![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 GIUGNO 2003 |
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L'uomo del terzo millennio sta attraversando un periodo
di profonda crisi culturale e spirituale: crisi della ideologia e dei sistemi,
perdita della fiducia nella visione scientista e positivista del mondo,
sfiducia nella ragione calcolatrice e totalizzante, incapace di assicurare un
vero progresso umano. Tutto questo genera un ritorno alla dimensione spirituale
della vita umana.
Con questa consapevolezza Michele Indellicato, docente di Filosofia morale ed
Etica sociale nell'Università di Bari, rilegge e commenta il pensiero del
filosofo americano Edgar Sheffield Brightman che già nel 1942 affrontò questi
temi nell'opera The Spiritual Life. Michele Indelicato ha
tradotto l'opera in lingua italiana e ne ha fatto la parte centrale del libro La
vita spirituale (Levante ed., pp. 315, euro 20,00).
Si tratta di un'opera fondamentale per la conoscenza del pensiero del celebre
filosofo, padre autorevole del «personalismo» americano, che avverte
profondamente la necessità del recupero di una vita spirituale autentica e
propone all'uomo moderno una riflessione fondata sulla riscoperta del significato
dello spirito, umano e, soprattutto, divino.
Del resto, sostiene Indellicato, coordinatore del corso di alta formazione in
Bioetica, i temi della spiritualità, della trascendenza, dell'assoluto, sono
avvincenti richiami per l'uomo di tutti i tempi, anche a prescindere da una
determinata confessione religiosa. La speculazione filosofica ha detto molte
cose sull'Assoluto, dividendosi in due posizioni essenziali: la trascendenza e
l'immanenza; ma in essa si può rilevare la presenza di un mordente che
travalica l'aspetto puramente sistematico per esprimere un'esigenza di fondo
del pensiero stesso.
Qual è, quindi, il rapporto tra l'uomo e l'Assoluto, tra l'uomo e lo
spirituale? A questi interrogativi risponde Brightman attraverso un percorso
scandito da un libero confronto con le filosofie precedenti a partire da quella
greca, proseguendo con Agostino, Tommaso, Cartesio, Kant, Hegel, Marx, Bergson
e Nietzsche. Percorso che orienta il filosofo verso la verità, intrinseca
coerenza di tutto l'essere, e la giustizia, la cui forma più sublime è la
carità. Dalla verità e dalla giustizia discende direttamente l'impegno della
lealtà con se stesso e con gli altri, fondamento essenziale di ogni convivenza
civile.
E' il connotato fondamentale dell'uomo spirituale il quale si muove sapendo
dove va, è consapevole della necessità di una nuova prassi di vita per essere
«persona» sino in fondo: nel contesto della comunità e quindi nella vita di
gruppo, nel rapporto con le istituzioni, nel rapporto con la fede e quindi con
Dio che è all'origine ed al termine dell'uomo.
Questa concezione dà la forza a Brightman per superare l'esaltazione
parossistica dell'individuo e la mistica del collettivismo, per ancorarsi alla
visione dell'uomo come soggetto di libertà e teso alla comunità per affermare
un umanesimo che riceva linfa dalla profondità della vita spirituale. Ed è in
questo il rifiuto del comunismo e del capitalismo, entrambi nemici della
dignità umana.
Secondo Indellicato Brightman, alla maniera di Mounier (del quale è attento
studioso) si differenzia da tutti gli altri «personalisti» per un'affermata
esigenza di maggiore concretezza, che rifugge dal culto dell'eroe, del
superuomo, per affermare un «realismo spiritualista», come necessità del
riconoscimento dell'uomo nella realtà oggettiva delle sue condizioni storiche
concrete, che tuttavia non rimane chiuso su esse, ma pone l'esigenza di una
realizzazione indefinita e di un continuo superamento. Quindi, non un
personalismo «evanescente», ma una visione «concreta» della persona intesa come
complessa unità di coscienza, che identifica se stessa con il suo passato nella
sua stessa memoria, determina se stessa in base alla sua libertà, è propositiva
e ricercatrice di valori, privata e ancora comunicativa e potenzialmente razionale.
Indellicato, nel riproporre la filosofia di Brightman, coglie l'occasione per
una interessante appendice alla traduzione di The Spiritual Life, sul
movimento personalista americano nato sul finire del XIX secolo, che si afferma
con Parker Bowne e vive un significativo rilancio appunto con Brightman il
quale, come i personalisti della seconda generazione, manifesta un vivo
interesse con il personalismo europeo con riferimento soprattutto al pensiero
di Maritain, ponendo le basi per la costruzione di un'etica conforme alla
verità oggettiva e realisticamente condivisa.
Sotto questo aspetto, secondo Indellicato, il filosofo di Boston diventa audace
per i suoi tempi e contemporaneamente profetico per i nostri. Il riconoscimento
di un'etica dei comportamenti, condivisibile da ogni uomo e da tutti gli
uomini, si fonda sull'universalità della ragione, non ideologica, ma pratica.
In questo il filosofo americano travalica la pura discussione filosofica per
proporre una profonda riflessione sul destino della civiltà.