RASSEGNA STAMPA

6 APRILE 2003
GIORGIO BARBA NAVARETTO
[Brevetti in via di sviluppo

Differenziare i prezzi dí prodotti coperti da copyright in situazioni dí emergenza (come l'Aids) è la strategia consigliata: ma può danneggaire glí iccentivi privati all'innovazione

Il Turmeric è una pianta della famiglia del ginger, da sempre usata in India per le sue proprietà medicinali.  Nel 1995 due cittadini indiani ottennero un brevetto negli Stati Uniti per usare il Turmeric come cicatrizzante.  Il Consiglio Indiano per la ricerca scientifica e industriale contestò il brevetto dimostrando con antichi testi in Sanscrito che il Turmeric era usato per curare le ferite da migliaia di anni e dunque non poteva essere considerato una nuova scoperta scientifica.  Su questa base l'ufficio dei brevetti degli Stati Uniti revocò la patente.  Era la prima volta che veniva messo in discussione un brevetto basato su conoscenze tradizionali di un paese in via di sviluppo (Pvs).  Eppure, un sistema di diritti di proprietà intellettuali efficiente non sempre favorisce lo sviluppo economico e aiuta la lotta contro la povertà.  Per analizzare il rapporto tra diritti di proprietà intellettuale e sviluppo, il Department for International Development del foreign office inglese ha insediato una commissione indipendente, presieduta dal giurista di Stanford John Barton e composta da studiosi di diversi Paesi e discipline. La commissione ha di recente pubblicato un rapporto lucido e utile per comprendere i termini del problema.

Il nodo è la tensione tra la necessità di standardizzare regole e istituzioni nei mercati globali e la scarsa efficacia di regole comuni in contesti economici e sociali molto diversi.  Standard certi e uguali per tutti favoriscono commercio e investimenti internazionali perché un'impresa dovrebbe esportare un prodotto proibito in un paese dove potrebbe essere copiato e rivenduto con un altro marchio, o addirittura con il proprio marchio?  Si pensi alle contraffazioni delle magliette alla Lacoste o delle borse Louis Vuitton o ai farmaci generici che aggirano i diritti di brevetto.

La logica dei diritti di proprietà è garantire un monopolio temporaneo che permetta di compensare gli inventori.  La ricerca costa moltissimo ed è rischiosa.  Senza diritti di proprietà intellettuale il mondo avrebbe meno tecnologia, meno musica, meno letteratura.  Però, i Pvs sostengono solo il 10% delle spese mondiali in ricerca e sviluppo e queste sono concentrate in Cina, India, e America Latina.  Quasi tutto il mondo povero brevetta poco o nulla ed è importatore netto di tecnologie. I beni protetti dai diritti di proprietà intellettuale costano e non tutti possono pagarne il prezzo, soprattutto nei Paesi poveri.

Su questa tensione tra incentivi privati alla ricerca e bisogni di chi ne usa i frutti si innesta il difficile confronto tra Paesi industrializzati e Pvs sulla revisione del Trips (Agreement on trade related aspects of intellectual propery rights), l'accordo internazionale per l'estensione di diritti di proprietà intellettuale comune a tutti i Paesi membri. I Pvs hanno chiesto una revisione del Trips (che è parte, integrante degli accordi sul commercio internazionale della World trade organization) per affrontare il problema ben noto dei farmaci indispensabili per malattie come l'Hiv/Aids.  Molti di questi farmaci sono brevettati, costano moltissimo e né i malati, né i servizi di sanità pubblica nei Paesi poveri possono comperarli.  Il Trips prevede l'eliminazione entro il 2006 dei farmaci equivalenti generici (prodotti in deroga ai diritti di brevetto), per i Paesi poveri l'unica alternativa ai farmaci brevettati.

La proposta di revisione del Trips introduce il principio che in casi eccezionali è possibile derogare al rafforzamento dei diritti di proprietà intellettuale.  In situazioni di emergenza per la salute pubblica le autorità dei Paesi poveri hanno la facoltà di prendere misure per la produzione e la distribuzione deí fàrmaci, anche in violazione dei diritti di brevetto.

Tutti sono d'accordo sul principio generale.  Lo scontro è sul modo di metterlo in pratica.  Infatti, non esiste un meccanismo efficace per conciliare questa diluizione dei diritti di proprietà con gli incentivi privati alla ricerca: come sempre quando la

coperta è corta, chi rimane con i piedi fuori protesta.

Il principio della deroga sarebbe accettato dalle grandi multinazionali e dai governi del

nord, se in effetti fosse un'eccezione che riguarda solo ì mercati poveri e dunque marginali.  Allora, la perdita sarebbe relativamente bassa.  Le grandi multinazionali sarebbero disposte ad abbassarne i prezzi - e comunque molte lo stanno già facendo - senza che il loro incentivo a fare ricerca venga diminuito. I prezzi differenziati (qualunque sia il meccanismo che li genera) funzionano soltanto se i mercati sono sigillati, ossia se i prodotti venduti a basso prezzo nei Pvs non vengono esportati clandestinamente nei Paesi industrializzati e se i prezzi praticati nei Paesi poveri non hanno effetti sui prezzi dei Paesi ricchi.  Il problema è che la liberalizzazione dei commerci ha l'obiettivo opposto: integrare, non segmentare e sigillare i mercati.  Proprio di questi giorni è il dibattito su Fuzeon, il nuovo farmaco anti Aids della Roche messo sul mercato a prezzi doppi rispetto alle più care cure alternative.  Uno dei motivi del prezzo elevato è compensare i prezzi bassi nei Paesi poveri, per cui i malati del Nord sussidiano quelli del Sud.  Questo sussidio implicito è in molti casi non sostenibile, visto che un terzo dei malati di Aids nel nord deve curarsi privatamente.  Dunque, i mercati integrati rendono difficile la pratica dei prezzi bassi in Paesi poveri e marginali.

C'è poi un altro problema. I mercati del sud sono comunque troppo piccoli per remunerare la ricerca di farmaci mirati a curare le malattie specifiche di quei Paesi: le terapie anti Aids contro i ceppi più frequenti al sud, i vaccini contro la malaria e la Tbc.  Secondo la Commissione Barton, i brevetti, anche se applicati, non basterebbero a stimolare questo tipo di ricerca.  In questi casi, economisti autorevoli come Michael Kramer dell'Università di Harvard e persino l'Economist sostengono che l'unica soluzione è il finanziamento pubblico della ricerca.

Insomma, aboliamo i diritti di proprietà intellettuale nel sud?  Certamente no, soprattutto è bene non confondere regole generali con necessarie eccezioni. I farmaci salvavita non possono essere confusi con i videogames o i Cd. Ci sono però casi dove gli stimoli del mercato alla ricerca, per quanto guidati e corretti, non si conciliano con la miseria del mondo.

«Integrating Intellectual Propierty», Rights and Develoment Policy», Report of the Commission on Intellectual Property Rights, www. iprcommission.org

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