![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 APRILE 2003 |
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«Solo
negli ultimi anni io mi sono reso conto della tradizione romana e di
Cicerone. Il mio attacco nei confronti
di Platone era, io credo, necessario.
Ma io conoscevo così poco Cicerone».
Così si esprimeva K. R. Popper in una lettera del 1993 a Rocco Pezzimenti,
che di li a poco avrebbe pubblicato La
società aperta e i suoi amici (Rubbettino), primo volume di una ricerca in
cammino e di cui ora vede la luce la seconda tappa. Il libro di allora volgeva in positivo il titolo della celebre
opera popperiana, cercando di selezionare nella storia politica antica e
medioevale non i nemici (la famosa
triade Platone, Hegel, Marx di Sir Karl) ma gli amici della società aperta, individuati in autori e in istituzioni.
Tra i primi occupa un posto di rilievo Cicerone, tra le seconde le istituzioni
politiche della Repubblica romana nell'antichità e del parlamentarismo inglese
nella modernità, modelli cui si riferirono espressamente tra gli altri Vico,
Montesquieu, Hume.
Nella
ricerca di Pezzimenti si segnala il rilievo attribuito al momento romano o
latino, a lungo ritenuto ingiustamente secondario e non originale rispetto a
quello greco nel campo delle dottrine e istituzioni politiche. Il consueto binomio "greco-romano"
non è per l'autore indissolubile e il secondo termine manifesta maggior peso del
primo. Questo assunto percorre anche
l'attuale e più ampio volume, un affresco di storia delle idee politiche che, a
partire da Guicciardini si snoda sino a comprendere il XIX secolo: La società aperta nel difficile cammino
della modernità. Il nuovo titolo è
parlante nel senso che nel volume non si dà voce solo agli amici della società
aperta ma pure ai nemici, a coloro che, rifugiandosi nell'utopia, rischiano,
pur con le migliori intenzioni, di diventare nemici della libertà, e a
pensatori che, magari partiti con intenti innovatori, ospitano strada facendo
notevoli contraddizioni. Alla società
aperta non furono ostili solo gli assolutisti e gli avversari della libertà, ma
pure gli utopisti di vario colore, morsicati dalla tarantola del
"perfettismo", ossia dal vizio che Antonio Rosmini definiva come la
falsa prospettiva che intende raggiungere la perfezione nelle cose umane, e che
invece conduce immancabilmente a gravi disastri. Tutti i grandi teorici della società aperta hanno rimosso il
perfettismo e puntato sulla percettibilità, sul progresso graduale e rivedibile
che è capace di adattarsi agli eventi e di recepire le novità, filtrandole
attraverso la tradizione. Si tratta di
un approccio evolutivo ma non costruttivistico, che ha incontrato tra gli altri
il consenso di Isaiah Berlin, di cui il volume ospita una lettera che evoca
Giambattista Vico, una figura essenziale in ordine alla società aperta per lui
e per Pezzimenti. La ricerca di
quest'ultimo rappresenta un opportuno complemento di quella di Popper, più
giocata sul registro etico ed epistemologico di quella attuale, particolarmente
attenta al diritto e alle istituzioni politiche -come fattore fondamentale di
una società giusta e libera. Neppure il
diritto può però allontanare lo spettro della servitù volontaria, in cui i
popoli accettano di essere colonizzati dai potenti di turno.
Rocco Pezzimenti, «La società aperta
nel difficile cammino della modernità», Rubbettino, Soveria Mannelli 2002,
pagg. 562, € 26,00.