![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 14 FEBBRAIO 2004 |
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«Clonazione,
è necessaria una moratoria totale»
Il presidente del Consiglio di Bioetica statunitense:
dobbiamo fermarci ora Una volta prodotti gli embrioni, è difficile controllare
ciò che ne se fa
«I ricercatori dicono che il loro scopo è la cura dei sofferenti? Bisogna
ricordare che per ottenere le cellule staminali si distrugge una vita»
«È molto problematico varcare
confini morali tanto importanti. Una volta consentito che gli embrioni umani
vengano usati per la ricerca scientifica, sarà impossibile limitarne l'uso. Si
finirebbe con l'accelerare il nostro già sdrucciolevole cammino sul crinale
della scogliera etica». Il professor Leon Richard Kass, presidente del
Consiglio di Bioetica americano, commenta così l'annuncio della clonazione
terapeutica di 30 embrioni dato dagli scienziati delle Università del Michigan
e di Seul.
Questo suo giudizio preannuncia già una ferma presa di posizione del
Consiglio di Bioetica statunitense?
Sembrerebbe che l'era della clonazione umana sia già tra noi. Oggi si
clonano le blastocisti per la ricerca, domani saranno clonati le blastocisti
per creare bambini. A mio parere e, presumo della maggior parte dei componenti
del Consiglio di Bioetica Usa, l'unica strada per impedire che ciò accada è che
il Congresso vari, in fretta, un divieto assoluto o una moratoria di tutta la
clonazione umana.
Ma impedire completamente la clonazione degli embrioni - dicono i
sostenitori - significherà impedire anche la ricerca a scopi terapeutici?
Se vogliamo bloccare lo sviluppo delle bombe all'antrace, noi ci adoperiamo
per impedire innanzitutto la produzione delle spore. E lo facciamo prima che
vengano immesse in un sistema di produzione d'armi. Così, se vogliamo essere
davvero seri sul no alla clonazione di esseri umani, dovremmo provare ad
arrestarne il processo sin dall'avvio. Perché, una volta che gli embrioni
clonati saranno prodotti e disponibili nei laboratori, sarà molto difficile
controllare ciò che ne viene fatto. Creati in circostanze di segretezza
industriale, potrebbero essere comprati e venduti facilmente per qualunque
scopo.
Da quando è stato chiamato a dirigere il Consiglio di Bioetica della Casa
Bianca, non sono stati pochi i suoi critici. Solo per citarne qualcuno, si è
scritto che lei è un conservatore della teocrazia repubbl icana, che al
pensiero sostituisce la fede...
Rifiuto quelle accuse. La vita pubblica, a volte, diventa veramente
incivile. Purtroppo, sono stato coinvolto in battaglie che non hanno nulla a
che vedere con la mia persona. Se qualcuno si occupa di problemi che urtano il
dogmatismo di altri, è normale che finisca con il diventare loro nemico. Ho
sempre creduto nella scienza, nella medicina e nella tecnologia. La vita della
gente è stata certamente migliorata dalla scienza e dalla tecnologia, e non
desidero affatto che venga invertita questa tendenza. Semplicemente, non
condivido la rincorsa a certe abilità tecniche che possono trasformare la
nostra natura.
Le sue preoccupazioni per la manipolazione genetica derivano forse dal
timore che possa essere trasformata anche la nostra stessa umanità?
La terapia genica per il trattamento di certe malattie è appena giunta a una
forma altamente specializzata. Dovremmo perciò accoglierla favorevolmente. Ma
accettare la modificazione genetica sino all'alterazione di ciò che noi siamo,
significa porsi su un terreno pericoloso. La medicina è guidata dalla
convinzione che la buona salute sia la norma. I nuovi poteri della
biotecnologia possono, però, consentirci di superare perfino i limiti impostici
dalla natura.
Gli scienziati americani e coreani hanno affermato che la loro
sperimentazione ha solo fini terapeutici, che non hanno intenzione di clonare
l'uomo e, anzi, chiedono il divieto della clonazione riproduttiva...
A prescindere dal fatto che io mi sono sempre opposto al prolungamento
indefinito della vita, voglio precisare che, allo stato attuale, non si sa
ancora quanto verrà mantenuto delle promesse formulate oggi. Si rischia di
sfruttare tristemente le speranze della gente che soffre. Tuttavia, solo
distruggendo l'embrione umano tali cellule possono essere estratte. E l'inizio
della vita umana non può essere fissato arbitrariamente a un certo stadio dello
sviluppo embrionale. L'avvio è si tuato già al primo stadio d'esistenza
dell'embrione stesso. In un contesto di tale rilevanza morale, si può approvare
la distruzione della vita nascente a fini di ricerca? La clonazione a scopi
terapeutici porterà, inevitabilmente, a creare bambini geneticamente identici
ai loro genitori, prospettiva che io definisco ripugnante. Non vorrei passare
per un sostenitore della sofferenza, ma non possiamo permetterci di ignorare la
vita umana nascente. Lasciare la vita nelle mani degli scienziati potrebbe
perciò costituire un grave pericolo per la nostra dignità, anche in
considerazione delle pressioni industriali che spingono all'uso di queste
tecniche. Spetta ai vari governi evitare questo rischio.
Ma gli scienziati sono contrari ai limiti imposti dai governi, giustificando
la propria ricerca con il pluralismo di scelta?
È vero che il pluralismo deve essere rispettato, ma è indispensabile che vi
siano norme e soluzioni generali, non solo di carattere procedurale, che
impegnino tutti i gruppi di ricerca. Purtroppo, tra gli scienziati vi è la
tendenza a rifiutare qualunque critica al loro operato e alle loro
sperimentazioni. Se la moralità viene confinata nella libera scelta, senza
alcun giudizio sulla qualità di quella opzione, sarà solamente la legge a
colmare il vuoto morale che ne deriva.