![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 23 GIUGNO 2003 |
|
Il
linguaggio è una dote innata, confermate le teorie di Chomsky
ESISTE
un'area specializzata che è localizzata nel nostro cervello, l'area di Broca,
dal nome dello scienziato che l'ha identificata. In essa nasce la grammatica e,
con la grammatica, ogni altra forma riguardante il nostro linguaggio. Con una
conseguenza assai importante che lo riguarda: esso si impara d'istinto
obbedendo alle regole dettate dalla biologia.
E' il
risultato di una ricerca condotta in collaborazione tra Italia e Germania e
pubblicata sulla rivista internazionale "Nature Neuroscienze".
Secondo il suo responsabile, il linguista Andrea Moro dell'Università
"Vita e Salute" del San Raffaele di Milano che ha condotto la
sperimentazione con Maria Cristina Musso, Cornelius Wielle e Christian Buchel
dell'Università di Amburgo, la scoperta dimostra soprattutto una cosa:
l'esistenza di una struttura che organizza la cosiddetta Grammatica Universale,
quella che è stata ipotizzata da Noam Chomsky.
Il linguista
americano, come si sa, è il fondatore e il caposcuola del "generativismo".
Questa forma linguistica intende spiegare le leggi che governano il prodursi
del linguaggio e si oppone alla linguistica strutturalista che si limita a
descrivere il suo funzionamento. La "grammatica generativa" di Chomsky
distingue una "struttura profonda" dei fatti linguistici da una
"struttura superficiale" in cui la prima si trasforma
nell'organizzazione sintattica del parlare concreto. Successivamente questa
distinzione cede il posto a quella tra "competenza" ed
"esecuzione" con cui Chomsky intende spiegare sia gli aspetti
creativi del linguaggio sia il suo carattere innato e la sua presenza nei primi
stadi dello sviluppo infantile.
Parliamo
dell'esperimento condotto dall'équipe di Moro con Raffaele Simone, un
linguista con cattedra a Roma che si è a lungo interrogato su questi problemi.
Molte le questioni sul tappeto: il significato dell'esperimento, il rapporto
con Chomsky, i possibili scenari futuri.
Professor
Simone, come vanno valutati i risultati di questa ricerca?
"Conosco
la ricerca del professor Moro e l'ho potuta seguire nel tempo. Sono stati
utilizzati volontari tedeschi alle prese con l'apprendimento di frasi italiane
e giapponesi, alcune corrette, altre costruite a tavolino da Moro con regole
grammaticali inesistenti e impossibili. Attraverso tecniche di neuroimmagine,
l'area di Broca si è attivata solo quando i volontari imparavano frasi basate
su regole grammaticali vere. Quando invece le frasi erano costruite su regole
impossibili, l'area di Broca restava spenta e entravano in gioco altre aree del
cervello, senza un preciso ordine".
Che tipo di
novità questa sperimentazione produce nella conoscenza del linguaggio e dei
suoi meccanismi più nascosti?
"Si
tratta di un'acquisizione assai interessante che dimostra una cosa
fondamentale: la precisa localizzazione nel cervello delle strutture del
linguaggio. Lo si sapeva in realtà dall'epoca di Pierre-Paul Broca, fin
dall'800: ora lo si conosce in maniera più dettagliata. Sappiamo dove si
collocano le categorie grammaticali, i nomi, i verbi. E' la conferma di quanto
aveva intuito Broca: c'è una parte del cervello che ospita il linguaggio. E' un
colpo a ogni idea spiritualista del linguaggio ancora circolante".
E' insomma
quella del linguaggio una funzione innata?
"Non impariamo
il linguaggio, ma le lingue. Il linguaggio è come una dote naturale, un
patrimonio preesistente. E' un po' come camminare o come respirare. Noi ci
addestriamo ad usarlo. E' una teoria questa che piace molto a chi considera la
mente umana come un computer".
Da questa
ricerca dell'équipe di Moro deriva una conferma alle idee di Chomsky?
"C'è
come un doppio registro. Da un lato l'innatismo chomskiano viene confermato. Ma
riceve anche un duro colpo la sua idea forte della creatività del
linguaggio".
Cioè?
"Sapere
che il linguaggio risiede nel cervello, significa che le sue capacità sono
limitate, viene meno quella possibilità infinita di creare infinite frasi.
E'una creatività di molto ridotta".
Si possono
già indicare possibili risultati grazie a ricerche di questo tipo?
"Siamo
solo all'inizio: i risultati sono ancora da definire meglio. Saranno necessarie
prima o poi (più poi che prima) mappe più estese per capire esattamente quanta
parte del cervello sia occupata dal linguaggio, per localizzare le regole che
di volta in volta entrano in azione".