![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 NOVEMBRE 2003 |
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I cattolici si schierano: un'etica per l'
ambiente
Un convegno sul rapporto tra uomo e
natura. Facchini: "Ma c'è anche l'inquinamento dell'informazione, a volte
troppo catastrofista"
"Tra
le varie forme di inquinamento sulla tematica ambientale vorrei segnalarne due
che non appartengono alla sfera fisica e biologica: quella dell'informazione,
spesso ispirata al catastrofismo e quella degli aspetti scientifici del
problema provocata da interessi contrapposti di ordine finanziario di gruppi
particolari o multinazionali". Lo ha affermato il professor Fiorenzo
Facchini introducendo i lavori del convegno "Un ambiente per l'uomo"
in programma fino a domani all'Oratorio San Filippo Neri di Bologna.
L'iniziativa, promossa dalla Consulta per la pastorale universitaria,
dall'Università e dall'Istituto Veritatis Splendor" in collaborazione con
la Cei - Servizio nazionale per il progetto culturale, intende approfondire
alcuni ambiti: il quadro culturale, teologico, etico e spirituale di
riferimento; il patrimonio della natura; l'inquinamento e la salute; i rischi
naturali e artificiali, lo sviluppo sostenibile. "Ci interessa - ha
ricordato Facchini - mettere in evidenza la dimensione antropologica senza
indulgere a catastrofismi o a visioni ireniche. Occorre promuovere la qualità
dell'ambiente, ma essa non avrebbe senso se non fosse accompagnata dalla
promozione della qualità della vita umana".
Di
teologia e spiritualità della creazione ha parlato nella sua relazione il
professor Karl Golser, dello Studio teologico accademico di Bressanone.
"Nel primo ventennio dopo il Concilio - ha spiegato Golser - la teologia
ha trascurato un po' la fede nel Dio creatore, sottolineando soprattutto la
storia della salvezza, quindi Dio come Redentore. Nell'ultimo decennio, però,
non soltanto la teologia morale ha dovuto scoprire di nuovo l'importanza della
responsabilità per il creato di fronte alle minacce ecologiche causate in primo
luogo dall'intervento umano, ma anche le scienze bibliche e la teologia
dogmatica hanno evidenziato che la fede nella redenzione e quella nella
creazione sono due facce della stessa medaglia". Rispondendo a chi
considera il passo biblico del dominium terrae la causa originaria del dissesto
ecologico, Golser ha affermato che in realtà il passo biblico non dà licenza
all'uomo di sfruttare la terra ma di dominarla in quanto immagine di Dio,
ovvero di accompagnarla verso la sua pienezza. "È solo con il Rinascimento
- ha spiegato - che avviene il passaggio cruciale: l'immagine del mondo si
identifica con quella dell'uomo e il sapere punta all'asservimento della
natura".
Da
parte sua Simone Morandini, della Fondazione Lanza di Padova, ha tracciato una
mappa delle etiche ambientali: quella della terra, (che guarda all'ecosistema
nella sua globalità) della vita (biocentrica o animalista), antropocentrica.
Quest'ultima, ha ricordato Morandini, è la più controversa. "C'è, infatti,
chi la ritiene all'origine della crisi ecologica o addirittura la vede come un
pregiudizio razzista o antifemminista". In realtà, secondo il relatore
l'antropocentrismo è la strada giusta perché "qualunque etica è elaborata
da esseri umani, è frutto di relazioni e non è pura soggettività".
Degli
Ogm e dell'allarmismo che li circonda ha parlato Roberto Tuberosa, della
facoltà di Agraria di Bologna. "I timori - spiega il docente - sono
ingiustificati. La polarizzazione delle posizioni viene alimentata da
un'informazione mediatica che privilegia gli aspetti sensazionalistici e da
campagne pubblicitarie tendenti a insinuare nel consumatore dubbi sulla
presunta nocività dei prodotti derivati da colture geneticamente modificate.
L'agricoltura biologica e quella che impiega colture Ogm sono erroneamente
presentate come antitetiche. Al contrario entrambe possono aiutare la
sostenibilità dell'agricoltura". Per esempio, ha concluso Tuberosa,
"la coltivazione di mais e di cotone modificata per resistere all'attacco
di insetti consente un notevole risparmio di insetticidi, dannosi
all'ecosistema e all'uomo".