RASSEGNA STAMPA

10 AGOSTO 2003
PAUL DAVIES
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Sul prossimo numero di «Vita e Pensiero» la tesi del fisico e filosofo Paul Davies: il mondo non può essere «nato per caso»

In cerca del Creatore con le regole della matematica

Per secoli, argomenti come la nascita dell'Universo, l'origine della vita, la natura del tempo e della coscienza e il destino finale del cosmo erano rimasti fuori dal campo d'interesse della scienza.
Appartenevano esclusivamente alla riflessione teologica e filosofica. Oggi quei temi fanno parte del filone principale della ricerca scientifica. Gli scienziati si ritrovano ad affrontare domande che in passato venivano poste esclusivamente ai ministri della Chiesa e ai mistici. Ne cito una ad esempio: «Da dove vengono le leggi della natura?». Quesito metafisico, non scientifico. A stretto rigore, gli scienziati dovrebbero considerare le leggi della natura come un dato - anzi un mero fatto materiale - e andare avanti per la loro strada, con il loro lavoro. Ma alcuni uomini di scienza non si accontentano di accettare l'esistenza di un Universo ordinato. Si chiedono che cosa sarebbe il mondo se le leggi della natura fossero diverse da quelle che sono, o se la natura non avesse nessuna legge. In queste ipotesi alternative ci sarebbe stato posto per la vita e per la consapevolezza che è propria degli esseri umani? E, se la realtà fosse stata diversa, ci sarebbe stato qualcuno a osservarla? Se lo chiedeva anche Einstein (e la domanda lo intrigava molto): Dio ha fatto una scelta nel dare forma alla creazione? Lo schema della natura poteva essere diverso da quello che è? Con l'aiuto di modelli matematici, è possibile rispondere a queste domande. Supponiamo, per esempio, che l'Universo sia governato da una gravità leggermente più forte, o che i protoni siano un tantino più pesanti o che lo spazio abbia quattro dimensioni invece di tre o che l'esplosione del Big Bang sia stata più potente di quanto si creda. I fisici hanno studiato queste ipotesi. E sono arrivati alla conclusione che l'Universo reale in cui ci troviamo gode di una situazione abbastanza speciale. Se le cose fossero andate diversamente, non ci sarebbe stata la vita. Insomma, la nostra esistenza come osservatori del grande dramma cosmico appare incardinata su certi delicati rapporti matematici che influenzano le leggi sottostanti. Molti scienziati però sono convinti che lo speciale ordine che osserviamo nella natura non è «logicamente necessario». C'è chi pensa che le appropriate relazioni numeriche siano fatti accidentali privi di senso. Chi la pensa così è come se dicesse: se non fossero state soddisfatte tutte le condizioni che hanno reso possibile la vita, noi non staremmo qui a lambiccarci il cervello e a seccarci per scoprire il perché di tutto questo.
Ci sono i teorici dell'assurdità cosmica, i quali sostengono appunto che le leggi che regolano la natura esistono senza una ragione plausibile. Secondo loro non c'è alcuna spiegazione al fatto che la natura sia governata da certe leggi e non da altre. Chi condivide questa teoria ci invita ad accettare una spiegazione che, secondo lui, è molto semplice: la struttura logica e razionale della natura, rivelataci dalla scienza, è così com'è e basta. Non ha nessun'altra spiegazione, nessun altro ormeggio.
Poi ci sono i seguaci della teoria della lotteria. L'idea di fondo è che non c'è un solo Universo ma una grande abbondanza di Universi. Ognuno dei quali coesiste in parallelo con gli altri. Ogni Universo ha le sue leggi. In alcuni universi i protoni sono più pesanti dei neutroni; in altri universi la forza di gravità è troppo debole per consentire la formazione di nuclei stabili. E via dicendo. La vita dipende da un delicato cocktail di condizioni e leggi, perciò potrebbe albergare solo in un ristrettissimo numero di universi. Questi sarebbero i vincitori di una lotteria cosmica (senza senso).
L'obiettivo della scienza sperimentale è accertare esattamente quali leggi governano la natura. Gli scienziati, i fisici soprattutto, sono convinti che esiste un codice nascosto della natura che può essere svelato con procedimenti matematici ed esperimenti attentamente progettati. Questo codice segreto è espresso in forma di equazioni che descrivono le particelle subatomiche e rappresentano l'Universo fisico. Personalmente penso che esista un legame tra la mente dell'uomo e i più profondi meccanismi dell'Universo. Il legame sta nell'intelligibilità della natura.
È sorprendente il fatto che gli esseri umani abbiano la capacità intellettuale di capire il senso della natura, del mondo, attraverso l'investigazione scientifica. Il cervello umano si è evoluto attraverso la selezione darwiniana per poter fronteggiare tante sfide, ma scoprire e capire le regole matematiche che mandano avanti l'Universo mi sembra una capacità nettamente superiore alle necessità. La nostra abilità nella ricerca scientifica, cioè nello svelare i segreti della natura, lascia capire che c'è un rapporto tra il regno della mente umana e l'astratto mondo delle leggi matematiche che sottostanno alla natura e governano l'Universo. Dalle leggi dell'Universo sono scaturiti esseri così complessi che hanno la capacità intellettuale di scoprire e comprendere quelle stesse leggi. Nell'Universo, al di là della materia bruta, c'è qualcosa di forte, ma anche di sottile e di inafferrabile, di elegante. Questo qualcosa coinvolge aspetti intellettuali ma anche estetici. E allora concludo: la nostra presenza di esseri senzienti e coscienti, nell'Universo, non è affatto accidentale.

 

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