RASSEGNA STAMPA

23 AGOSTO 2003
ROMEO BASSOLI
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"Dimostrazione finora impossibile"

 

 

IL nostro cervello ci spinge inevitabilmente verso Dio? Renato Dulbecco, premio Nobel per la medicina e la biologia, resta un po' in silenzio, dall'altro capo del filo, poi risponde facendo appello al rigore socratico dello scienziato: "Le ricerche sul cervello sono lente e difficili - spiega -. Non è possibile dire se ci spinge davvero verso la religione e fino a che punto questo è dovuto alla struttura fisica, cioè se è geneticamente determinato. Sinceramente: credo che una risposta ad una domanda come questa resterà inevasa ancora per molti, molti anni".

Tornato nella sua bella casa di San Diego, California, dopo la sua passeggiata mattutina, Dulbecco discute volentieri le idee di Jean-Baptiste su Dio e il cervello. Ma con una punta di bonario scetticismo.

"Dio è l'opzione più economica nella soluzione dei problemi aperti della scienza", ha scritto qualche anno fa il fisico e pastore anglicano, nonché membro della Royal Society, John Polkinghorne. Ma Dulbecco va un po' più in là, cercando di spiegare un apparente paradosso: il nostro cervello sembra conoscere Dio ma allo stesso tempo non ha nessun strumento per sincerarsi della sua presenza. Teologicamente, nessun problema, ma dal punto di vista scientifico tre cose sono un po' differenti. "Certo - continua - noi possiamo dire: dal momento che tutte o quasi le società umane hanno immaginato un Dio, allora questa idea è dentro di noi. Abbiamo un cervello orientato verso un essere supremo perché non potremmo che averlo così, dal momento che è una sua creazione. E' possibile, come no. Ma non significa che sia reale. E' una soluzione economica, implica una sforzo minore, ma va dimostrata, almeno se si parla di scienza".

Ed è difficile dimostrarla, professore?

"Certo che è difficile. A partire dagli esperimenti che occorre fare. Non possiamo cercare negli animali di laboratorio, anche nei più evoluti, un concatenarsi di neuroni e strutture cerebrali che ci dicano: ecco, questa è la religiosità".

Però, negli ultimi anni, da una costola del vecchio creazionismo - l'idea che nega l'evoluzione di Darwin, anzi l'intera evoluzione dell'Universo dal Big Bang ad oggi, per accettare solo la storia narrata dalla Bibbia, con il mondo creato 5000 anni fa, l'uomo fatto dalla creta, il diluvio universale eccetera - è nato l' Intelligent Design . Un progetto culturale che dice: l'evoluzione esiste, ma è mossa da Dio che le fa fare tutte le svolte necessarie per arrivare al mondo dominato dall'uomo.

Dunque, professor Dulbecco, il cervello che prega è una carta a favore dell'Intelligent Design?

"Quelli che predicano questa teoria vanno ben al di là della scienza. E' sempre religione, comunque la si chiami".

Va bene, ma è indubbio che la religiosità sia un dato unificante dell'umanità. Per un genetista come lei, questo ha qualche importanza?

"Tutti pensano ad un Dio - risponde Dulbecco - ma ognuno ad un Dio diverso. Lei mi dice: è biologico? Io le rispondo: è biologica la curiosità dell'uomo. Da quando siamo coscienti della nostra esistenza ci chiediamo: chi sono io? Che cosa è una stella? Il nostro cervello fa le domande perché ha bisogno delle risposte. Dio è un modo economico, appunto, di rispondere alle nostre domande".

E la povera scienza allora?

"La scienza non è intuitiva, anzi è antiintuitiva. Occorre una buona dose di astrazione e di fiducia nella logica per accettarne le conclusioni. La scienza è giovane: è nata in Grecia, poche migliaia di anni fa. La scienza non è consolatoria. La religione è intuitiva perché attribuisce ad una intelligenza simile ma superiore alla nostra la soluzione dei problemi. E' antica, viene dai nostri antenati. E' consolatoria. Questo non è un giudizio sulla religione, è solo per spiegare perché il nostro cervello si orienta più facilmente in una direzione invece che in un'altra".

E le due direzioni sono incompatibili?

"Ma no, perché? Sa quanti scienziati sono religiosi? Molte affermazioni della religione sono al di là della scienza. E nessun scienziato serio si è mai messo, che io sappia, a cercare di dimostrare l'esistenza di Dio".

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