![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 31 DICEMBRE 2003 |
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Kant
il cattolico sulla «via regale»
Nel 1789, quindici anni prima della morte di Kant (avvenuta il 12 febbraio 1804), esce a Würzburg un libro a firma del padre benedettino Matern Reuss. Il volume, che lo stesso Kant teneva caro nella sua biblioteca privata, è così intitolato: Soll man auf katholischen Universitäten Kants Philosophie erklären? Dunque: «Si deve insegnare la filosofia di Kant nelle Università cattoliche?». La risposta di padre Reuss a tale interrogativo è la più decisa e convinta: «Chi comprende la filosofia di Kant non si chiede più se questa debba venire insegnata anche nelle Università cattoliche; e dunque coloro che si pongono ancora la domanda, sicuramente non comprendono la filosofia di Kant». Due, ad avviso di Reuss, erano le ragioni per abbracciare la filosofia di Kant (nella foto). In primo luogo, diversamente dalla prospettiva kantiana, la metafisica di Wolff non era affatto in grado di render conto delle scienze positive. Ma poi – e qui è la cosa più importante – la filosofia di Kant tagliava alla radice la presunzione di una ragione che, ergendosi a costruttrice di assoluti terrestri, nega l’Assoluto trascendente. «Ho dovuto (...) eliminare il sapere, per far posto alla fede. E il dogmatismo della metafisica, cioè il pregiudizio di poter progredire in essa senza una critica della ragion pura, è la vera fonte di ogni incredulità (...) che è sempre spiccatamente dogmatica». In realtà, «solo mediante la critica è possibile rescindere proprio alla radice il materialismo, il fatalismo, l’ateismo, l’incredulità, dei liberi pensatori, la stravaganza e la superstizione, che possono essere universalmente dannose, ed infine anche l’idealismo e lo scetticismo che sono più pericolosi per le scuole e che difficilmente possono estendersi al pubblico». Questo affermava Kant nella Prefazione alla seconda edizione della Critica della ragion pura. Ed è esattamente a partire da siffatta convinzione kantiana, che padre Reuss, come pure tanti altri studiosi cattolici, intese costruire, vivente ancora Kant, una apologetica cattolica su base kantiana. Kant, insomma, riconquista lo spazio della fede – illegittimamente occupato dall’abuso di una ragione acritica – e in tale spazio riconquistato, la ragione torna a Dio come postulato della ragione pratica. In tal modo, scriveva Reuss, «Kant salva le verità fondamentali della religione dagli attacchi che oggi vengono sferrati contro di essa e, al contempo, le rende sicure per tutte le epoche future». Viene qui da chiedersi: aveva torto padre Matern Reuss? Ha scritto Gadamer che l’intuizione fondamentale di Kant fu «quella di mostrare al sapere i suoi limiti, per fare spazio alla fede». Kant ci ha insegnato a credere senza dimostrare. È la «via regale di Kant», come scrisse magnificamente Kierkegaard.