RASSEGNA STAMPA

9 MARZO 2003
CORRADO OCONE
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Boncinelli: «Lasciateci lavorare»

Sono ormai più di 30 anni che Eduardo Boncinelli uno dei nostri maggiori scienziati, si occupa di genetica e biologia molecolare. E nonostante abbia insegnato e fatto ricerca in tutto il mondo (attualmente è direttore della Scuola internazionale di studi avanzati di Trieste), conferma intatto il suo legame con Napoli, dove ha vissuto a lungo. Sarà forse per la sua esperienza al CNR di Fuorigrotta, sarà perché l’attuale dibattito sui risvolti morali delle biotecnologie lo irrita: fatto sta che il suo discorso è condito di espressioni colorite che danno l’idea di quel che sul tema egli pensa. Lo scienziato ha scelto per sé la parte dell’ottimista in un dibattito che si è tenuto ieri al Goethe Institut di Roma, contrapponendosi alle tesi catastrofiste dello scrittore tedesco Hans Magnus Enzensberger e del cardinale Karl Lehmann, presidente della conferenza episcopale tedesca. «Sì, è un dibattito confuso e superficiale - dice -, in cui si parla a vanvera e si ragiona su problemi che non si conoscono. E poi c’è il fatto che in Italia, ma ahimé anche sempre più nel mondo intero, le questioni serie diventano questioni di tifo sportivo: o di qua o di là, o per la Roma o per la Lazio.»
Possiamo, professore, cominciare a fare chiarezza?
«Prima di tutto bisogna scandire i tempi. La situazione odierna non permette affatto cose tipo la clonazione umana, nonostante che il dibattito in corso sui mass media faccia pensare che sia possibile. È solo possibile curare alcune malattie ereditarie ed effettuare qualche trapianto utilizzando cellule staminali: ad esempio quelli della pelle e della cornea. Tra dieci anni l’ambito dei trapianti probabilmernte aumenterà, anche se, come diceva con una freddura il fisico Niels Bohr, la previsione è sempre difficile quando riguarda il futuro! Allora diciamo subito che il problema morale serio si materializzerà fra non prima di 30 anni. Allora ci si dovrà porre di necessità una domanda: è lecito o utile costruire esseri umani con qualche carattere in più rispetto a quelli non predeterminabili?».
Che tipo di caratteri?
«Ma diciamo: l’intelligenza, l’altezza, anche la fisiognomica. In quel preciso momento sorgerà un problema politico e sociale: in che direzione si va? Chi decide? Bisogna però essere chiari su un punto: comunque non si riuscirà mai a fare individui fotocopia, tutto al più si potrà arrivare a produrre dei gemelli».
Ma non è inquietante tutto ciò, tanto più se si considera che questo processo avverrà senza il consenso dei diretti interessati?
«Sì, questo e un problema vero, ma solo fino a un certo punto. Quante cose sono decise anche oggi dai genitori senza il consenso dei figli? Senza andare troppo lontano, a pratiche proprio di altre culture come l’infibulazione o la circoncisione, basti pensare a quei genitori che scelgono per i propri figli una educazione ben determinata: chi impone il nuoto piuttosto che un altro sport, e chi un corso di tedesco piuttosto che di un’altra lingua».
Cosa pensa, professore, di tesi come quelle di Fukuyama e Habermas, che vedono nelle moderne biotecnologie un problema così serio che potrebbe in breve portare ad una trasformazione della stessa natura umana così come la conosciamo?
«Lasciamo stare Fukuyama, che secondo me è un cretino. Per quel che concerne Habermas, io credo che si tratta semplicemente di un reazionario: il suo ultimo libro è tortuoso e pieno di ragionamenti anche interessanti, ma alla fine egli dimostra ciò che da già per scontato fin dall’inizio: uno scenario futuro apocalittico e disumano».
Ma come fa definire reazionario un filosofo di sinistra?
«Col tempo si cambia: coloro che un tempo erano rivoluzionari, oggi possono essere il contrario. La scienza combatte da sempre contro la reazione: la novità di oggi e che non è solo la chiesa cattolica contro la libertà di ricerca e lo spirito critico, ma un insieme disomogeneo di forze tra loro coalizzate».
Ma chiedere per gli scienziati una libertà totale non è irresponsabile?
«Ma io non dico questo, anche se è vero che tranne Boncinelli che partecipa a dibattiti pubblici, gli scienziati fanno quel che vogliono e semplicemente se ne fregano di quel che si dice in giro sulla loro attività».

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