![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 NOVEMBRE 2003 |
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Dagli atomi alle galassie |
Minuscoli universi chiamati «uomini»
Ànthropos micròs
còsmos, l’uomo è un piccolo universo, un microcosmo. Con quest’affermazione
contenuta in un frammento di Democrito del quarto secolo avanti Cristo inizia
la fortuna di un concetto che è stato ripreso innumerevoli volte attraverso i
secoli: quello che raffigura appunto l’uomo come un microcosmo, un’immagine rimpicciolita
dell’universo stesso e un suo compendio. Soprattutto nel Medio Evo
quest’immagine è molto piaciuta e ha dato luogo ad innumerevoli riflessioni che
tendono a fare dell’uomo un piccolo universo a sé ma anche un tramite per
penetrare, per analogia o allusione, i misteri del cosmo e controllarne le
trasformazioni. «Fintanto che il cervello resterà un mistero, resterà un arcano
anche l’universo» ha detto il grande neurobiologo spagnolo Ramòn y Cajal non
troppo tempo fa. Che ne è oggi di questa idea, oggi che la scienza ci ha
rivelato l’esistenza di mondi arcani e remoti, nell’infinitamente piccolo come
nell’infinitamente grande? Da una parte ci sono gli atomi, più piccoli di un
milionesimo di millimetro, e le particelle ancora più minuscole che li compongono;
dall’altra le stelle e le galassie, per le quali si ragiona in termini di
milioni di chilometri. Noi ci troviamo più o meno nel mezzo e abitiamo un mondo
caratterizzato da oggetti le cui dimensioni vanno dal millimetro al chilometro
e tempi che vanno dal secondo al decennio.
Questo è anche il mondo nel quale si è sviluppata ed evoluta la vita sul nostro
pianeta. È naturale, perciò, che tutti gli animali siano in grado di percepire
e comprendere gli eventi che hanno luogo a questa scala. Anche il nostro
cervello è in grado di osservare e comprendere facilmente realtà che si
misurano in termini di metri e di minuti. Non siamo invece particolarmente
attrezzati a rappresentarci eventi che abbiano luogo a scale molto diverse e ci
siamo anche stupiti, chi sa perché, del fatto che la fisica atomica e nucleare
ci abbiano dimostrato che gli atomi e le particelle subatomiche non sono solo
più piccoli ma sono anche molto diversi. Queste minuscole entità obbediscono
cioè a leggi diverse e inconsuete che sono difficili pure da riassumere. In
tempi più recenti abbiamo anche appreso che gli oggetti celesti di grandi
dimensioni presentano proprietà nuove e diverse. Negli immensi spazi siderali
si aggirano oggetti che incurvano con la sola loro presenza il continuo spazio-temporale,
enormi quantità della cosiddetta materia oscura, per non parlare dell’energia
oscura, e quelle particolarissime entità che sono i buchi neri.
Perché dovremmo meravigliarci del fatto che non riusciamo a capire e talvolta
neppure a dire come funzionano questi mondi così lontani e inattingibili?
Eravamo fatti per ben altro. I nostri sensi e la nostra capacità di
rappresentare e immaginare sono sintonizzati sul quotidiano e il consueto.
Considerando i mondi dell’infinitamente piccolo e dello straordinariamente
grande non possiamo che affidarci ad analogie o ad immagini mentali più o meno
fedeli. Oppure a leggi matematiche non facilmente interpretabili, quelle leggi
che per quanto riguarda gli oggetti del nostro mondo sono poco più di riassunti
di un gran numero di affermazioni, ma che per i fenomeni che hanno luogo in
questi mondi remoti rappresentano l’unica forma possibile di conoscenza e di
previsione.
L’uomo e la sua storia si collocano in una nicchia spazio-temporale molto
ristretta, una sorta di meso-mondo collocato a mezza strada fra un micro-mondo
e un mega-mondo. A quello apparteniamo e quello siamo in grado di comprendere.
Ciò significa che gli altri mondi non esistono o che non hanno le proprietà che
noi gli attribuiamo? Nemmeno un po’. La nostra stessa esistenza è anzi la
migliore dimostrazione della necessità del piccolo e del grande. Senza di
questi non potremmo esistere e probabilmente non potrebbe esistere neppure la
vita.
Prendiamo gli atomi. Anche un tavolo o una roccia sono costituiti di molecole e
di atomi ma per comprendere molte delle loro proprietà questo fatto può essere
ignorato. Non così per la vita e per la vita intelligente. Un essere vivente
deve necessariamente essere costituito di cellule e per poter pensare deve possedere
anche un cospicuo numero di cellule nervose. Le cellule sono a loro volta
piccoli mondi organizzati e sufficientemente autonomi che non possono non
essere formati da un numero enorme di unità costitutive elementari. Se i
mattoni del mondo fossero delle dimensioni a noi familiari, anche solo
dell’ordine dei millimetri, non ci sarebbero esseri viventi e noi non ci
saremmo.
All’estremo opposto, oggi sappiamo che se l’universo non fosse tanto grande,
non sarebbe trascorso abbastanza tempo dall’inizio del tutto e questo non
sarebbe stato sufficiente perché potesse evolvere una forma di vita
intelligente su un pianeta che presenti condizioni ambientali relativamente
stabili come la nostra Terra. Insomma, perché noi esistiamo è necessario che il
mondo contenga realtà incommensurabili che si comportino in maniera
incomprensibile. Il sorprendente è che almeno in parte riusciamo a
comprenderle. E a parlarne.
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