![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 NOVEMBRE 2003 |
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DIBATTITI BIOETICI
Il Ppe non riesce a far vincere la linea
proibizionista a Bruxelles Dove sono i deputati italiani?
Il 4
novembre è stato il giorno nero di Peter Liese. L'uomo simbolo della crociata
contro le cellule staminali embrionali, eletto nelle fila della Cdu e
incoronato dal Ppe come una sorta di zar della bioetica comunitaria, ha
incamerato ben due Ko consecutivi.
Sconfitta
numero uno: la Commissione ambiente era chiamata a votare in seconda lettura
una proposta di direttiva pensata per fissare gli standard di qualità e
sicurezza per l'utilizzo clinico di cellule e tessuti umani. Il testo però
nelle mani di Liese si era rapidamente riempito di commi proibizionisti di
natura bioetica e si era trasformato in una trappola per la ricerca sulle
staminali embrionali. Il Consiglio dei ministri era già intervenuto per
bocciare i cambiamenti, ma l'ostinato relatore tedesco non si era arreso finché
martedì il voto in Commissione ambiente non ha respinto al mittente il suo
tentativo di utilizzare la direttiva per vietare la ricerca sulle staminali
embrionali.
E qui
arriviamo alla sconfitta numero due, perché lo stesso giorno Liese era
impegnato anche in Commissione industria sul testo che stabilisce i criteri per
il finanziamento comunitario dei progetti di ricerca sulle staminali
embrionali. Lo scorso luglio il commissario alla ricerca Busquin aveva
presentato le sue linee guida per includere nel Sesto programma quadro gli
studi sugli embrioni sovrannumerari destinati in ogni caso alla distruzione.
Poi Liese aveva lasciato ancora una volta la sua inconfondibile impronta,
presentando un nuovo draft che chiudeva ogni spiraglio. Il rapporto però non ha
retto all'esame della Commissione industria, che ha bocciato la linea
riarretrando alla versione Busquin. Anzi ha migliorato in qualche punto la
proposta del commissario belga, cancellando ogni spartiacque temporale per
l'utilizzo degli embrioni sovrannumerari. Laddove Busquin aveva proposto di
limitare l'accesso agli embrioni prodotti prima del 27 giugno 2002, Liese aveva
fatto retrocedere la deadline al 7 agosto 2001 riferendola alle linee cellulari
invece che agli embrioni. Ora grazie all'approvazione di un emendamento
presentato da socialisti, liberali e radicali il testo non fissa alcuna data:
come può una cosa essere moralmente lecita oggi e immorale domani?
Liese
però ha fatto subito sapere di non volersi dimettere dal suo incarico di
rapporteur. In confronto la liberaldemocratica finlandese Astrid Thors lo
scorso 20 ottobre ha lasciato il suo posto di relatore alla Commissione
giuridica dopo un voto che aveva sconfessato la sua linea prostaminali.
Ma non
si è zar della bioetica per caso e certi gesti nobili è meglio lasciarli alla
controparte. Il gruppo popolare europeo e i verdi - anch'essi tradizionalmente
schierati contro uno dei filoni di ricerca più prometttenti del decennio -
escono dalla prova con le ossa rotte, ma l'happy end non cancella la pessima
figura degli italiani: tra i presenti solo il radicale Marco Cappato ha votato
contro il fronte proibizionista. Tra gli illustri assenti Fausto Bertinotti,
che in Commissione non si è mai fatto vedere. Il prossimo round andrà in scena
il 18 novembre con il voto in seduta plenaria. Chissà se in questa occasione la
politica italiana farà miglior figura.