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Sono
passati esattamente cinquant’anni dalla scoperta del Dna: difficile citare
molte altre scoperte scientifiche che, a distanza di tanto tempo, siano state
(e siano ancora oggi) in grado di influenzare la nostra vita sotto così tanti
aspetti, oltre a quello strettamente sanitario e scientifico. Restano infatti
di scottante attualità i problemi etici, sollevati dal caso della pecora
Dolly o delle ipotesi di clonazione umana. Di questo e molto altro si è
discusso a Nuoro venerdì e ieri nell’auditorium del Museo Etnografico in
occasione del convegno: «Bioetica tra scienza e diritto. Tutela della persona
a 50 anni dalla scoperta del Dna», promosso dall’ordine degli avvocati e dei
medici di Nuoro in collaborazione con il Dipartimento di scienze Giuridiche
dell’Università di Sassari. Illustri giuristi e scienziati italiani e
stranieri si sono incontrati e hanno discusso non solo per fare il punto
sull’uso scientifico e legale del Dna, ma soprattutto per porre e porsi,
nuovi e fondamentali interrogativi che questa scoperta scientifica mette
davanti alla nostra coscienza.
Le conquiste della genetica sono state illustrate dall’ematologo Lucio
Luzzatto, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale dei tumori di Genova
e da Antonio Cao, ordinario di pediatria all’Università di Cagliari. I più
recenti studi sulle popolazioni isolate da Paolo Vineis, docente di
statistica medica a Torino, e dal genetista sardo Mario Pirastu, direttore
del progetto Shardna sull’Ogliastra, caso unico al mondo. La riflessione dal
punto di vista giuridico, con accenni al problemi della privacy, sulla libertà
personale, e sull’utilizzo in sede processuale dell’esame del Dna in sede
civile e penale, è stato oggetto delle relazioni dei giuristi Vincenzo
Ricciuto, docente di diritto privato a Sassari, Salvatore Patti, ordinario di
Diritto privato all’università di Roma, Luigi Concas, docente di diritto
penale e Francesco De Stefano, professore di medicina legale all’Università
di Cagliari. Oltre a questi temi, si è parlato delle ripercussioni sociali
del business dei cibi geneticamente modificati (Enrico Berardi, docente di
biotecnologie all’Università di Ancona), e dell’esperienza della fecondazione
artificiale in Spagna (Francisco Hernandez dell’Università di Barcellona),
mentre le implicazioni più strettamente etiche inerenti la tutela
dell’embrione e le manipolazioni genetiche sono state curate da Carlo Casini,
magistrato e membro del Movimento della Vita, e dal sacerdote Ramon
Lucas-Lucas dell’Università Gregoriana di Roma. Tutti hanno riconosciuto come
la scoperta della doppia elica ha avuto ricadute praticamente universali: con
la possibilità dell’accertamento di paternità ha garantito a tante donne e
bambini di vedere riconosciuti i diritti più fondamentali, sotto l’aspetto
giuridico e legale. Malattie come la talassemia, non solo hanno trovato una
possibile terapia, ma possono essere diagnosticate prima della nascita. La
nostra salute, la sicurezza del mondo in cui viviamo dunque, ma anche il cibo
che mangeremo, e per alcuni, i figli che verranno: tutto questo dipenderà da
come la comunità internazionale riuscirà a conciliare la vertiginosa corsa
della scienza verso traguardi sempre nuovi, e la riflessione indispensabile
che deve mantenere al centro il valore dell’uomo.
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