![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 NOVEMBRE 2003 |
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Un saggio ripercorre la storia del
rapporto fra il nostro cervello e le macchine, fino all'avvento
dell'intelligenza cibernetica. La tecnologia ha già superato i confini del controllo
umano, secondo alcuni; per altri è soltanto una tappa nel corso del neo
evoluzionismo
Artificiali o primordiali?
La data nella quale avremo macchine
pensanti sembra vicina: 2030. E si parla anche di robot senzienti. Ma il limite
è la capacità di porsi domandeDa Kubrick ad Asimov, scrittori e registi hanno
sondato la frontiera dell'I.A., intendendola quasi come la nuova pietra
filosofale degli alchimisti
Dalla
scimmia che lancia un osso di 2001: Odissea nello spazio a Deep blue il
computer scacchista che nel 1997 ha battuto il campione Gary Kasparov la
parabola dell'umanità verso forme di intelligenza superiori, che dall'umano
travalicano nell'artificiale, continua a riservarci sorprese. E a suscitare
dibattiti e visioni sul futuro, che interessano sia gli scienziati che quei
coltivatori di sogni e intuizioni preconscie che sono gli scrittori alla Isaac
Asimov o gli artisti, ad esempio quelli della macchina da presa come Stanley
Kubrick. Un dibattito che ha assunto la vivacità - e per alcuni tratti anche le
tematiche - della querelle sull'evoluzionismo. E apre scenari anche dai tratto
inquietanti. "Staremo a vedere se Deep Blue verrà un giorno considerato la
Lucy dell'intelligenza artificiale - esordisce Sam Williams, giornalista e
scrittore esperto di high-tech -. In ogni caso questa peculiare visione del
futuro della tecnologia è meritevole di un'attenzione approfondita. Diffusasi
sull'onda della recente isteria per le potenziali catastrofi informatiche
dell'anno 2000, riflette il crescente sospetto, presente persino tra gli
ingegneri, che la tecnologia abbia già oltrepassato i confini del controllo
umano". Il merito del volume, è di arrivare proprio ai giorni nostri -
l'originale americano è del 2001 - a di affrontare la questione non tanto nei
suoi aspetti tecnologici, quanto in quelli scientifici, filosofici e
matematici. Coinvolgendo anche in molti passi e nell'ultimo capitolo, la
fantascienza. Ma è la questione antropologica a stagliarsi. Infatti, nota
l'autore "ormai agli esperti non si chiede più "in che modo" o
"se" l'intelligenza artificiale raggiungerà i livelli di quella
umana, ma "quando"". E una risposta già c'è: il computer
potrebbe raggiungere il potere di calcolo e la complessità strutturale di un cervello
umano "in termini di puro hardware", cioè di "macchina",
tra il 2020 e il 2030. Di pura macchina, però. Perché le "tensioni
filosofiche" che la questione ingenera sono, appunto, dovute al fatto che
alcuni - come Kurzweil, autore di un saggio dal titolo trasparente, The age of
spiritual machines, oppure Moravec e Joy - pensano che lo sviluppo porterà a
macchine senzienti. Vedono lo sviluppo quasi come una vera evoluzione
biologica. Altri lo intendono, invece, come semplice metafora e considerano la
posizione precedente "inquietante". Non tanto per gli scenari -
ancora una volta da film (per non contare suggestioni letterarie come
Frankenstein o il Golem) - di un mondo dove le macchine si ribellano
all'umanità, quanto per l'insito "profondo disprezzo per l'intelletto in
quanto pensiero razionale", secondo il parere di Douglas Hofstaedter.
Interessante è il fatto che a essere coinvolti in questo dibattito non siano
tanto gli ingegneri quanto scienziati e storici della scienza, filosofi, guru
della tecnologia. Infatti, gli eredi delle pionieristiche intuizioni di Alan
Turing, John Mc Carthy e Allen Newell - che a loro volta facevano proprio tutto
il bagaglio della logica di Gödel - paiono non far presa sulla ricerca riguardo
alla sfuggente realtà dell'intelligenza e del cervello. Le loro intuizioni sono
state spesso paragonate alla medievale utopia alchimistica. E il fatto che
ancora si dibatta su molti presupposti di questa indagine fa capire come la
discussione sia stata spesso indirizzata su binari sbagliati. "L'attuale
tensione sull'intelligenza artificiale è - conclude Williams - un riflesso
della tensione presente nella nostra società verso il futuro e quello che ci
riserverà. Gli autori utilizzano la pietra miliare naturale fornita dal nuovo
secolo per guardare ai successi e agli errori del vecchio". Non si tratta,
sostiene, di "una tattica nuova". È la stessa che "ha dato vita
alla scienza dell'intelligenza artificiale". Ed è "qualcosa che
dovremmo tenere a mente ascoltando entrambi gli schieramenti". E guardando
cum grano salis tutti i vari Matrix che Hollywwod ci propone.
Sam Williams
Storia
del l'intelligenza
artificiale
La
battaglia per la conquista
della
scienza del XXI secolo
Garzanti.
Pagine 124. Euro 13,50