RASSEGNA STAMPA

5 MARZO 2003
ENNIO CARETTO
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«La realtà virtuale cominciò con Fermi»

«Il vero eroe scientifico del 1953»: così Steven Strogatz, docente di matematica applicata della prestigiosa università di Cornell, definisce Enrico Fermi in un articolo sul New York Times . L'articolo, dedicato alle grandi scoperte scientifiche di cinquant'anni fa, afferma che quella del Dna, compiuta da James Watson e da Francis Crick, non fu la sola a cambiare il corso della storia. Un'altra scoperta, quella degli esperimenti col computer, o simulazioni al computer come si dice oggi, fu altrettanto importante. E la fecero Enrico Fermi appunto, e due suoi colleghi, Stanislaw Ulman, un grande della fisica, e John Pasta. Secondo Strogatz, Fermi non va ricordato soltanto come lo scopritore dell'atomo, ma anche come l'uomo che trasformò il computer «nel telescopio della nostra mente».
Nell'ultimo mezzo secolo, scrive Strogatz, «la via da lui aperta ci ha aiutato a vedere l'invisibile e a immaginare l'inimmaginabile». Nel '53, al laboratorio di Los Alamos nel Nuovo Messico, ricorda il matematico, Fermi svolse delle ricerche sull’entropia, la tendenza dei sistemi a degenerare in un disordine progressivo. Per esaminarne nei dettagli «la graduale discesa nel caos», come Strogatz definisce il fenomeno, lo scienziato italiano creò un sistema virtuale di 64 particelle, ciascuna rappresentante un atomo, con i loro anelli chimici di congiunzione. Era una struttura analoga a quella della corda di una chitarra, spiega Strogatz, ma non così lineare. La corda di una chitarra segue la legge fondamentale dei sistemi lineari, la proporzionalità tra la forza e la reazione: più la tiri e più velocemente torna alla posizione di partenza. Fermi pensava che, al contrario, la non linearità dei legami chimici degli atomi della sua struttura virtuale avrebbe prodotto una accentuata entropia.
Fermi simulò le vibrazioni della sua corda, il suo sistema atomico e chimico, nel più potente computer del tempo, Maniac (Maniaco), aspettandosi che causassero una cacofonia. Maniac eseguì migliaia di calcoli, ma non generò l'equivalente di scariche statiche della radio o di sibili interminabili. Produsse invece una musica «da civiltà extraterrestre», riferisce Strogatz, una strana melodia con sottili variazioni, ma rispondente a un certo ordine. Fu una sorpresa, la dimostrazione che anche i sistemi non lineari tendono a seguire delle regole. Fermi parlò di una «piccola scoperta» ma gli effetti pratici furono sempre più spettacolari. «Abbiamo imparato a sfruttare la capacità di auto organizzazione dei sistemi non lineari - conclude Strogatz -. Abbiamo costruito i laser, ad esempio, basati su miliardi di atomi che emettono all'unisono onde luminose; e i superconduttori, con miliardi di paia di elettroni che vanno al passo». A giudizio del matematico, «la piccola scoperta» ha provocato numerose rivoluzioni tecnologiche, tra cui quella dei sensori, utilizzati in campi così diversi come l'esame dei tessuti cervicali e le esplorazioni geologiche. Il prossimo passo, pronostica Strogatz, sarà l'alleanza tra la biologia molecolare, il Dna e la computeristica dei sistemi complessi, un'alleanza che potrebbe risolvere il mistero di malattie quali il cancro. Significativamente, è l'oggetto degli studi di Francis Crick, che a 86 anni vorrebbe raccogliere l'eredità di Fermi.

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