RASSEGNA STAMPA

23 AGOSTO 2003
PIETRO M. TRIVELLI
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"Lo spirito, oltre geni e Dna"

 

 

 

E L'UOMO creò Dio? Gli atei più spiritosi dicono che ci credono perché l'hanno inventato loro. Un buontempone come G.B. Shaw azzardava: "Quando sapremo cosa è Dio, noi stessi saremo Dèi". E sa di preghiera l'invocazione poetica di Giorgio Caproni: "Ah, mio dio, Mio Dio. / Perché non esisti?". Ma sono i filosofi, si sa, ad avere il copyright di ogni elucubrazione sull'Eterno. Di scuola in scuola, lo chiamano Essere assoluto, Necessario, Semplice, Infinito, Immutabile, Unico, Incausato - senza causa - che in teologhese si dice "ipsum esse subsistens".

Ora, con l'aiuto della biologia (che dà il titolo al provocatorio saggio del neurofisiologo francese Patrick Jean-Baptiste), la chiave del divino mistero starebbe nei neuroni del cervello: nell'emisfero destro, che regola la vita dei simboli, fino all'estasi mistica, attraverso "stati di grazia" inconcepibili senza pensieri troppo umani.

Bisogna crederci? "Indubbiamente ci vuole un substrato biologico anche per manifestazioni spirituali, oltre che psichiche", risponde Monsignor Mauro Còzzoli, 57 anni, professore di teologia morale alla Pontificia università Lateranense; autore, tra l'altro, di Chiesa, Vangelo e società (edizioni San Paolo, dove sta per uscire anche il nuovo saggio Etica teologica della libertà ). "Facciamo però attenzione - avverte - a non ridurre lo spirituale al neurologico. C'è una "sporgenza" dello spirito, come salto di qualità, sulle componenti biologiche, neurologiche e ormonali della persona. Per cui lo spirito non si ferma al neuronale, bensì lo trascende. Altrimenti, sarebbe solo un prolungamento del fisiologico".

C'entra - oltre la mente - l'incognita dell'anima (che per i primissimi pensatori greci era solo aria)? "Nelle condizioni temporali e terrene della vita - risponde ancora il teologo - anche lo spirito ha bisogno del medium corporeo. E ciò per l'unità, l'integralità indivisibile della persona. Come si pensa e si crede con il corpo, così ci si rapporta a Dio con il corpo, aprendosi all'universale. Sennò, tutto sarebbe un'appiattita espressione della materia, di gèni e Dna".

L'evoluzionismo - con cautela - non è più tabù per i teologi. Che dire dell'asserto del neurofisiologo che trova conferma alla sua teoria proprio nella prospettiva evoluzionistica di ogni impulso, compreso quello spirituale, estraneo alle bestie? "C'è un modo di comprendere l'evoluzionismo non incompatibile con il creazionismo", osserva Monsignor Còzzoli, che è anche consultore del Pontificio Consiglio per la pastorale sanitaria, e dunque alle prese col difficile rapporto tra scienza e religione. E spiega: "La teologia accetta sostanzialmente la visione evoluzionista, a condizione di salvaguardare il "salto di qualità", dal pre-umano all'umano, che richiede l'intervento creatore di Dio. La specie animale è dotata solo di "bios", l'aspetto biologico, e di quello psicologico, ma non del "pneuma", lo spirito. Queste tre componenti, bios, psiche e pneuma - biologica, psicologica, spirituale - si integrano solo nell'uomo. Sono esse a fare l'unità della persona umana, la sua integralità".

Anima e corpo: nessuno li separi? "Certi dualismi antropologici sono sorpassati. Oggi sappiamo che l'uomo è uno spirito nel corpo. Lo stesso Giovanni Paolo II, nelle sue prime catechesi sulla persona umana, ha parlato di "totalità unificata", di "unitotalità", corporea e spirituale. Termini ripresi dal Santo Padre nell'esortazione apostolica "Familiaris consortio", sull'amore coniugale: come comunione totale".

La scienza si è già scervellata abbastanza sul tema dei temi - Dio, dove, quando e perché - per esempio con Einstein (che, dopo la fisica, si dilettava di metafisica). Da "miscredente profondamente religioso", quale si riteneva, il più grande scienziato dell'ultimo secolo si preoccupava di sapere se l'Onnipotente avesse avuto possibilità di scelta nella creazione dell'universo. Donde la sua celebre sentenza: "Dio non gioca a dadi".

Anche gli scienziati, però, devono tenere a mente l'umile pensiero di Pascal (che ai dadi preferiva la roulette), secondo cui "i misteri della Divinità sono troppo sacri per essere profanati dalle nostre dispute". Persino il più mangiapreti della filosofia illuminata, Voltaire, metteva le mani avanti: "Nell'opinione che Dio esista, vi sono tante difficoltà; in quella contraria, solo assurdità". Perciò, se non esistesse, bisognerebbe inventarlo.

 

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