti estremamente attuali a chi oggi si occupi di evoluzionismo) le troviamo
nel capitolo «Integrazione e adattamento (struttura e funzione) nell'ontogenesi
e nella filogenesi: vincoli storici ed evoluzione dello sviluppo». In questa
sezione Gould riprende alcune tematiche poco note al pubblico italiano, già
esposte nel suo importante testo Ontogeny and
Phylogeny (Harvard University Press, 1977). «Exattare (ex-adattamenti
cooptati a nuove funzioni, in un'incessante opera di bricolage
evolutivo) i fiorenti e inevitabili pennacchi della storia» è un paragrafo
tanto saggio quanto esilarante.
Nel complesso, questo tomo difficilmente resterà inosservato
nel panorama contemporaneo dell'evoluzionismo. Come in vita, anche da morto è
insomma probabile che SJG faccia ancora parlare di sé. E a lungo.