RASSEGNA STAMPA

10 FEBBRAIO 2004
SERGIO PALUMBO
[Ricordo del senatore a vita, uno dei più autorevoli studiosi italiani di diritto e politica, scomparso un mese fa a 94 anni
Norberto Bobbio e la cultura siciliana
Dagli studi su Gentile all'amicizia con Vittorini e Pugliatti

L a scomparsa del filosofo e senatore a vita Norberto Bobbio, avvenuta un mese fa a 94 anni, è stata accompagnata da una vera e propria ondata mediatica sulla stampa nazionale per rendere omaggio a uno dei più autorevoli studiosi italiani di diritto e di politica, autore, fra l'altro, di importanti saggi per l'interpretazione della condizione degli intellettuali nella società moderna. Giusto riconoscimento tributato a un maestro di pensiero – dotato di rara chiarezza e generosità intellettuale oltre che di esemplari qualità etiche e umane – che ha vissuto da protagonista quasi un secolo di storia italiana e che ha seguito da testimone privilegiato le vicende del Novecento europeo. Bobbio ha riletto i momenti fondamentali della filosofia occidentale contemporanea per elaborare le proprie teorizzazioni che, fra consensi e dissensi, sono comunque sempre state al centro di un vivace dibattito ideologico e culturale. Qui vale la pena ricordare anche un aspetto poco noto su Bobbio, vile a dire il rapporto intellettuale del filosofo torinese con la Sicilia e con Messina in particolare. Nel 1992 dedicai a Bobbio una puntata dell' Intellettuale al caffè, una rubrica radiofonica per la Rai, contenente anche un'intervista al filosofo poi pubblicata sulla carta stampata (cfr. La fuga, diritto del debole, “Gazzetta del Sud”, 24 gennaio 1992). Ecco la testimonianza di Bobbio. «Il mio rapporto con la Sicilia è innanzitutto di carattere culturale, intellettuale, molti maestri della mia generazione sono stati siciliani. Penso a Gaetano Mosca che, tra l'altro, fu professore all'Università di Torino. Penso a Vittorio Emanuele Orlando e Santi Romano, di cui mi sono poi in modo particolare occupato in alcuni saggi, per non parlare di Giovanni Gentile, naturalmente. (...) Uno scrittore siciliano, inoltre, a me caro, che ho conosciuto a Torino da Einaudi, è stato Elio Vittorini. Il rapporto è tuttavia anche familiare perché mia moglie, pur essendo settentrionale, ha vissuto gran parte della sua adolescenza a Palermo, lì ha compiuto i suoi studi. Un rapporto, poi, più di carattere pratico-politico, chiamiamolo così, risale a molti anni fa, quando Laterza mi fece fare la prefazione al libro di Danilo Dolci Banditi a Partinico del 1955. Poi, con Carlo Levi e lo stesso Vittorini, fui al famoso processo contro Dolci che, per solidarietà verso dei disoccupati, finì in carcere con l'accusa di spiccata capacità a delinquere». Per scambi intellettuali e legami d'amicizia, più diretto e anche più duraturo nel tempo è stato il rapporto di Bobbio con Messina, nel cui ateneo insegnarono suoi maestri come Gioele Solari o colleghi a lui vicini per solidarietà accademica. Questo «legame antico» di Norberto Bobbio con Messina, del resto, lo si evince dalla lettera che qui si pubblica integralmente, datata 28 novembre 1999, facente parte di un carteggio sviluppatosi per quasi un ventennio (in archivio ho ritrovato almeno una quindicina di lettere dello studioso torinese). Per quanto mi riguarda, il primo contatto epistolare con Bobbio risale al 1986, quando accettò con entusiasmo la nomina a socio onorario dell'Associazione culturale “Salvatore Pugliatti”. In quella circostanza l'illustre filosofo, oltre a un bel ricordo inedito sull'insigne giurista messinese, spedì, di sua spontanea iniziativa, anche copia di tre missive e due cartoline postali di Pugliatti. «Come testimonianza» – scrisse nella missiva di accompagnamento – del suo «apprezzamento» per il volumetto scheiwilleriano sul carteggio Montale-Pugliatti. Tutto il materiale allora inviato da Bobbio fu poi pubblicato nel volume Salvatore Pugliatti, una vita per la cultura (La Grafica editoriale, Messina 1990). Il carteggio con Bobbio presenta una serie di temi ricorrenti, anche se l'argomento più discusso concerne il controverso rapporto tra intellettuali e fascismo e la questione se sia esistita o meno una cultura fascista. Già dodici anni fa l'opportunità di un confronto epistolare su questo tema dopo un articolo, Fascisti veri o di facciata. La fedeltà è un'altra cosa (“Gazzetta del Sud”, 11 agosto 1992) fu propiziato dalla polemica sulla stampa suscitata dal ritrovamento nell'Archivio di Stato di una lettera di Bobbio, inviata a Mussolini nel 1935, allo scopo di invocare il ritiro di un'ammonizione ricevuta per contatti con organizzazioni dell'antifascismo. Ma fu soprattutto la pubblicazione del volume L'impetuosa giovinezza di antiborghesi senza rimedio. Fascismo e afascismo nella stampa messinese degli anni Trenta (Edas, Messina 1999) ad alimentare la discussione per via epistolare sul medesimo argomento, una discussione protrattasi per mesi e intrecciatasi con un'altra polemica sulla stampa. Lo spunto per la nuova polemica fu infatti offerto dal libro einaudiano La cultura a Torino tra le due guerre (2000) di Angelo D'Orsi, che rilanciava in chiave revisionistica il dibattito sull'impegno antifascista dell'azionismo piemontese chiamando direttamente in causa Bobbio. Nella lettera qui proposta, invece, il senatore a vita fa un esplicito riferimento a una terza polemica scoppiata dopo la sua intervista con Pietrangelo Buttafuoco apparsa sul “Foglio” del 12 novembre 1999, in cui Bobbio parla della sua giovanile adesione formale al fascismo. Nell'occasione Gad Lerner ( Bobbio e l'Inquisizione, “La Repubblica” del 13 novembre 1999) rimproverò al filosofo torinese di essersi mortificato ben oltre il necessario nella ricerca minuziosa delle proprie colpe per compromessi col regime. Dopo la missiva del 28 novembre '99, in cui il mittente fra l'altro accenna a un suo libro fra i meno citati ma che meriterebbe invece maggiore attenzione Il dubbio e la scelta (La Nuova Italia Scientifica, Roma 1993), Bobbio tornò a occuparsi dell' Impetuosa giovinezza in successive lettere, fino all'ultima autografa del 9 giugno 2001, scritta in punta di penna con mano malferma, in cui si sofferma anche di un successivo libro, I Piccolo di Calanovella (Novecento, Palermo 2001). «La ringrazio della rivista Comunicando che comprende il suo articolo ricco di riferimenti appropriati e aggiornati sull' Impetuosa giovinezza. Sto imparando a conoscere la storia, che ignoravo, dei Piccolo attraverso l'affascinante album di fotografie che hanno un indiscusso valore rievocativo. Altri tempi, che paiono remoti, ma che a una persona della mia età (vecchio e malandato) ricordano tratti di vita vissuta. Grazie di cuore e i più cordiali saluti Norberto Bobbio».

 

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