![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 NOVEMBRE 2003 |
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Gianni Vattimo e l'identificazione del
tempo con l'essere: "Non sopravviveremo nell'eternità"
Amo, dunque sono mortale
"Sono
diventato un politico perché il filosofo deve immergersi nella società"
O
pposto all'eterno, paralizzato nell'attimo, negato in quanto illusione,
interiorizzato nell'anima: di fronte al tempo le interpretazioni di sapienti,
teologi e filosofi si rincorrono nei secoli, correggendosi e contraddicendosi
le une con le altre. Tanto è facile vivere il tempo - sembra suggerire la
filosofia - quanto è difficile dire con certezza cosa esso sia. Ma quale
ostacolo impedisce di scoprirne il segreto? "Il fatto che il tempo non si
vede fuori, ma lo si vive dentro" risponde Gianni Vattimo, professore di
ermeneutica e inventore del "pensiero debole", una proposta
filosofica che si oppone a ogni forma di dogmatismo aprendo al dialogo e
all'incontro tra culture. Perchè molti filosofi sono concordi nell'affermare
che quella suggerita dagli orologi sia un'idea del tempo inautentica e
superficiale?
"Perchè
la misurazione meccanica della temporalità non svela nulla sulle sue strutture
interne: come ha mostrato Kant, lo spazio si intuisce nel tempo, mai il
contrario. L'esperienza dell'orologio invece - almeno in apparenza - rovescia
questo discorso, "trasformando" il tempo in spazio e inducendo a
pensarlo come indipendente dall'uomo".
Quando
la filosofia ha cominciato a percepire la temporalità come una dimensione così
complessa?
"Almeno
a partire dal Cristianesimo, con il quale comincia un movimento di
"interiorizzazione" del tempo. Agostino spiega infatti la continuità
della temporalità riportandola all'anima: egli afferma che senza di essa
svanirebbero non solo il passato e il futuro, ma persino il presente. Del
resto, la filosofia ha sempre considerato più importanti le cose che non si
vedono rispetto a quelle fisicamente visibili".
A una
persona che volesse affrontare il problema del tempo quali filosofi consiglierebbe?
"Direi Henry Bergson e Martin Heidegger. Il primo perché accompagna il
lettore a ogni passo, ma sicuramente con il secondo si fa molta più strada.
Heidegger giunge infatti alla conclusione che l'uomo, più che "avere"
il tempo, "è" il tempo, nel senso che il tempo è ciò che sostiene e
rende possibile l'esistenza. Il titolo della sua opera più celebre, Essere e
tempo , andrebbe pronunciato così: "Essere è tempo"".
E nella
sua filosofia, il "pensiero debole", che ruolo ha il tempo?
"Un
ruolo importantissimo: io sono convinto che la verità sia assolutamente
temporale. Il pensiero è debole proprio nel senso che "non si dà
essere" al di là del tempo: l'essere è il temporalizzarsi della storia e
nient'altro. Il che, in altre parole, significa che non sopravviveremo
nell'eternità".
Quindi
lei vive senza tormenti l'idea della propria morte?
"In
questi giorni sono stato male e ci ho riflettuto spesso: ho pensato addirittura
di fare testamento (ride di gusto, ndr )! Cerco di ricordarmi sempre che quello
che sono mi deriva dall'eredità di chi mi ha preceduto e mi preparo all'idea di
lasciare io stesso un'eredità per chi verrà dopo di me. Anche questa è vita
eterna, no?"
A patto
di rinunciare però all'idea dell'immortalità personale. Lei lo ha fatto?
"Diciamo
che anche se filosoficamente non ne ho alcuna certezza, sotto sotto continuo a
sperarci. L'immortalità dell'anima presuppone infatti che la morte sia per
l'uomo un "salto" oltre il tempo. E io, come dicevo poco fa, credo
che tutto l'essere disponibile sia completamente calato nel tempo".
Quindi
non è d'accordo con il suo collega Emanuele Severino, il quale sostiene che
tutto è eterno anche se gli uomini non se ne accorgono...
"Sull'argomento
si potrebbero azzardare ipotesi ai limiti della fantascienza. Però, mi chiedo
io, se fossimo eterni come sarebbe possibile l'amore? Lo so che il matrimonio è
basato su questa idea, ma è una palla gigantesca! Amare qualcuno - o al limite
anche se stessi - significa includere in tale sentimento la mortalità. È per
questo che ogni momento della mia vita mi sembra importante e riesco ad
affezionarmi alle cose: se sapessi che fossero eterne non me ne fregherebbe un
bel niente!".
E come
vive il passare degli anni: come qualcosa che le sottrae la giovinezza oppure
qualcosa che le dà la saggezza?
"Provo
entrambe le sensazioni. Credo che la saggezza sia identica al rimpianto della
giovinezza: l'uomo veramente saggio è colui che ricorda con nostalgia le molte
esperienze che ha avuto".
Professore,
che cosa deve fare oggi la filosofia per cercare di comprendere il proprio
tempo?
"Per
molti anni ho pensato che la filosofia potesse capire l'epoca presente
indagando le parole dei grandi poeti. Oggi quella posizione mi pare un po'
aristocratica: il filosofo non deve vivere solo in ascolto dei poeti, ma
immergersi completamente nella società, cercare di comprendere i bisogni e i
desideri delle persone. È per questo che sono diventato un politico. Ecco, per
il futuro mi piacerebbe fare più girotondi e meno chiacchiere...".